MIRALANZA, SOLVAY, SAPONI E SODA CAUSTICA

MIRALANZA, SOLVAY, SAPONI E SODA CAUSTICA

Se in passato avete mai giocato con “Il piccolo chimico”, questo è il momento di ritirare fuori la scatola.

L’Idrossido di Sodio, in formula chimica NaOH, più comunemente chiamato “Soda caustica”, è una base minerale che si presenta come un solido bianco, spesso venduto sotto forma di piccole sfere o perle. È altamente corrosivo per cui va maneggiata con estrema cura e con adeguate protezioni come guanti e occhiali.

Chimicamente parlando, si scioglie molto facilmente in acqua rendendo la soluzione fortemente alcalina (con pH 14), e si dissolve sprigionando una grande quantità di calore; se esposto all’aria reagisce con l’anidride carbonica trasformandosi in carbonati di sodio (per questo va conservato in contenitori ermetici).

Ma non siamo qui per una lezione di chimica; per questa vi sono ben altre sedi.
Quel che ci interessa, invece, è sapere che la soda caustica ha svariati impieghi (fabbricazione della carta, trattamento dei tessuti, sintesi della candeggina, sgorgante, pulizia di cisterne e cantine), ma su tutti quello che ci interessa di più è nell’ambito della saponificazione, ovvero nella produzione di saponi e detergenti.

Semplificando: mescolata con oli vegetali e grassi animali la soda caustica reagisce, si neutralizza, e si formano glicerina e sapone.
Questo processo avviene generalmente “a freddo”, ovvero a 45° C: grassi e soda vengono frullati fino a raggiungere una consistenza cremosa, quindi posti in stampi e lasciati stagionare per 4-8 settimane.

In passato la soda caustica veniva spesso confusa con la Soda Solvay, ovvero il Carbonato di Sodio (con formula Na2CO3) il cui processo di produzione sintetica venne per la prima volta messo a punto nel 1861 dal chimico belga Ernest Solvay il quale, usando carbonato di calcio e ammoniaca, riuscì a convertire il cloruro di sodio in carbonato di sodio.

Detto ciò, appare chiara ed evidente la natura della richiesta contenuta nel documento postale protagonista dello sfizio odierno.
Si tratta di una bella cartolina commerciale intestata allo stabilimento di Mira (Venezia) della Mira-Lanza, fabbrica di saponi e candele.

La cartolina è affrancata per 30 centesimi, la tariffa postale corretta vigente al 12 novembre 1934, la data riportata in un bollo in gomma, non postale, che ha “annullato” il francobollo. La cartolina sembrerebbe infatti non aver viaggiato per posta, e questo è confermato dal testo, che vedremo tra poco.

La cartolina risulta indirizzata alla ditta Solvay & C., Stabilimenti “Adria” di Monfalcone, Gorizia. Questo il testo:
«Al latore della presente, ns. incaricato al trasporto, favorirete consegnare, come d’accordo, Q.li 17.220 a lordo Soda Caustica in cilindri.
La presente serve anche come ricevuta del suddetto quantitativo.
Gradite i ns. distinti saluti.»
Timbro e firma.

Dal testo, quindi, appare confermato il fatto che la cartolina non ha viaggiato attraverso il canale postale ma è stata portata direttamente a mano da un trasportatore inviato a Monfalcone per caricare l’ordine.

Occorre inoltre osservare che il lato lungo inferiore risulta traforato. Ad esso vi era sicuramente attaccata un’altra cartolina similare che la Mira-Lanza ha voluto utilizzare come ricevuta, come indicato nel testo.
Evidentemente, questa ricevuta è tornata indietro a Mira insieme al carico.

Interessanti anche le annotazioni a margine. A parte alcune firme, sembra essere stata appuntata la targa di Venezia del camion che ha effettuato il trasporto del carico, «Camion VE 5429», quindi il nome del trasportatore Boato Artusi (o qualcosa del genere), e un appunto dello stesso trasportatore «Ricevo 42 cilindri».

Non sappiamo esattamente quanta soda caustica potesse contenere un cilindro, ma se dividiamo 17.220 quintali (a lordo) per 42 otteniamo esattamente 41 tonnellate (sempre a lordo). Forse era questo il peso di ogni cilindro, 40 tonnellate di soda caustica e una tonnellata il cilindro.
Può darsi, ma effettivamente poco importa.

A cosa servisse la soda caustica alla Mira-Lanza è facile intuirlo.
Due parole vanno invece spese per lo stabilimento della Solvay a Monfalcone.

La produzione della soda a Monfalcone risale al 1912 quando in via Timavo una società chimica austro-ungarica, la Adriawerke, costruì una sodiera. Produceva tuttavia soda comune, carbonato di soda, non soda caustica.

Distrutta durante la Grande Guerra, venne quindi ceduta alla società belga Solvay nel 1928 che avviò la produzione anche di soda caustica, dando un forte impulso allo sviluppo industriale della zona e generando un elevato impatto economico in termini di reddito, di servizi e soprattutto di occupazione.

Non a caso, infatti, attorno allo stabilimento si sviluppò un villaggio operaio, la “Colonìa“, una sorta di grande quartiere della città ma a sé stante, con casette singole per gli impiegati e caseggiati a più appartamenti per gli operai.

Nel 1969 la sodiera di via Timavo chiuse.
Per chi volesse approfondire quella storia può leggere “Solvay – Una sodiera a Monfalcone 1911-1969” di Anna Maria Sanguineti (stampato in proprio, 2013).

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