
Quando scrivo uno sfizio c’è sempre quell’approccio deferente verso il documento e i suoi protagonisti, un approccio rispettoso e mai irriverente.
Quando, però, ti capitano per le mani documenti intrisi di dolore, morte e distruzione, allora lì davvero ti fermi e indossi i guanti bianchi.
È il caso del documento postale protagonista dello sfizio di oggi.
La cartolina postale di cui parleremo, come è possibile osservare, è preaffrancata con un francobollo raffigurante il profilo di Hitler.
E già iniziamo a capire che aria tira in questa storia.
Il secondo aspetto che riscontriamo velocemente è la propaganda.
Così come per le cartoline italiane, anche quelle tedesche fanno uso della propaganda più spicciola. In questo caso, una frase in basso a destra recita: «Der Führer kennt nur Kampf, Arbeit und Sorge. Wir wollen ihm den Teil abnehmen, Den wir ihm abnehmen können.» ovvero «Il Führer conosce solo la lotta, il lavoro e le responsabilità. Vogliamo alleggerirlo di quel carico che siamo in grado di assumerci.»
Poi, osserviamo che il francobollo prestampato sulla cartolina è annullato dal bollo postale “LAGER MARIE BITTERFELD” e che sulla sinistra un’etichetta bianca è stata incollata nella zona dove andrebbe indicato il mittente che risulta essere Elena Flapp.
L’etichetta recita: «Frauenlager Postlager Marie über Bitterfeld – Deutschland – Haus Nr. B, Stube 8» ovvero «Fermo posta Campo femminile Marie a Bitterfeld – Germania – Edificio Nr. B, Stanza 8».
Bitterfeld è una frazione ed ex cittadina tedesca della Sassonia-Anhalt, oggi parte del comune di Bitterfeld-Wolfen. Situata tra Halle e Lipsia, è famosa per la sua grande tradizione industriale chimica e per la riconversione ecologica di ex miniere in aree lacustri ricreative.
Già campo di concentramento dei prigionieri italiani dopo Caporetto nel 1917, il Lager Marie (o Vereinigung Lagergemeinschaft Marie) venne ripristinato nel 1937 dalla Germania nazista come campo di lavoro multinazionale.
Si trattava di un complesso di sei sottocampi di concentramento situato tra Holzweißig, Bitterfeld, Greppin, Zscherndorf, Sandersdorf e Wolfen, dipendente in parte dal campo di concentramento di Buchenwald.
Sorto presso ex miniere di carbone e lignite a cielo aperto (da cui i campi prendono appunto il nome, come la fossa Marie, e che oggi come detto sono sede di attività ricreative), includeva sezioni specifiche per prigionieri di guerra (soprattutto sovietici), lavoratori coatti stranieri e un settore noto come Frauenlager, campo femminile.
La maggior parte dei lavoratori coatti era impiegata nella fabbrica Agfa AG, la Filmfabrik Wolfen, ma per le donne il destino era un altro: nelle vicine industrie chimiche della IG Farben a produrre munizioni.
Le due fabbriche tra il 1940 ed il 1945 videro crescere il numero della manodopera a loro disposizione da 7.147 a 13.924 unità.
Una mappa del Comando della Polizia di Pubblica Sicurezza aggiornata al 27 marzo 1943, reperibile in rete, mostra l’esatta ubicazione dei vari campi, tutti intorno alle fabbriche.
Le condizioni di vita erano pessime. A causa del durissimo sfruttamento, malnutrizione e malattie portarono alla morte molti prigionieri tra il 1939 e il 1945.
Nel cimitero di Bitterfeld (Friedhof Bitterfeld) è presente un’area monumentale dedicata alle vittime del nazismo, che custodisce i resti di decine di vittime e lavoratori forzati deceduti nel Lager Marie.
Elena, la mittente, sarà tra costoro?
Il campo venne liberato nell’aprile 1945 dalla 104° Divisione di fanteria americana.
La cartolina venne spedita l’8 ottobre 1944, ma l’annullo postale reca la data dell’11, tre giorni dopo, il tempo sufficiente per il controllo e l’eventuale censura.
Al verso, un rapido messaggio, più una sorta di esistenza in vita che altro: «Bitterfeld, 8 ottobre 1944. Invio a lei e famiglia tanti cari saluti. Elena Flapp»
La cartolina è indirizzata al N.H. (Nobil Uomo) Conte avv. Aldo Prandi, a Romans d’Isonzo (Udine). Il bollo di arrivo è datato 2 dicembre 1944.
Quella dei Prandi è una nobile famiglia friulana di cui si hanno tracce già nel Cinquecento. Tra i vari protagonisti della famiglia troviamo Bernardino direttore delle miniere di mercurio di Idria nel Seicento per conto degli Asburgo; Giacomo che tra il Settecento e l’Ottocento a Trieste commercia vino e apre uno stabilimento per la lavorazione del pesce a Barcola.
Della dinastia è un altro Giacomo (1850-1905) che dalla seconda moglie ebbe quattro figli, tra cui l’ultimo Aldo nato nel 1896, probabilmente il conte destinatario della nostra cartolina.
Che relazione c’era quindi tra la mittente Elena Flapp, lavoratrice coatta in un campo di concentramento tedesco, con la famiglia Prandi?
Forse nessuna, forse erano in contatto soltanto per motivi (ad esempio) di lavoro, forse Elena era impiegata presso la famiglia, magari una governante, magari un’insegnante privata. Chissà.
Eppure un legame c’era, eccome.
Ci chiedevamo poc’anzi se Elena fosse o meno sopravvissuta al campo.
Ebbene, per rispondere a questa domanda ci viene in aiuto una lapide, sì, ma non del cimitero di Bitterfeld, ma del cimitero monumentale di Sant’Anna di Trieste.
Nella monumentale lapide di famiglia Prandi, a margine delle tante lapidi degli esponenti della famiglia, in basso, si trova una piccola e semplice lapide su cui è scolpito: «ELENA FLAPP 1923-1993».
Ovviamente, non può essere una coincidenza.
Elena Flapp è sopravvissuta.
E questo basta.
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