
È il 4 luglio 1939.
Mentre in Germania le autorità tedesche creano l’Associazione del Reich per gli Ebrei Tedeschi, unica organizzazione ebraica a essere considerata legale (quindi, tutte le altre non lo erano), in Italia un mittente dalla firma incomprensibile scrive una cartolina al fulmicotone!
La cartolina postale, di quelle comunissime nel Regno, da 30 centesimi, parte da Livorno ed è diretta a Fauglia, un piccolo centro di circa (all’epoca) quattromila anime in provincia di Pisa, dove arriva il 5 o il 6 (non è chiaro dal bollo postale) dello stesso mese.
Il destinatario è il signor Mondino. Ma leggiamo il testo:
«caro Mondino.
Se non rispondi e non mandi quello che ti devo, sarai sistemato. l’accordo Anglo-Franco-Russo concluso ieri dopo le conversazioni a Mosca anno spinto il tordo ripetere al merlo. tu non la vuoi capire, è oltre un mese che tutto è stipulato, e se fai da stupido o da scemo entro il mese corr. noi ti guariremo, e con un colpo di coda nella testa lo a lasciato col dirgli mi fai semplicemente schifo.
Il tu amico.»
L’accordo citato tra Gran Bretagna, Francia e Russia che il mittente dice essere stato stipulato il giorno prima (3 luglio 1939) non c’è mai stato.
Un patto tra quelle tre nazioni venne sì siglato, si chiamava Triplice Intesa, ma risale al 1907! Non c’entra nulla con quel periodo.
Nel 1939 quelle tre nazioni ci provarono a rinsaldare l’alleanza, questo sì, è vero. Nella primavera-estate 1939, Francia e Gran Bretagna avviarono trattative con l’Unione Sovietica per creare un fronte difensivo comune contro la Germania nazista. I colloqui però si arenarono per la diffidenza reciproca e il rifiuto dei paesi dell’Europa orientale (in primis la Polonia) di permettere il transito delle truppe dell’Armata Rossa sul proprio territorio. Rifiuto che costò caro, molto caro.
Questo stallo comportò infatti il voltafaccia russo che il 23 agosto 1939 firmò con la Germania il Patto Molotov-Ribbentrop, un trattato di non aggressione con protocolli segreti di spartizione post-bellica dell’Europa orientale. Un patto che, di fatto, diede il via libera a Hitler per invadere la Polonia il 1° settembre successivo: era scoppiata la Seconda guerra mondiale.
Chiaramente, la citazione della favola di Esopo “Di un merlo e il tordo” da parte del mittente è palese. Nella favola i due uccelli discutono dei pericoli del cielo: il merlo si lamenta spaventato per le minacce di un nibbio, mentre il tordo lo rassicura dicendogli di non temere quel baccano poiché il vero pericolo è lo sparviero, che attacca in silenzio.
Che poi Hitler fosse il nibbio e Churchill o Roosevelt lo sparviero, o viceversa, non è dato sapere.
Il tono del mittente è comunque aggressivo. Ma per comprendere da che parte stia il mittente è sufficiente girare la cartolina e leggere un secondo messaggio che lo stesso mittente ha vergato al verso:
«W il Re, la Patria gloriosa incontaminata, come era da tutta l’Europa la nazione più stimata.»
Il mittente inneggia al Re, alla Patria, ma utilizza il verbo al passato quando parla della stima che l’Italia aveva in Europa (significando, appunto, che in quel momento l’Italia non è un Paese stimato). E non cita il Duce che in quel momento, luglio 1939, era al suo apice di popolarità e potere.
Mi sembra abbastanza chiaro che il mittente, che ha già dato prova di essere un esperto geopolitico (passatemi il sarcasmo), non sia affatto allineato al regime.
E a ben vedere è stato anche molto coraggioso. I sistemi di controllo e censura postale erano già da tempo attivi e molto rigidi, scrivere in chiaro quelle affermazioni ponevano il mittente di fronte a un rischio non da poco. Per molto meno si veniva spediti per direttissima al confino di polizia.
Ma tant’è.
E noi, da umili aspiranti cronisti della Storia, consegniamo ad essa anche questa cartolina nella speranza che faccia sorridere voi così come ha fatto sorridere noi.
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