
Quelli del 1943 furono mesi terribili per Reggio Calabria.
La città, che allora contava circa 130.000 abitanti, era un punto strategico fondamentale per l’Italia fascista e per i tedeschi.
Un aeroporto, due porti, una stazione ferroviaria, una stazione di rifornimento per navi con enormi cisterne collegate alle banchine da tubi sotterranei, varie caserme, artiglieria anti-aerea e anti-navi, mezzi speciali quali la Squadriglia Navale “Freccia”, un paio di idrovolanti CANT Z.506 per il soccorso naufraghi: insomma, un evidente e importante obiettivo militare per gli Alleati.
I bombardamenti iniziarono il 27 gennaio 1943, e presero di mira anzitutto obiettivi strategici, tra quelli elencati sopra.
Tutto cambiò a maggio quando le bombe caddero sulla città e sulle abitazioni civili.
Il 4 maggio le prime avvisaglie, il 6 maggio un inferno: alle ore 11:20, con due ondate diverse, cinquanta quadrimotori americani Liberator lanciarono il loro carico di morte nelle zone del Duomo, Piazza Carmine, Stazione Centrale, Distretto Militare, Santa Caterina, Tremulini, Porto, Sbarre Centrali.
Sul numero di morti ad oggi non vi è certezza: 250 la cifra maggiormente accreditata, 600 per altri, 2000 per altri ancora.
Il 9 e il 13 maggio altre incursioni, ma la seconda pesante incursione avvenne il 21 maggio, anche stavolta in due ondate per la durata di due ore circa, che causò ingenti danni agli edifici ed oltre cento vittime.
Tra gli edifici colpiti anche il brefotrofio cittadino “Baliatico” che sorgeva proprio dove ora si erge il palazzo della Cultura Crupi, in via Cuzzocrea: sotto le macerie rimasero 33 bambini lattanti, 14 nutrici e suor Fortunatina Becatiello da Caserta.
Si disse che fu colpito per errore, che l’obiettivo era un’antenna per le comunicazioni telefoniche con l’aeroporto posta nell’area adiacente al brefotrofio.
Errore o meno, accadde.
Francesco Armorio, Ettore Arvelli, Salvatore Balsamo, Francesco Barone, Pino Belfiore, Maria Bettini, Italia Bianchini, Elvira Brandini, Francesco Capillo, Angelo Caravello, Maria Carletti, Gaetano Carpini, Aldo Cassalia, Elisa Coletta, Gilda Ferroso, Elisa Forlini, , Maria Ganetto, Elsa Gatti, Francesco Germani, Maria Iannì, Santa Isorrento, Francesco Ligato, Iole Morellini, Francesca Napolini, Francesco Polini, Albina Ripetta, Vittoria Saccarini, Carmelo Sanni, Cecilia Sartorio, Angelo Sentini, Giuseppina Suraci, Antonio Tarigni, Elisabetta Varini.
Trentatré stelline, come il nome di una mostra allestita nel 2020 e dedicata a quelle trentatré giovanissime vite spezzate.
Le fonti consultate discordano sugli orari delle incursioni del 21 maggio 1943. Ma Sfizi.Di.Posta di quei momenti ha un testimone formidabile: una cartolina postale spedita alle ore 12:00 di quel 21 maggio da Reggio Calabria e diretta a Catania.
La cartolina, di quelle classiche di propaganda del regime con lo slogan VINCEREMO da 30 centesimi, venne integrata con un francobollo da 1,25 Lire dal momento che il mittente richiese il servizio di consegna espresso che, appunto, all’epoca costava 1,25 Lire.
Il mittente è tale Giuseppe (lui si firma Pippo), impiegato presso l’Intendenza di Finanza (quella che oggi è, più o meno, l’Agenzia delle Entrate, per capirci) di Reggio Calabria. Il destinatario è la signora Rosalina, dimorante presso il signor Ernesto, a Catania.
Dal testo scopriremo che del mittente Rosalina è la mamma ed Ernesto lo zio.
Ma andiamo a leggere il testo.
«Reggio Cal, 21 MAG. 1943/XXI ore 12
Cara mamma,
Oggi dalle 9,50 alle 11,20 abbiamo avuto la seconda incursione su Reggio senza alcun danno per noi.
Ieri ti ho atteso invano e non posso in alcun modo giustificare il comportamento che hai tenuto in questi tre mesi. Lo zio Ernesto, al pari di mio padre, non si è mai reso conto della situazione che sono disposto a spiegargli a voce quando ci potremo nel futuro incontrare. Intanto ora io ho deciso che tu debba passare al più presto lo stretto, prima che sia troppo tardi, per raggiungere poi Firenze. Non ammetto eccezioni di sorta da parte di chicchessia. Ti bacio, Pippo.»
Un messaggio durissimo, perentorio, che non ammette eccezioni (come scrive Pippo). La mamma deve partire da Catania al più presto, passare lo Stretto di Messina, e dirigersi verso Firenze, senza se e senza ma.
Che Pippo avesse informazioni riservate di quello che sarebbe accaduto da lì a breve?
Ricordiamo che tra il 9 e il 10 luglio 1943 gli Alleati sbarcarono in Sicilia, e che il 5 agosto entrarono a Catania.
Oppure aveva solo paura per le sorti della mamma, ricordandoci che Catania subì un violentissimo bombardamento alleato l’11 maggio 1943, quindi dieci giorni prima?
Non sappiamo dare una risposta certa. Di certo c’è solo l’ordine, il diktat, di Pippo.
Così come non sappiamo il motivo per cui Pippo redarguisce la mamma in maniera altrettanto severa.
Dove l’ha attesa invano? Forse ad un apparecchio telefonico? Avevano concordato un appuntamento?
E di quale comportamento parla Pippo?
Beh, in fin dei conti, non è poi così importante e non mi andrei a impelagare in questioni certamente personali.
Quel che invece importa, e tanto, è il fatto che la cartolina di Pippo scioglie un nodo importante, quello degli orari delle incursioni. Ebbene, le ondate di bombardamenti su Reggio Calabria, quel 21 maggio 1943, avvennero tra le 9.50 e le 11.20.
E su questo non ci piove.
Riproduzione riservata.






