
Un biglietto postale come tanti altri, di quelli predisposti per le forze armate, in franchigia postale. A meno che non si richiedevano servizi aggiuntivi, come la Posta Aerea, e allora occorreva pagare quel servizio (50 centesimi, nella fattispecie).
Un biglietto postale di propaganda, con una bella frase in evidenza: «Affermo solennemente, e senza tema di essere smentito né oggi né mai, che la responsabilità della guerra ricade esclusivamente sulla Gran Bretagna. MUSSOLINI».
Il biglietto reca manoscritta la data del 1° settembre; sul bollo postale è possibile leggere invece la data di spedizione, 2 settembre 1943.
E chiaramente fa specie leggere i primi di settembre del 1943 l’affermazione di Mussolini nel momento in cui il fascismo è ormai caduto da settimane e Mussolini è in stato di arresto all’Hotel Campo Imperatore sul Gran Sasso.
Chi spedisce è un sottotenente della 33ª Divisione fanteria “Acqui” di stanza a Santa Maura, nell’isola di Leucade, tra Corfù e Cefalonia.
Lì operava l’ufficio di Posta Militare N. 2 Sez. A, come appunto riportato nel bollo postale in partenza.
Mentre a Corfù e Cefalonia, dopo l’8 settembre, la guarnigione italiana della Divisione Aqui (11.500 uomini) oppose resistenza e venne in seguito sterminata, a Leucade era stanziato un piccolo distaccamento che venne immediatamente sopraffatto dai tedeschi della Wehrmacht i quali catturarono tutti gli italiani e li inviarono nei campi di concentramento e lavoro in Germania e Polonia come IMI, compreso molto probabilmente il nostro mittente.
Erano giorni concitati, quelli di quell’estate del ’43, e non solo a Leucade. Il nostro sottotenente scrive infatti alla morosa, a Lucera, prov. di Foggia, territorio che in quelle settimane era nell’occhio del mirino dei bombardieri alleati.
«1° Settembre. Mia Pia carissima,
La posta di ieri mi ha lasciato molto in silenzio. Mi attendevo molto di più da te e dai miei: da te ho avuto la lettera del 15, dai miei nulla. Mi sarei tranquillizzato anche per loro se la tua fosse stata di data recente. Invece nulla so di te e dei miei dopo i due ultimi bombardamenti. Confido in Dio!
Al ferragosto io non ho quasi pranzato nemmeno. Per il momento ci sono cose ben più importanti. Per il resto non ti agitare troppo: quei signori ad esempio perdono molti aerei e navi. Sento che Luca avrebbe dovuto venire a Lucera e ciò mi fa piacere.
Per la corrispondenza c’è poco da fare. Bisogna attendere come viene viene. Per Amedeo sono sicuro che sta benissimo e poi ora a Roma non ci sarà più pericolo.
Apprendo quanto mi dici dell’ufficio. Mi meraviglio di S… Questa nuova assegnazione in base a cosa è stata fatta? È già venuto il nuovo ordinamento? Tienimi informato di tutto. Per Von Alpres tempo verrà che faremo i conti. Parecchi stanno già pagando.
Grazie delle sigarette che ho fumato per amor tuo. Da chi è venuto può l’omaggio?
Grazie delle tue preghiere per me. Io ne faccio molte il più nei tuoi riguardi.
Bacetti [???] ed abbracci affettuosi.
Tuo F.»

Mentre su Roma il sottotenente ha le idee confuse, e nemmeno si immagina quello che sta per accadere nella Capitale, della città di Foggia le notizie evidentemente erano giunte sino in Grecia.
Colpita da diverse tornate, la città pugliese fu quasi completamente rasa al suolo dalle incursioni aeree della United States Army Air Forces (USAAF) e della Royal Air Force (RAF) alleate, intenzionate a distruggere lo snodo ferroviario e i nevralgici complessi aeroportuali della zona.
Il 15 luglio i bombardieri B-17 e B-24 della 9th Air Force statunitense colpirono duramente la stazione ferroviaria e le aree limitrofe.
Il 22 luglio, alle 9:39, le “Fortezze Volanti” colpirono ancora la stazione e il centro urbano, facendo seguire alle bombe pesanti mitragliamenti a bassa quota e incendi nei sottopassaggi.
Il 19 agosto un massiccio attacco in sei ondate distrusse circa il 76% degli edifici della città.
In merito al numero totale delle vittime, c’è una grande discrepanza tra quanto riportano le fonti militari e quanto è stato di recente ricostruito da ricercatori e storici.
Antonio Guerrieri, nel suo volume “La città spezzata” (Edipuglia, 1996), la cui fonte è il Comando IX C.d.A., riferisce di 20.298 vittime.
Recenti ricerche avviate nel 2013 dal giornalista Maurizio De Tullio e che hanno operato sui registri dello Stato Civile dei Comuni, i faldoni dell’Archivio di Stato, il Registro dei Transunti, gli archivi della sezione foggiana dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, e il Fondo “Gaetano Spirito” depositato presso la Biblioteca dei Padri Cappuccini dell’Immacolata di Foggia, arrivano a un totale complessivo di 1.912 vittime.
Numeri decisamente distanti l’uno dall’altro.
Il nostro sottotenente è tuttavia un fervente combattente. Lo dimostra la frase, quasi sprezzante, che rivolge quando parla degli Alleati, «…quei signori ad esempio perdono molti aerei e navi…». E lo dimostra il fatto che non indietreggia nello sporcarsi le mani «…tempo verrà che faremo i conti. Parecchi stanno già pagando…», probabilmente riferendosi ad un ex amico-alleato tedesco.
Foggia venne liberata il 1º ottobre 1943 dall’VIII Armata britannica dopo che le truppe tedesche avevano evacuato la città il 28 settembre. L’intera provincia fu completamente liberata il 10 ottobre 1943. Eppure il nostro biglietto postale che viaggiò per posta i primi di settembre venne controllato dalla censura americana. Lo dimostra l’impronta al retro A.C.S., acronimo che sta per Allied Censorship Service. Come è possibile?
Occorre ricordare che, dopo l’annuncio dell’armistizio, il 9 settembre il re Vittorio Emanuele III, la famiglia reale, il capo del governo Pietro Badoglio e i vertici militari fuggono da Roma e si imbarcano sulla corvetta Baionetta a Ortona, arrivando nel porto di Brindisi il 10 settembre.
Quello stesso giorno, grazie al controllo già garantito dagli Alleati nella zona e alla sicurezza del porto, Brindisi viene ufficialmente riconosciuta come capitale del Regno d’Italia.
Inoltre, occorre ricordare che nel 1943, e prima dell’8 settembre, i trasporti aerei tra l’Italia e la Grecia erano esclusivamente militari, non civili, ed erano gestiti principalmente dai Servizi Aerei Speciali (S.A.S.) della Regia Aeronautica.
I voli partivano prevalentemente dagli aeroporti della Puglia (come Brindisi, Lecce e Grottaglie) ed erano diretti verso gli scali greci di Tatoi (Atene), Salonicco e l’aeroporto di Gaidurà (Rodi).
Dopo l’8 settembre, ovviamente, nessun aereo della Regia Aeronautica Italiana si alzò più su quelle tratte.
Il bollo A.C.S. di censura alleata, quindi, è spiegabile con l’arrivo del biglietto postale in territorio italiano già controllato dagli Alleati, quindi non Foggia ma in uno degli aeroporti della Puglia già liberata sopra riportati.
Il nostro biglietto postale, quindi, potrebbe testimoniare una delle ultime fortunose corrispondenze viaggiate per aria dalla Grecia e giunte in Italia prima del blocco definitivo delle linee aeree dopo l’8 settembre.
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