
Con la circolare n. 443/45626 del 15 giugno 1940 inviata a tutti i prefetti, il capo della Polizia Arturo Bocchini diede il via all’internamento civile in Italia. Conservata presso l’Archivio Centrale dello Stato (Ministero dell’Interno, Direzione Generale Pubblica Sicurezza, Divisione Affari Generali Riservati. Archivio Generale, Massime M4, Mobilitazione civile, b. 99), vale la pena riportarla per intero.
«Appena vi sarà posto nelle carceri ciò che dovrà ottenersi sollecitando traduzione straordinaria individui già arrestati ai campi di concentramento loro assegnati dovrà procedersi rastrellamento ebrei stranieri appartenenti a Stati che fanno politica razziale. Detti elementi indesiderabili imbevuti di odio verso i regimi totalitari, capaci di qualsiasi azione deleteria per la difesa dello Stato et ordine pubblico vanno tolti subito dalla circolazione. Dovranno pertanto essere arrestati ebrei stranieri tedeschi, ex cecoslovacchi, polacchi, apolidi dall’età di diciotto a settanta anni. Di essi dovrà essere inviato Ministero elenco con generalità per assegnazione campi concentramento. Loro famiglie in attesa di apprestamento appositi campi di concentramento già in allestimento dovranno essere provvisoriamente avviate con foglio di via obbligatorio at capoluoghi di Provincia che mi riservo indicare non appena mi saranno pervenuti elenchi relativi. Ebrei ungheresi et rumeni dovranno essere allontanati dal Regno; nei casi in cui ciò non fosse possibile prego informare questo Ministero per determinazioni.»
Italiani e stranieri ritenuti quindi “pericolosi nelle contingenze belliche” potevano dunque essere messi in condizioni di non nuocere al Paese. Quindi antifascisti, ebrei, e principalmente slavi, soprattutto dopo il 6 aprile 1941, ovvero con l’inizio della campagna nei Balcani.
Mentre per l’assegnazione al confino di polizia era necessario riunire un’apposita Commissione provinciale costituita da cinque membri, per relegare qualcuno attraverso l’internamento civile non era necessaria alcuna commissione o altro: era un provvedimento di polizia diretto, facente capo al Ministero dell’Interno. Per la sua semplicità e velocità venne progressivamente adottato in misura sempre più crescente rispetto al confino di polizia, sebbene ufficialmente permanessero entrambi gli istituti.
Campi di internamento vennero progressivamente aperti in tutta Italia, in particolar modo nel centro sud. Nella quasi totalità dei casi si trattava di strutture preesistenti, edifici originariamente costruiti per mille altri motivi. A Tarsia, invece, il campo di Ferramonti venne velocemente (fu pronto già il 20 giugno) eretto ex novo, ed è tra i pochi italiani ad essere realizzato con baraccamenti.
Dante Cattaneo, il mittente della cartolina protagonista dello sfizio odierno, venne arrestato a guerra già iniziata da appena otto giorni, e quindi internato; se fosse stato arrestato anche due mesi prima avrebbe sicuramente scontato l’istituto del confino di polizia e non dell’internamento civile.
Cattaneo nacque il 1° agosto 1910 a Cervatto, un piccolo paese della Valsesia in Piemonte. Argentiere, trasferitosi a Milano e già schedato come antifascista nel 1937, due anni dopo, mentre lavora al distretto militare di Milano, cerca di fare propaganda politica tra i soldati, ma viene denunciato da una spia.
Il 18 giugno 1940 l’OVRA lo arresta con l’accusa di essere un comunista attivo e legato ai sovversivi milanesi; durante la perquisizione in casa sua vengono trovati scritti palesemente contrari al regime. Persino dal carcere tenta di proteggere i compagni, cercando di far recapitare alla madre una lettera clandestina con istruzioni precise.
Il 6 luglio 1940 viene condannato all’internamento e trasferito nel campo di Istonio Marina, l’odierna Vasto, in provincia di Chieti, attivo da giugno 1940 a settembre 1943.
Il campo di internamento di Istonio, in realtà, non era un “campo” vero e proprio. Si trattava di due edifici, poco distanti l’uno dall’altro, a circa un centinaio di metri dalla spiaggia, nei pressi della stazione ferroviaria.
Il primo edificio era un albergo non ultimato di proprietà dell’avvocato Oreste Ricci, con una capienza di cento posti letto; il secondo era il villino degli eredi Marchesani, in seguito “Villa Santoro”, con una capienza di ottanta posti.
Entrambe le strutture erano destinate agli oppositori politici italiani.
Da Istonio, Cattaneo avvia una serie di richieste: una per il proscioglimento (respinta) e altre per essere spostato in un comune in cui poter continuare gli studi da geometra.
Nel settembre 1941 viene trasferito a Celenza sul Trigno (Chieti), dove gli viene negato il permesso di lavorare al catasto, e quindi ad Atessa nel giugno 1942.
Sia a Celenza sul Trigno che ad Atessa l’internamento civile non prevedeva un concentramento. Gli internati vivevano all’interno del tessuto urbano, con obbligo di dimora, limitazioni di movimento, a volte obbligo di firma, e sorveglianza attiva da parte delle autorità di pubblica sicurezza (Carabinieri e Questura).
A causa di comportamenti ritenuti sospetti, nel marzo 1943 venne trasferito a Castiglione Messer Marino, sempre in provincia di Chieti, e qui rimase sino al 21 agosto 1943 quando venne ufficialmente liberato.
Un documento conservato all’Archivio Centrale dello Stato (fondo Ministero dell’Interno, Direzione generale di pubblica sicurezza, Divisione affari generali e riservati. Archivio generale, Ufficio internati, A/C e A/I, ariani in campi di concentramento e in località di internamento, Busta 77, Fascicolo 2249) riporta un elenco che fotografa la situazione dell’internamento in provincia di Chieti l’8 agosto 1943 dal titolo “Liberazione internati“. In questo documento, al secondo elenco e alla posizione n.20, troviamo il nostro Cattaneo Dante fu Claudio che a quella data risulta trattenuto in stato di internamento presso Castiglione Messer Marino in quanto aveva «svolto attività comuniste o spioniste».
Una volta liberato, Cattaneo venne però deportato in Germania, dove dall’inizio del 1944 lavorò come lavoratore coatto per la Bayer di Leverkusen. Negli archivi Arolsen sono presenti diverse voci relative a Dante Cattaneo, a partire dal suo numero di matricola, 42989.
Il 24 marzo 1945 venne trasferito in Austria, a Zell am See, un sottocampo di lavoro forzato (Außenlager) dipendente dal campo di concentramento di Mauthausen.
Quindi venne trasferito nelle strutture carcerarie di Salisburgo per scontare un breve periodo detentivo al termine del quale ritornò a Mauthausen, stavolta nel sottocampo Gusen II, una sorta di inferno in terra, con un altissimo tasso di mortalità e l’utilizzo dei prigionieri in gallerie sotterranee (progetto B8 Bergkristall) destinate a fabbriche segrete per costruire caccia a reazione (Messerschmitt Me 262) e componenti aeronautici.
Qui Dante Cattaneo (come attestato anche dai registri del comune di Cervatto) morì il 9 aprile 1945 (il campo venne liberato il 5 maggio).
E questa è la tragica storia di Dante Cattaneo che, come detto, è il mittente della cartolina spedita durante il suo internamento a Castiglione Messer Marino, il 15 giugno 1943. Destinataria è Lina, a Milano, la sua compagna (moglie o fidanzata che fosse, non è dato sapere).
«Cara Lina. Ieri ho ricevuto finalmente la tua lettera e come già mi aspettavo, ecco che sono arrivate pure le difficoltà per far ritardare. Intanto mi sono già interessato e forse fra giorni avrò il documento che subito ti invierò. Vuol dire che con ciò bisognerà aspettare un’altro mese, no? A buon conto speriamo sia l’ultimo intrigo. Spero avrai ricevuto tutte le mie cartoline e la lettera e che mi risponderai subito in merito a tutto ciò che chiedo. Credo sia opportuno far fare quella domanda per andare alla Giavina in modo si possa vivere insieme senza troppe preoccupazioni. Da Ferruccio non ho ancora ricevuto, ma sarà a giorni. Spero che tu ti trovi bene e ti siano passate tutte le nostalgie ecc. Mi piacerebbe vederti. I grigi come se la passano? Sappi che io non ho ancora scritto ai tuoi ma scriverò. Ti saluto e ti abbraccio. Dante. Saluti a tutti gli amici. Ciao. 14/6/43»
E poi, a sinistra del francobollo, di sbieco, «Dante Cattaneo, Castiglione M. M. (Chieti)», senza un indirizzo (tanto, era conosciuto…).
La cartolina passò il controllo dell’ufficio di censura che, nelle piccole località confinarie e di internamento, era demandato al podestà, al capo della polizia locale o al capo delle M.V.S.N.: in questo caso, il podestà che appose il timbrino lineare “VERIFICATO”, poi sotto “IL R° PODESTÀ”, e a lato un timbrino tondo a doppio cerchio dove si intravede il doppio scudo, littorio e sabaudo, e la dicitura “CASTIGLIONE MESSER MARINO”.

Qualcuno potrebbe giustamente osservare che la cartolina spedita da Dante sul lato illustrato non riporta un panorama o uno scorcio dell’abitato di Castiglione Messer Marino, come ci si aspetterebbe, ma due bimbi arabi, di Tripoli.
Come mai?
La spiegazione si trova sul lato dell’indirizzo, dove in basso a sinistra è stampigliato: “XXVII UNIVERSALA KONGRESO DI ESPERANTO EN ROMA 1935”.
Il XXVII Congresso Universale di Esperanto venne inaugurato a Roma il 5 agosto 1935 presso il Mausoleo di Augusto e fu presieduto da Bruno Migliorini per la Federazione Esperantista Italiana. Circa millecinquecento furono i partecipanti registrati.
Il Congresso fu strutturato come un evento itinerante che toccò Firenze, Roma e Napoli, per poi imbarcare i partecipanti (a bordo del piroscafo francese Sinaia) in una crociera ufficiale nel Mediterraneo. La nave fece rotta verso la Libia, facendo tappa proprio a Tripoli.
Per promuovere e documentare questo storico viaggio “italo-africano” in esperanto, vennero stampate serie di cartoline illustrate e materiali promozionali. Una delle immagini fotografiche più celebri utilizzate per i chiudilettera storici e per le cartoline ricordo di quella specifica tappa raffigurava proprio due bambini arabi di Tripoli, unendo l’esotismo coloniale dell’epoca al messaggio di fratellanza internazionale tipico dell’esperanto.
Dante, cinque anni prima del suo arresto, fu forse uno di quei millecinquecento partecipanti al congresso? È possibile.
Ma torniamo a noi… Dante era quindi fiducioso, voleva vedere la sua Lina, progettava il loro futuro. Non avrebbe mai potuto immaginare, nemmeno lontanamente, cosa lo attendeva, che destino atroce era in serbo per lui.
Destino che, purtroppo, non possiamo cambiare. Ma questo sfizio è tutto per lui, per rendere omaggio a Dante e a tutti quei ragazzi che sognavano un futuro con la propria donna ma hanno incontrato la morte a migliaia di km da casa.
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