ATTENTO ALLE MANOVRE

ATTENTO ALLE MANOVRE

C’è stato un periodo, intorno agli anni ’60-’70, in cui la posta aveva assunto una funzione sociale indiscutibile. In quegli anni molti raccoglievano francobolli, molti acquistavano le nuove emissioni a fogli interi, nel 1967 venne introdotto il CAP, il postino era una delle figure di riferimento dei piccoli paesi al pari del sindaco e del parroco.

Si produssero una quantità impressionante di cartoline illustrate. Il tasso di analfabetismo era diminuito notevolmente rispetto agli anni precedenti il secondo conflitto mondiale, e quindi tutti scrivevano cartoline, soprattutto dai luoghi di villeggiatura, quando la villeggiatura durava tre mesi e prevedeva il trasferimento di tutta la famiglia presso i luoghi di vacanza.

E sebbene le cartoline umoristiche siano sempre esistite da quando esiste la cartolina (basti pensare, ad esempio, alla grandissima quantità di cartoline umoristiche prodotte già durante il primo conflitto mondiale), negli anni ’60-’70 in Italia vi fu un boom di cartoline umoristiche legate alla naja.

Una di queste è la protagonista dello sfizio di oggi. Dal titolo “Manovra… scombinata“, raffigura un militare in marcia che, ammaliato da una procace e disinvolta donzella seduta su una panchina intenta a leggere un libro, perde il senno della ragione e inizia a marciare tutto attorno alla panchina, rosso in faccia, salutando persino militarmente.
Insomma, classica situazione di maschio in crisi d’astinenza i cui neuroni (quei pochi che ha) friggono alla vista di un pezzo di coscia.

Questa immagine, chiaramente e forzatamente satirica, dei maschietti durante il servizio militare era una trasfigurazione di un luogo comune in voga in quegli anni (e non solo). Personcine che a casa loro erano praticamente prossime ai voti di castità e ignorate dall’intero universo femminile, al militare si scoprivano stalloni del sesso, come se tutti gli ormoni dormienti sino a quel momento si svegliassero d’un tratto e come se tutte le donzelle fossero lì per loro in fremente attesa.
È evidentemente un’immagine che oggi definiremmo decisamente sessista, ma che a quell’epoca rientrava regolarmente nei canoni della società di quel momento.

Questo sfizio, tuttavia, non riguarda il lato illustrato della cartolina, bensì il testo della stessa (come sempre, per Sfizi.Di.Posta).
La cartolina venne spedita il 13 luglio 1967, e per tale ragione (essendo una data non molto remota) ho preferito oscurare i riferimenti anagrafici (tanto, non cambia nulla…).
Chi scrive è Ida e si trova a Roma, chi riceve è la recluta Mario di stanza al Centro Addestramento Reclute di Barletta.

Testo e indirizzo sono scritti con due calligrafie e due inchiostri diversi. Sembrerebbe (ma il condizionale è d’obbligo) che Mario abbia pre-indirizzato una serie di cartoline e le abbia lasciate a Ida.
Si tratta di una gentilezza di Mario, così che Ida potesse facilmente spedirle senza curarsi di scrivere l’indirizzo, o Mario non si fida di Ida e pensando che possa sbagliare a trascrivere l’indirizzo lo fa lui?
E inoltre, avrà Mario avuto la gentilezza anche di applicare il francobollo? O avrà demandato la spesa a Ida?

Domande che rimarranno senza risposta.
Ma una cosa è invece certa: il messaggio di Ida. Lapidario. Freddo. Deciso. Implacabile. Minaccioso. Che non ammette repliche.
«attento alle manovre penza a me Ida»
Una sorta di “avviso di morte”, tipo i cartelli sui pali dell’energia elettrica “Alta tensione pericolo di morte” o sul filo spinato elettrificato “Chi tocca i fili muore“: non ci provare che ti distruggo, ti polverizzo, ti disintegro. Pensa a me, e non ti distrarre.

Come potremmo dire…? Militare avvisato, completamente salvato!

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