IL SENATORE DUDAN ALLA MOSTRA DEGLI ARTISTI IN ARMI

IL SENATORE DUDAN ALLA MOSTRA DEGLI ARTISTI IN ARMI

Il 7 giugno 1942, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, alla presenza del re Vittorio Emanuele III, venne inaugurata la prima Mostra degli Artisti italiani in Armi.
Curata dallo Stato Maggiore del Regio Esercito, la manifestazione vide l’esposizione di 797 opere tra dipinti, acquerelli, disegni e sculture realizzati da soldati impegnati sui fronti di Russia, Balcani, Grecia e Nord Africa.

Dopo la tappa romana, la mostra si spostò alla Biennale di Venezia a fine giugno (dove una parte delle opere venne esposta nel padiglione dell’Esercito) e, successivamente, con il titolo Feldgraue Italienische Künstler Stellen aus, in un tour europeo tra l’autunno 1942 e l’inverno 1943, toccando città come Berlino, Monaco, Vienna, Budapest e Bucarest.

Voi direte: ma come, con la guerra in corso, con il regime fascista che cadde il 25 luglio 1943, con l’armistizio con gli Alleati proclamato l’8 settembre 1943, ma come è possibile che vi fosse una mostra artistica in giro per l’Europa?

Anzitutto, se ci fate caso, le città toccate dalla mostra sono tutte città controllate dall’Asse Roma-Berlino.
Ma non solo. In un momento in cui le prime crepe iniziarono ad apparire sulle fondamenta dell’Asse e la guerra appariva non più come una semplice partitella a Risiko ma come un conflitto lungo, complesso e dagli esiti incerti, la mostra doveva apparire come un momento di assoluta normalità. Ovviamente, nulla di vero, ma questa era la percezione che si voleva trasmettere.

L’Ufficio Propaganda dello Stato Maggiore del Regio Esercito curò inoltre un corposo catalogo della mostra.
In-8 (cm 18,5 x 13), legatura editoriale in tela, 399 pagine, con tavole in bianco e nero illustrava tutte le opere dei 125 artisti che vi parteciparono.

L’elenco è lungo: se non interessa potete saltarlo a piè pari.
Manfredo Acerbo, Virio Agamennone, Michele Agnoletto, Renato Alessandrini, Roberto Algisi, Sandro Angelini, Antonio Arosio, Virgilio Audagna, Baccio Maria Bacci, Bruno Baratti, Mario Bernardinis, Werther Bettini, Vincenzo Bianchini, Fulvio Bianconi, Donato Bitetto, Bruno Bramanti, Bramante Buffoni, Brunetto Buracchini, Piero Busnelli, Cesare Calvino, Antonio Canale, Alfredo Carnelutti, Fernando Carocci, Vittorio Caroli, Giorgio Carpanini, Evandro Carpeggiani, Guglielmo Carro, Ambrogio Casati, Santo Caslini, Riccardo Castagnedi, Ezio Castellucci, Dario Cecchi, Ignazio Cerrato, Aldo Chiappelli, Arnoldo Ciarrocchi, Mario Cimara, Giulio Cisari, Mario Cocchi, Miecio Colombo, Amedeo Cornali, Francesco D’Ascola, Giandomenico De Marchis, Vittorio di Colbertaldo, Danilo Di Prete, Giuseppe Di Prinzio, Dante Domenicucci, Roberto Fantuzzi, Francesco Fedeli, Leandr Ferraro, Rolando Filidei, Daniele Fontana, Giuseppe Fontanelli, Umberto Franci, Aldo Fuga, Guido Fumo, Piero Galanti, Luciano Galmozzi, Francesco Giannone, Egidio Giaroli, Angelo Giavarini, Arturo Gibellino, Alvaro Giordano, Carlo Giovannoni, Otello Giuliodori, Luigi Giorgi, Giuseppe Gorni, Guido Guidotti, Emanuele Lavacca, Valter Lazzaro, Vito Lombardi, Trento Longaretti, Dilvo Lotti, Ottorino Mancioli, Giannetto Mannucci, Alfredo Maraschin, Vittorio Marocchini, Franco Mazzini, Renzo Mazzorin, Edmondo Migliorini, Mario Montemurro, Piero Monti, Antonio Morera, Enzo Mutti, Ugo Nappa, Armando Nocentini, Vittorio Nomellini, Silvio Olivo, Arnaldo Pajetta, Italo Passani, Giorgio Perissinotto, Ennio Pettenello, Angelo Pinciroli, Ferdinando Poloni, Mario Pompei, Pippo Pozzi, Luigi Prada, Dino Predonzani, Aurelio Quaglino, Mario Radice, Adolfo Giuseppe Rolla, Giovanni Rosone, Angelo Saglietti, Ugo Sambruni, Pietro Sanchini, Antonio Giuseppe Santagata, Antonio Scordia, Giuseppe Scotese, Niccolò Segota, Carlo Alberto Severa, Lino Severi, Guido Spadolini, Gino Spalmach, Berlendis Spanio, Pino Stampini, Gavino Tilocca, Ghigo Tommasi, Albino Tovagliari, Carlo Turati, Gian Luigi Uboldi, Aldo Uggè, Angelo Urbani, Pietro Urbani, Vittorio Viviani, Evaristo Zambelli, Italo Zetti.

Tra questi a noi ne interessa uno, tale Luigi Giorgi, e adesso capiremo perché.
Luigi Giorgi era un sotto tenente del Comando Artiglieria del XIV Corpo d’Armata. Era di origini dalmate, tant’è che usava il doppio cognome, Giorgi e Giurgevich. Ed era uno scultore.

Di lui non si trova molto in giro (attenzione ai tanti omonimi).
L’Arena di Pola, edizione di mercoledì 20 dicembre 1950, a pagina 3, nell’articoletto “Artisti istriani espongono a Verona” scrive: «Accanto alle tele del Cruglietto, alcune terrecotte colorate dello scultore dalmata Luigi Giurgevich che ama sbizzarrirsi in stilizzazioni fantastiche: “Maschera”, “Pesce”, “Primitivi”, “Stregoneria”, a esprimere un suo mondo tormentato e talora allucinato».

Ancora L’Arena di Pola, edizione di mercoledì 12 maggio 1954, a pagina 2, nell’articolo “Vita e problemi degli esuli” riferisce: «Luigi Giurgevich, emulo di Marino da Arbe […] lavora di mazza e scalpello intorno alle sue pietre, ricavandone, a detta dei competenti, vere e proprie opere d’arte nella speranza di guadagnarsi nella storia dell’arte italiana l’attributo di Dalmatico e Veronese, insieme».

Sta di fatto che Luigi Giurgevich Giorgi è il mittente del documento postale protagonista di questo sfizio, una classica cartolina postale azzurrina in franchigia per le forze armate con uno dei tanti motti di Mussolini di propaganda.

La cartolina venne spedita il 28 giugno 1942 dall’ufficio di Posta Militare n.14, a seguito del XIV Corpo d’Armata in quel momento dislocato a Podgorica, Montenegro, con funzioni di concentramento per tutti gli uffici di Posta Militare dislocati sul territorio occupato.

Come detto, la cartolina era in franchigia per le truppe, ma se il soldato desiderava dei servizi aggiuntivi, come in questo caso la spedizione Via Aerea (più rapida in quel momento rispetto a quella via terra), occorreva affrancare la cartolina per quel solo servizio aggiuntivo richiesto. E in quel momento il servizio di Posta Aerea costava appunto 50 centesimi, pari al valore dentellato aggiunto dal nostro Luigi.

Il testo: «Ecc. Senatore, ho partecipato alla Mostra degli Artisti italiani in Armi al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Il mio lavoro (scultura) intitolato “Fante all’assalto” trovasi sotto il numero 343 ed a pagina 53 del Catalogo della mostra, la biografia incompleta. Vi sarò molto grato se mi onorerete di una visita. Con ossequi. S. Ten. Giurgevich-Giorgi».

E chi è il senatore a cui scrive e che invita alla mostra?
Del senatore Alessandro Dudan ci sarebbe da scrivere un libro.
Qui basti sapere che il conte Alessandro Dudan è stato un importante politico, avvocato, storico dell’arte e pubblicista italiano, noto soprattutto per il suo fervente attivismo irredentista a favore dell’italianità della Dalmazia. Dedicò infatti gran parte dei suoi studi all’arte e alla cultura dalmatica, per dimostrarne le profonde radici italiane.

Nato il 29 gennaio 1883 a Verlicca (Spalato), iniziò giovanissimo la lotta politica contro le spinte slave e austriache in Dalmazia, opponendosi (quale esponente di spicco del Partito Autonomista dalmata) all’unione della Dalmazia con la Croazia.
Successivamente, si avvicinò al fascismo diventando anche membro del Gran Consiglio e Senatore del Regno d’Italia.

Revisore dei conti, presidente dell’Istituto poligrafico dello Stato (1929), socio onorario della Società dalmata di storia patria, giornalista, lavorò come redattore per importanti quotidiani tra cui La Tribuna (1907-1915) e Il Messaggero (1918-1919).
Morì il 31 marzo 1957 a Roma.

E scusate se è poco.

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