Quante volte in questa pagina abbiamo parlato delle guerre e della Seconda guerra mondiale? Tante volte, sì. Non foss’altro perché, vista la vicinanza temporale con quel conflitto, rispetto a tanti altri eventi bellici del passato vi è una cospicua e diffusa testimonianza postale.
Effettivamente, che fossero al fronte o comodamente seduti dietro una scrivania, i soldati scrivevano a casa e ricevevano lettere da casa anche perché la posta, in quel momento, era l’unico mezzo di comunicazione possibile.
Ma è dato sapere quante lettere hanno viaggiato durante il conflitto?
È letteralmente impossibile dare una risposta a questa domanda se non sparando numeri a casaccio, e non è il caso.
Però possiamo fare qualche calcolino empirico.
Prendiamo ad esempio i soli soldati alleati.
Si stima (fonte: Statista e Maps on the web) che le potenze alleate (oltre trenta Paesi) abbiano mobilitato circa 85-90 milioni di soldati durante la Seconda guerra mondiale, tra esercito, marina e aviazione: l’URSS circa 34 milioni di soldati, gli USA circa 12 milioni, il Regno Unito circa 6 milioni, la Cina circa 14 milioni.
Si tratta di stime globali, complessive, che non tengono conto delle tempistiche di stazionamento al fronte, se una settimana o tre anni.
Si stima inoltre (fonte: The National WWII Museum, New Orleans) che i soldati statunitensi rimasero in servizio per circa 33 mesi, prestando servizio all’estero per una media di 16 mesi; molti soldati britannici e canadesi combatterono per diversi anni senza rotazione fino alla fine della guerra.
Immaginiamo, sicuramente per difetto, che ognuno di quei soldati scrivesse a casa una volta a settimana.
In 16 mesi ci sono 72 settimane, quindi ogni soldato statunitense scrisse (in media, e sempre per difetto) 72 lettere a casa. Moltiplichiamo per 12 milioni di soldati, e otteniamo 864 milioni di lettere.
Se poi consideriamo che ogni lettera pesa circa 10 grammi (sempre per difetto), otteniamo 8640 tonnellate.
8640 tonnellate di carta che gli aerei statunitensi dovevano trasportare sull’Oceano Atlantico.
E se facessimo lo stesso calcolo per gli inglesi uscirebbero cifre ancora più alte.
Ora, capite bene che gli aerei alleati che facevano la spola tra la madrepatria e le basi in Europa i primi anni trasportarono più sacchi di corrispondenza che armi o altro materiale bellico utile alla guerra.
Non solo. Con l’entrata in guerra dell’Italia, ogni passaggio per o sull’Italia era interdetto, e quindi l’unico mezzo di trasporto della corrispondenza tra Medioriente (via Egitto) e Gran Bretagna rimaneva l’aereo senza sorvolare il suolo italico.
Occorreva trovare una soluzione.
La soluzione la trovarono per primi gli inglesi: il sistema venne chiamato Airgraph e inaugurato il 13 maggio 1941. Funzionava così.
I soldati dovevano scrivere la propria lettera su un apposito modulo di dimensioni prestabilite, 21 x 28 cm, che andava affrancato con 3d (i soldati inglesi non godevano di franchigia postale). Tutti i moduli passavano quindi dentro un macchinario che li fotografava e li rimpiccioliva in un microfilm.
Tutti i microfilm venivano quindi spediti via aereo.
Un’intera bobina di microfilm, però, poteva contenere sino a 1.500 messaggi, e pesava appena 200 grammi. Gli stessi 1.500 messaggi, se spediti in cartaceo, avrebbero pesato circa 25 kg. Una gran bella differenza!
Non a caso, il motto che accompagnava gli spot realizzati per invogliare all’uso degli airgraph faceva così: “Letters on film: saving space, saving weight“.
Giunti in Gran Bretagna, i microfilm venivano inviati ai centri di sviluppo Kodak dove i messaggi venivano stampati su un foglio di carta sensibile (sempre Kodak) delle dimensioni di 11 x 13 cm circa.
Quindi, tutti i messaggi così stampati venivano imbustati e inviati all’ufficio postale generale (G.P.O.: General Post Office) che provvedeva al loro recapito a destinazione.
L’anno successivo all’introduzione degli airgraph, nel giugno del 1942 anche gli USA avviarono un sistema simile. Si chiamava V-Mail, acronimo di Victory Mail. Di questo servizio Sfizi.Di.Posta si è già occupata, nel febbraio 2021, mostrando addirittura un paio di fotogrammi di uno di questi microfilm.
Con la fine della guerra entrambi i servizi cessarono di funzionare.
Ma oggi ci occupiamo di un uso un po’ particolare di quel servizio.
L’airgraph protagonista dello sfizio di oggi è infatti inviato non da un soldato ma dal comando generale dei campi per prigionieri di guerra in Sud Africa, a Zonderwater; il destinatario è l’alto commissario per il Sud Africa a Londra.
Il messaggio venne compilato il 25 marzo 1943, e quindi stampato a Londra il 15 aprile dello stesso anno (notare anche la velocità del servizio, appena 20 giorni in quel momento della guerra).
Il messaggio contenuto nell’airgraph altro non è che una sorta di bollettino, di lista-riassunto, dei prigionieri di guerra italiani che inviavano messaggi a casa.
Trascrivo il testo originario inglese direttamente in italiano.
«Prigionieri Italiani di Guerra trasmissione B.B.C., Bollettino Nr. 195
I seguenti messaggi provengono da prigionieri di guerra italiani.
Il loro indirizzo è: Campo per Prigionieri di Guerra, Unione del Sud Africa.
332807 – Sergente Lucchi Mario : Zocca, Modena
Nessuna notizia, scrivete spesso, saluti e abbracci a tutti.
39352 – Carabiniere Perciato Francesco : Marcianise, Napoli
In buona salute, in attesa di notizie, baci a tutti.
337459 – Soldato Campagnoli Arturo : Concordia, Modena
In attesa di notizie, io sto bene, saluti affettuosi a tutti.
196739 – Soldato Ruvioli Franco : Piazza Wagner 7, Milano
Invia foto di Melina e Nelly, io sto bene, baci a tutti.
88406 – Camicia Nera Scelta Meschino Luca : Termini Imerese, Palermo
In eccellente salute, tanti auguri per la Pasqua e baci.
96356 – Soldato Elia Salvatore : Bianchi, Cosenza
Ricevute le tue lettere, me la passo bene, baci e abbracci.»
Questi messaggi, provenienti da prigionieri di guerra italiani in Sud Africa andavano quindi adesso consegnati alle famiglie.
In che modo? Per posta?
Ovviamente no, sarebbe stato un controsenso oltremodo dispendioso: faccio arrivare i messaggi con un airgraph per risparmiare tempo e peso, e poi stampo e spedisco una lettera in Italia per avvisare i familiari? Ovviamente no.
E quindi in che modo?
Durante la Seconda guerra mondiale trasmetteva Radio Londra, il canale radio della BBC britannica. I suoi notiziari e i messaggi in codice venivano ascoltati in segreto in Italia. Servivano a trasmettere messaggi dei prigionieri, notizie vere sulla guerra (ben diverse dalla propaganda fascista), e ordini speciali ai partigiani.
Quelle ai partigiani erano frasi all’apparenza senza senso, ma piene di significati segreti: “La gallina ha fatto l’uovo” indicava che un lancio di armi e viveri era arrivato con successo, oppure “La vacca non dà latte” significava che non era possibile effettuare il lancio di materiali in quella zona.
Le trasmissioni iniziavano sempre con le note famose della Quinta Sinfonia di Beethoven. Il suono delle note indicava la lettera “V” in codice Morse, che voleva dire Vittoria.
Ascoltare Radio Londra era un reato molto grave punito dalla legge. Chi veniva scoperto rischiava il carcere o il confino.
Quindi, come detto, venivano trasmessi anche messaggi dei prigionieri.
E, infatti, nella parte iniziale del messaggio pervenuto con l’airgraph, cosa è indicato?
«Prigionieri Italiani di Guerra trasmissione B.B.C., Bollettino Nr. 195».
Appunto, l’indicazione che questi messaggi erano destinati ad essere trasmessi via radio. Tramite Radio Londra, il canale radio della BBC.
E un altro pezzo di Storia lo abbiamo ancora una volta rivissuto insieme.
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