MA COSA TRASMETTEVANO ALLA RADIO L’8 SETTEMBRE 1943?

MA COSA TRASMETTEVANO ALLA RADIO L’8 SETTEMBRE 1943?

8 settembre 1943: ottantatré anni fa (domani), il capo del governo e maresciallo d’Italia, Pietro Badoglio, dai microfoni dell’EIAR alle ore 19.42 proclamò la firma dell’armistizio con gli Alleati (siglato il 3 settembre a Cassibile).

«Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza.»

Cinquantanove secondi.
Cinquantanove secondi (tanto durò il proclama letto alla radio) che cambiarono la Storia.
Da quel momento la radio si zittì, riprese le trasmissioni l’indomani ma solo per diffondere musica e sporadici notiziari, e il 10 settembre la sede dell’EIAR venne occupata dai tedeschi.
Sin qua, tutto noto, nessuna novità.

Ora… è vero che il proclama di Badoglio alla radio interruppe le trasmissioni… ma esattamente quali?
Ci si è mai chiesti cosa era previsto quel giorno alla radio?
Qual era la programmazione dell’EIAR quel giorno?

Per rispondere a questa domanda ci viene in aiuto il Radiocorriere Anno XIX, N. 36, uscito sabato 4 settembre 1943 e riportante la programmazione dell’Ente Italiano Audizioni Radiofoniche dal 5 all’11 settembre, la cui copia mi è stata gentilmente fornita dall’amico Maurizio Ribichini che ringrazio di cuore.

A pag.6 trovasi la programmazione dell’8 settembre 1943, e possiamo osservare che quando Badoglio parlò alla radio, (lo ricordo) alle 19.42, interruppe la trasmissione delle notizie a casa dai militari combattenti e dai militari dislocati nei territori occupati dalle nostre truppe.

Ma guardate un po’ cosa era previsto esattamente due minuti dopo che Badoglio terminò il proclama!?
Alle 19.45 era prevista una “Rubrica filatelica“!

Come detto, dopo il proclama la radio smise di trasmettere, per cui la rubrica filatelica evidentemente saltò, non venne trasmessa.
E va bene, questo è ovvio, cosa poteva importare di francobolli e dentelli quando l’Italia aveva firmato l’armistizio con gli Alleati?
Ma… Di che si parlava, generalmente, in quella rubrica filatelica?
E chi la conduceva?

Per rispondere a queste altre curiosità mi è venuto in aiuto l’amico Beniamino Bordoni, presidente dell’Unione Stampa Filatelica Italiana ed esperto di letteratura filatelica (molto interessante il suo “Scrivere di francobolli“, USFI & Prodigi Edizioni, 2020), che ringrazio sinceramente.

A quei tempi, e sin dai primi anni ‘40, ai microfoni dell’EIAR un giornalista camerata (naturalmente iscritto al PNF, con tutti gli annessi e connessi) teneva settimanalmente (il mercoledì, generalmente) una rubrica filatelica della durata di un quarto d’ora.
Si chiamava Franco Ciarrocchi e collaborava con la principale rivista filatelica di quel periodo, Il bollettino filatelico fondato nel 1911 da Roberto Palmieri e diretto in quel momento da Amedeo Palmieri, rivista di cui Ciarrocchi fu anche redattore capo.

Era esperto di novità da tutto il mondo, e incentrava le sue radio-conversazioni all’EIAR su temi specifici: una volta sullo sport e la filatelia, un’altra volta sulla posta trasportata con il razzo, quindi su re Mattia Corvino d’Ungheria, e così via.
Su Il bollettino filatelico dell’epoca è possibile rinvenire continui trafiletti riportanti la notizia delle sue radio-trasmissioni.

E quindi, caro dott. Franco, la sua trasmissione l’8 settembre saltò.
Però, in compenso, il nostro Paese seppe che avevamo firmato l’armistizio con gli Alleati.
Potrà mai perdonare Badoglio che osò interrompere le trasmissioni?

Non so se lo perdonò o meno, ma la storia del dott. Franco Ciarrocchi non finisce qui, c’è un intrigante colpo di scena finale ancora da raccontare.

Sfogliando ancora una volta le riviste filateliche dell’epoca, ci imbattiamo nel N.1 dell’Anno 1 della rivista mensile Italia filatelica, pubblicata nel luglio 1944.
Roma era stata liberata da appena un mesetto, e questa nuova rivista venne pensata come strumento di rinascita. Ben chiaro il messaggio che la redazione pubblicò in copertina di questo primo numero:
«Da Roma, madre della civiltà e del diritto, faro splendente in lunghi secoli di storia, centro della cristianità, parte il commosso saluto dell’Italia liberata alle nazioni liberatrici, ed i più vivi ringraziamenti ai suoi liberatori. I filatelisti romani di tutto cuore si uniscono a queste espressioni di gioia e di riconoscenza, volgendo il loro pensiero ai compagni di tutto il mondo. La filatelia oggi è un nuovo legame che unisce e affratella i cuori, e fa dei suoi componenti una sola immensa famiglia, nutrita di fede e di passione.»

Nel clima di eccitazione ed entusiasmo che aleggia tra le pagine della rivista, a pag.31 tra le colonne della rubrica “Notiziario” troviamo una notizia che ci incupisce:
«Il Dott. Franco Ciarrocchi, noto commentatore filatelico dell’E.I.A.R. e redattore del “Bollettino filatelico”, diretto da Amedeo Palmieri, è stato accusato da Radio Bari e da un giornale romano di spionaggio a favore dei tedeschi.»

Caspita!
Un filatelista spia dei tedeschi??
Ci sarebbe da farci un film!

Erano, tuttavia, accuse probabilmente infondate, o che comunque vennero superate.
Ritroviamo infatti Franco Ciarrocchi quale collaboratore e redattore tecnico dal Numero d’Oro del 1947 di Filatelia italiana (già Italia filatelica), e dal 1948 in poi collaboratore de La settimana filatelica, il settimanale edito da Bolaffi che poi, dal 1950, diverrà l’attuale Il collezionista.

Reintegrazione completa?
Spia o non spia, a quanto pare sì.

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