
Ottantatré anni fa circa, alle prime ore del 25 luglio 1943, dopo un’interminabile seduta iniziata il giorno prima a metà pomeriggio, il Gran Consiglio del Fascismo votò a favore della mozione Dino Grandi.
L’11 giugno gli Alleati avevano preso Pantelleria; la notte del 10 luglio sbarcarono in Sicilia. La situazione stava precipitando.
Dino Grandi, Presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni dal 30 novembre 1939, un po’ per rispetto verso le istituzioni e quindi verso il popolo, un po’ per ambizione personale (ambiva a diventare capo del Governo), incontrò in gran segreto alcuni gerarchi fascisti allo scopo di sovvertire Mussolini.
Incontrò anche il Re, il quale gli diede il via libera.
La mozione, a valle di varie premesse, così recitava:
«…invita il Capo del Governo a pregare la Maestà del Re, verso la quale si rivolge fedele e fiducioso il cuore di tutta la Nazione, affinché Egli voglia, per l’onore e la salvezza della Patria, assumere, con l’effettivo comando delle Forze Armate di terra, di mare e dell’aria, secondo l’articolo cinque dello statuto del Regno, quella suprema iniziativa di decisione che le nostre istituzioni a lui attribuiscono e che sono sempre state, in tutta la nostra storia nazionale, il retaggio glorioso della nostra Augusta Dinastia di Savoia».
In altre parole, si invitava Mussolini a mettersi da parte, a rassegnare le proprie dimissioni, a dichiararsi perdente.
Uno smacco intollerabile.
Iniziata alle 17 del 24 luglio, la seduta del Gran Consiglio del Fascismo perdurò sino alle due di notte del 25 luglio, con vari gerarchi che, tentennanti, cambiarono spesso parere. Anche il voto di Galeazzo Ciano non era scontato.
Di quella seduta non esiste un verbale. Chi è interessato, troverà informazioni dettagliate in vari saggi e anche online.
Alla fine, la mozione Grandi passò con 19 voti a favore, 8 contrari e un astenuto.
Anche Ciano, il genero del Duce, gli votò contro.
Mussolini era stato destituito dal suo incarico.
Ma furono tutte manovre segrete quelle che portarono alla destituzione del Duce?
O qualcosa era trapelato?
Per rispondere a questa domanda ci viene in aiuto il documento postale protagonista dello sfizio odierno, una letterina spedita il 14 luglio 1943 (il bollo postale riporta come data il giorno successivo) da Rivergaro, provincia di Piacenza, e diretta a Firenze, alla signora Maria Rosa, che il mittente chiama “Mimmina“, o qualcosa del genere (forse un nomignolo usato tra loro).
La busta presenta evidenti segni della censura sia al fronte che al retro, con l’uso di bolli circolari e fascetta di richiusura della busta dopo essere stata aperta per l’ispezione.
Si possono anche notare i due bolli circolari del 16 luglio, “PRELEVATA PER LA CENSURA IL GIORNO” e “RESTITUITA ALLE POSTE IL GIORNO”.
Il mittente è Mimmo, militare (il grado non è dichiarato) inquadrato nel 21° Reggimento Artiglieria Motorizzato “Trieste”. Il reggimento combatté nel 1940-41 in Albania, quindi venne trasferito in Africa settentrionale dove venne impegnato in decine di battaglie che portarono, alla fine, al suo annientamento. Il reggimento venne sciolto infatti il 12 maggio 1943 in Tunisia dopo la battaglia di Enfidaville.
Il reggimento venne ricostituito a Verona il 15 luglio 1943, esattamente il giorno dopo la lettera del nostro Mimmo.
Va da sé, quindi, che Mimmo era evidentemente inquadrato in qualche altro reparto, ma non nel 21° Artiglieria “Trieste” visto che, in quel momento, quel reggimento formalmente non esisteva.
Deve, quindi, aver riutilizzato busta e carta da lettera del reggimento, forse perché in passato vi apparteneva.
Il 21° Reggimento Artiglieria, del resto, aveva la sua caserma di addestramento proprio a Piacenza, l’ex Caserma Cantore su Stradone Farnese.
Leggendo il testo andremo a comprendere che, probabilmente, lo stazionamento di Mimmo era proprio la caserma piacentina per motivi di addestramento.
«14-7-43
Mia carissima Mimmina,
scusami se sono costretto a scriverti questo piccolo foglietto ma in questi giorni ho assai da fare a causa dei tiri che facciamo per l’ultima volta in questa settimana. Oggi con molto piacere ho ricevuto la tua lettera ed ho sentito come anche a te sia dispiaciuto di non aver potuto parlare domenica al telefono ma che ci vuoi fare, vuol dire che siamo proprio disgraziati.
Adesso anche a me l’unico pensiero è quello di poter tornare in licenza anche per 1 giorno per poterti abbracciare prima di partire. Certo non posso neppure pensare che avremmo dovuto stare insieme per un mese ed invece niente!
Pare che ci diano 48 ore come l’ultima volta che sono venuto. Per la destinazione ancora non sappiamo con precisione ma per ora è stato fissato che dovremo venire in Toscana e può darsi a quanto si dice anche vicinissimi a Firenze. Questo l’abbiamo saputo dal Colonnello e ti puoi immaginare come si stia in ansia per sapere se realmente sia dove si dice, a quale sia il posto. Certo sarebbe una cosa bellissima perché penso che allora ci potremmo vedere più spesso ed anzi se fosse così vicino come si dice ci vedremmo tutte le sere.
Però mimmettina mia sai è bene non pensarci troppo perché da un momento all’altro potrebbe arrivare un nuovo ordine a buttare all’aria tutti i bei piani.
Ho sentito che hai fatto dei progressi in fatto di tram!!! Certo se dovrai andare a fare la fattorina è bene che tu ti abitui subito!! Per il fatto del Banco di Roma adesso scriverò anch’io al mio babbo. Ti mando milioni di baci tanto tanto lunghi e ti abbraccio stretta stretta come spero di poter far presto. Tuo Mimmo.»
E poi, come se non bastasse, al contrario scrive:
«Per quando verremo sinora non sappiamo niente. Domani ti scrivo più a lungo. Bacioni».


Vi sembra una lettera di un militare al corrente della situazione?
Per niente. Anzi, pianifica il futuro, parla di imminente spostamento vicino Firenze, parla di licenze. Una normalissima lettera di un militare innamorato.
Eppure, da lì ad appena dieci giorni sarebbe successo l’impensabile.
Direte: ma figurati se andavano a dire una cosa del genere a un semplice militare!
Ma certo, ci mancherebbe, ma nel messaggio di Mimmo non vi è la minima esitazione, il minimo dubbio, che stia per succedere qualcosa, magari senza sapere esattamente cosa. Vi è, al contrario, una normale pianificazione del futuro con la sua amata, senza assolutamente immaginare la scossa di terremoto che stava per arrivare.
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