

Se oggi dico “Marshall” o “Marshall Silver” diversi lettori penseranno ai famosissimi altoparlanti presenti nelle nostre case, oppure qualcuno penserà che mi sto riferendo alla famosissima linea di amplificatori per chitarra elettrica Marshall Silver Jubilee.
La serie di amplificatori Marshall Silver Jubilee fu lanciata nel 1987 dalla Marshall Amplification per celebrare un doppio anniversario: i 25 anni di attività dell’azienda (fondata nel 1962 a Londra) e i 50 anni del fondatore, Jim Marshall, nel mondo della musica. Da qui nacque anche la sigla dei modelli più famosi, come la serie 25/50 (ad esempio il modello 2555 da 100W).
Oggi però voglio parlarvi di “Marshall Silver” ma non di amplificatori, di un altro apparecchio molto più importante: la radio, e precisamente le radio della Silver-Marshall Inc.
Nel 1924, McMurdo Silver e suo cugino John Marshall decidono di mettersi in affari e fondano la Silver-Marshall, Inc. Il mercato delle radio è in piena espansione, ma c’è un grosso ostacolo: il colosso RCA possiede tutti i brevetti sul circuito supereterodina (il top della tecnologia dell’epoca) e non concede le licenze ad altri produttori per costruire radio complete.
I due cugini trovano un’astuta scappatoia: invece di vendere radio già pronte, iniziano a vendere i singoli componenti. In questo modo, sono i clienti stessi a costruirsi in casa la propria radio supereterodina, aggirando legalmente i blocchi della RCA.
Alla fine del 1925 la Silver-Marshall, Inc. lancia sul mercato la Silver Six, una radio a sei valvole venduta in kit di montaggio.
All’epoca, quasi tutte le radio usavano i trasformatori audio per amplificare il suono. La Silver Six, invece, utilizza un circuito insolito basato su resistenze e condensatori posizionati strategicamente tra le valvole. Questa scelta permette di sfruttare al meglio una valvola nuovissima appena uscita sul mercato, la UX-240, che ha una capacità di amplificazione quasi quattro volte superiore rispetto alle valvole standard dell’epoca.
Non solo. Fino a quel momento, inserire una valvola in una radio era una mezza impresa. Si usavano i vecchi zoccoli “UV” con attacco a baionetta: bisognava centrare un piolo laterale, spingere e ruotare la valvola in senso orario per bloccarla.
La Silver Six adotta invece i nuovi zoccoli “UX”: la valvola si inserisce semplicemente a pressione. Per evitare errori, due dei quattro piedini sono più grandi, impedendo fisicamente di inserire la valvola nel verso sbagliato.
La Silver Six si basa sul circuito TRF (Tuned Radio Frequency, a radiofrequenza sintonizzata), l’unico libero da brevetti. È proprio grazie alla tecnologia TRF che in quegli anni nascono come funghi centinaia di piccole aziende radiofoniche, spesso nate a casa di qualche appassionato, anche se la maggior parte fallisce nel giro di poco tempo.
La Silver Six, inoltre, è un apparecchio enorme e funziona a batteria: le dimensioni generose sono dovute proprio alla presenza di ben sei valvole, una in più rispetto alle classiche radio a cinque valvole del periodo.
Per questa ragione, qualche anno dopo la Silver-Marshall, Inc. produce un nuovo apparecchio Silver ma a 4 valvole, a griglia schermata, le famose 224: stessa potenza in minor spazio.
Ed è a questo punto della storia che entra prepotentemente il documento postale protagonista di questo sfizio, un foglio A4 piegato in formato A5 e quindi con quattro facciate, regolarmente spedito per posta il 21 aprile 1929 da Milano (il bollo postale specifica l’ufficio postale n.25, a corso di Porta Vittoria).
Mittente è A. Salvadori, un rivenditore esclusivo per l’Italia e le colonie degli apparecchi della Silver-Marshall, Inc., con sedi a Milano (in via Crivelli 6), a Roma (in via IV Novembre 158 e in via della Mercede 34) e a Torino (a piazza Castello). Destinatario è una ditta a Cava dei Tirreni, Salerno.
L’opuscoletto pubblicitario reclamizza la nuova Silver a 4 valvole e ne fornisce ampie e dettagliate descrizioni tecniche e istruzioni di montaggio.
Naturalmente, tralascio di trascrivere tutto, sarebbe inutile, lungo, noioso da leggere, anche perché è tutto facilmente leggibile già dalle scansioni.
L’apparecchio veniva venduto a 6000 Lire.
Il sito inflationhistory.com, che si basa su fonti ISTAT, calcola che 6000 Lire nel 1929 corrispondono oggi a 6325,56 €.
Il Sole 24 Ore, che basa il proprio calcolo non su una semplice conversione ma sul potere d’acquisto del denaro in relazione all’Indice dei prezzi al consumo, fornisce come risultato 5451,89 €.
Diciamo che, facendo una media alla cafona maniera, otteniamo circa 5900 €.
Chi si poteva permettere all’epoca un apparecchio del genere? Certamente, non tutti. Anche perché non solo dovevi spendere tutti quei soldi, ma te la dovevi anche montare! E un minimo di dimestichezza con transistor e valvole era richiesto, non c’erano mica le istruzioni dell’Ikea!
Una nota la merita stavolta l’affrancatura. Quel testone di profilo di Giulio Cesare abbiamo imparato a rinvenirlo nella corrispondenza dell’epoca con valore facciale di 20 centesimi e di colore rosso. Qui invece è violetto scuro e con facciale di 7 centesimi e mezzo. Ma che tariffa postale è??
Ebbene, si tratta di una tariffa postale ben precisa, denominata “pieghi di libri”, introdotta il 1° gennaio 1924, e che prevedeva l’invio di stampe “sottofascia” ovvero con l’obbligo di inserire i libri o gli opuscoli in un imballaggio non sigillato e facilmente ispezionabile.
Il costo di ciascun scaglione di 50 grammi era appunto di 7 centesimi e mezzo, sino a un massimo di 700 grammi.
Ma la Silver-Marshall, Inc. che fine fece? È ancora attiva?
Per tutti gli anni Venti la Silver-Marshall cresce, vende kit e, proprio alla fine del decennio, decide di fare il grande salto iniziando a produrre enormi e costose radio da salotto (“consolle”) alimentate a corrente alternata, come appunto quella reclamizzata nel nostro opuscoletto.
Il tempismo è disastroso: nell’ottobre del 1929 il crollo di Wall Street dà il via alla Grande Depressione.
Nel 1932 l’azienda dichiara bancarotta.
Silver non si arrende. Fonda la McMurdo Silver, Inc. e si mette a produrre radio di lusso ad altissima fedeltà (la celebre serie Masterpiece), sfidando direttamente il re delle radio personalizzate, E.H. Scott.
Anche questa avventura fallisce: dopo aver lanciato il Masterpiece VI tra il 1937 e il 1938, l’azienda fallisce di nuovo.
Beffa delle beffe, i beni dell’azienda vengono acquistati proprio dal suo rivale, E.H. Scott, che rimetterà in commercio una versione economica del Masterpiece usando il proprio nome.
Negli anni successivi Silver lavora come dipendente per altre aziende di elettronica. Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale ci riprova per l’ultima volta fondando la McMurdo Silver Company, focalizzandosi su apparecchi di test per laboratori e attrezzature per radioamatori.
Schiacciato dai debiti e dai continui fallimenti, McMurdo Silver si toglie la vita nel 1948, a soli 45 anni.
Nonostante questa fine tragica, le radio che McMurdo Silver ha progettato restano ancora oggi capolavori di ingegneria, oggetti affascinanti e tra i pezzi più ricercati e preziosi nel mondo del collezionismo d’epoca.
Così come anche questo nostro opuscoletto spedito per posta.
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