
Si sa, il cameratismo militare è sempre esistito ed è, almeno come positivo concetto base, un legame di profonda solidarietà e lealtà che nasce tra soldati costretti a condividere condizioni di vita estreme e pericoli.
Il “problema” è che questo spirito, spesso o a volte, esalta a sproposito l’identità maschile a tal punto da alimentare una cultura tossica fatta di sessismo ed esclusione verso le donne o chiunque non rientri nello stereotipo dominante, nel maschio alpha.
Da lì, una serie di scherzi, battute e battutine che, certamente, non sono molto edificanti per chi le fa e per chi le condivide.
E se tutto questo è vero ai giorni nostri, ancor più lo era ottant’anni fa quando la società era ben diversa da quella odierna, quando era normale che le donne non avessero diritto di voto, quando era normale che le donne stessero a casa a sfornare figli uno dopo l’altro.
In quel contesto altrettanto normale è il documento postale di cui ci occupiamo in questo sfizio, una comune cartolina postale in franchigia per le forze armate della Seconda guerra mondiale, come tante altre ne abbiamo viste nelle pagine di questa rubrica.
La cartolina risulta spedita il 29 marzo 1941. Lo possiamo notare nel lato contenente il messaggio, in basso a destra. Il mittente ha fatto un segno di croce, e ha inserito in ogni quadrante giorno, mese, anno, e anno dell’era fascista (E.F.).
Accanto alla croce con la data, sulla sinistra, il mittente ha scritto “Bordo“, a indicare il fatto che si trovava a bordo di una nave. Il mittente è infatti un mitragliere della Regia Nave Taranto, un incrociatore leggero proveniente dalla marina austriaca (SMS Straßburg, varato il 1° ottobre 1912).
La cartolina, peraltro, riporta anche il bollo in gomma in dotazione alla nave, “R. INCROCIATORE * TARANTO”.
All’inizio del secondo conflitto mondiale la nave si trovava di stanza a Brindisi impegnata a piazzare mine in mare.
Nella primavera del 1941, dopo una missione nell’Alto Adriatico, la nave rientrò a Brindisi il 10 aprile.
Successivamente partecipò attivamente all’invasione della Jugoslavia e della Grecia. Il 20 luglio bombardò le coste adriatiche per proteggere i soldati italiani durante gli sbarchi che portarono all’occupazione delle isole Ionie.
Nell’agosto del 1941 la nave ottenne il prestigioso ruolo di Nave Ammiraglia della Forza Navale Speciale. Subito dopo si trasferì alla Spezia per alcuni lavori di riparazione, tornando operativa a dicembre dello stesso anno.
Nel 1942, dopo un periodo passato a Livorno per delle esercitazioni, la nave fu tolta dal servizio attivo a dicembre, messa in “riserva” e ormeggiata nuovamente alla Spezia.
La fine della nave fu drammatica e movimentata. Il giorno dopo l’armistizio, il 9 settembre 1943, l’equipaggio la autoaffondò per evitare che i tedeschi la catturassero.
Le forze tedesche allora la tirarono su per usarla come blocco stradale marittimo nella diga del porto.
Il 23 ottobre 1943 gli aerei alleati la colpirono e la fecero affondare di nuovo.
I tedeschi la rimisero a galla, ma un altro raid aereo alleato il 23 settembre 1944 la distrusse definitivamente.
Al termine della guerra, i resti dello scafo furono recuperati un’ultima volta per essere demoliti.
Il 29 marzo 1941, quindi, quando il mitragliere Salvatore scrisse questa cartolina, l’incrociatore Taranto si trovava in missione nell’Alto Adriatico, anche se non ancora in combattimento. E questo è confermato anche dal morale, alto, altissimo, dei militari che parteciparono alla stesura del testo della cartolina.
La cartolina è indirizzata al Comando Federale G.I.L. Femminile di Pescara.
E adesso capiremo anche perché.
È infatti arrivata l’ora di leggere il testo.
«Comando G.I.L. Femminile “Pescara”
Tre baldi marinai, rivolgiamo a cotesto Comando una semplice preghiera: Saremmo ben lieti di poter avere tra voi camerate una “Madrina di guerra” onde confortarci nei momenti tristi e spronarci sempre più negli ardimenti. Le interessate potranno scrivere ai seguenti indirizzi:
Mitragliere Rosa Salvatore – Natoli Angelo
Sottocapo Artificieri Bellafante Giorgio
Tutti Reg. Nave “Taranto” M. M. Roma.
Saluti fascisti.»
Hai capito i baldi marinai??
Andavano cercando una camerata che li potesse confortare! Una madrina di guerra, sottolineato e tra virgolette!
Anche perché la figura della “madrina di guerra”, esistente già nella Prima guerra mondiale, dava conforto epistolare ai soldati, ma qui i “tre baldi giovani” forse volevano qualcosa di più?
Le organizzazioni femminili del regime fascista, e altre associazioni, sollecitarono o costrinsero le giovani coetanee dei militari a intraprendere questa rilevante attività di sostegno. Si trattò di un intervento assistenziale che si configurò, contemporaneamente, come una dinamica di mutua sopravvivenza per le donne e per i soldati.
E non solo. La richiesta era chiarissima, ma i tre baldi marinai mica si accontentavano della prima arrivata. Eh no! Avrebbero fatto una specie di casting! «Le interessate potranno scrivere…» significava proprio questo!
Si noti che la cartolina venne controllata dalla censura (presente un bel bollo rettangolare al verso). Chissà che avrà pensato il controllore!? Di certo non c’ha trovato nulla di male, perché nessuna parola è censurata. Avrà forse pensato che una madrina di guerra avrebbe potuto confortare anche lui?
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