
Una domanda che mi viene spesso rivolta è: come si vedono i segni della censura postale?
La risposta è in fin dei conti semplice e banale, ma credo che un’immagine valga sempre più di mille parole.
È sufficiente, infatti, osservare la cartolina sotto il riflettore in questo sfizio, una comunissima cartolina postale in franchigia per le forze armate della Seconda guerra mondiale, una di quelle fornite alle truppe per scrivere gratuitamente a casa.
Come è possibile vedere, diverse parole del testo sono state deliberatamente cancellate con inchiostro azzurro. Osservando la cartolina a luce radente, a luce passante, o in qualsiasi posizione, non si riesce minimamente a risalire alle parole cancellate dalla censura.
A volte si trattava soltanto di sviste da parte dell’ignaro mittente, che magari si lasciava andare a scrivere informazioni che, se la cartolina cadeva in mani nemiche, avrebbero potuto compromettere il suo intero reparto.
E visto il contenuto, forse, andò proprio così: vediamolo subito.
«15.9.44 – Cara … Io scrivo questa cartolina ma non sò quando potrà partire perché dove son io ora il servizio postale è difficile. Il [censurato], completamente e [censurato] che è una bellezza. Ma non ti impressionare. Sono pochi giorni e già ho fatto l’abitudine. Io e le [censurato] siamo diventati amici. E tu cosa fai? L’unica soddisfazione è quella di sapere che delle persone ci ricordano. Saluti affettuosi. Scrivi spesso. Pino»
Sarebbe molto interessante sapere cosa è stato censurato, cosa è “una bellezza” e con chi è diventato amico Pino.
Ma a parte la censura, questa cartolina ha molto altro per cui essere interessante.
Anzitutto osserviamo che il motto mussoliniano prestampato sulla cartolina, “Nel combattimento chi esita, cade” è stato cancellato. Così come è stato cancellato il fascio littorio presente al centro della stessa, a mo’ di divisorio.
Tutto questo è compatibile con la data di spedizione della cartolina, 15 settembre 1944: il regime fascista è caduto il 25 luglio di un anno prima, e l’8 settembre 1943 è stata resa nota la firma dell’armistizio tra il Regno d’Italia e gli Alleati.
A quel punto, come noto, l’Italia si spaccò in due, con il Re e Badoglio in fuga a Sud, già controllato dagli Alleati, mentre i tedeschi occuparono il Nord, dove Mussolini creò la Repubblica Sociale Italiana.
Ma le informazioni che ci fornisce la cartolina non si fermano qui.
Osserviamo infatti che la stessa reca il bollo di partenza “POSTA MILITARE N. 179”.
L’ufficio di Posta Militare n.179, a seguito del Comando 210a Divisione Fanteria, in quel momento era attendato nei dintorni di Tavarnelle Val di Pesa (Firenze).
Va tuttavia detto che questi reparti erano stati impiegati dal 6 maggio al 16 giugno 1944 sul fronte di Cassino prima (attendati intorno al Garigliano) e di Anzio poi.
Non erano militari seduti dietro una scrivania.
Osserviamo inoltre che il sottotenente Pino era inquadrato nel 5° Reparto Salmerie.
Immaginate sentieri impervi, fango e pareti di roccia dove nessun mezzo a motore poteva sperare di arrivare. È in queste condizioni che operò il 5° Reparto Salmerie, un’unità logistica straordinaria che gli Alleati chiamavano 5th Pack Mule Group.
Lo scenario è il peggiore possibile: lungo la Linea Gustav.
Lì, sulle montagne intorno a Montecassino, giorno e notte, sfidando il fuoco nemico e il gelo, i conducenti e i loro muli del 5° Reparto Salmerie risalivano i crinali montani portando sulle spalle tutto ciò che serviva per sopravvivere e combattere: munizioni per l’artiglieria, viveri per le truppe isolate, medicinali per i feriti in prima linea.
Quindi, forse, quella parola censurata quando Pino scrive «Io e le [censurato] siamo diventati amici» forse è proprio “mule”.
Pino non era su un fronte qualsiasi. Si trovava laddove si giocavano le partite più cruente di tutta la Seconda guerra mondiale: prima la Gustav, poi Anzio, infine la guerra civile del centro nord Italia.
E, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che il reparto in cui era inquadrato Pino fosse di supporto alle truppe alleate (per la precisione, la V Armata), lo confermano i due bolli in doppia lingua, italiano e inglese, “Verificato per Censura / Censured” e “Il Comandante il Reparto / Unit Commander“.
Nel database dei dispersi e caduti della Seconda guerra mondiale a cura del Ministero della Difesa risulta un Beppino Cappellani deceduto in Austria il 9 aprile 1945, ma non ho la certezza che si tratti della stessa persona.
Con la stessa data di nascita, anche negli Arolsen Archives risulta un Cappellani Giuseppe, ma i tredici documenti presenti nel suo fascicolo 303.119 non sono consultabili online.
La cartolina, diretta a Roma alla gentilissima signorina Marisa, reca infine un ultimo bollo di censura, quel rettangolo entro cui troviamo la sigla CCM (ovvero Commissione Censura Militare) e il numero del censore, 234. Questa era una censura esclusivamente italiana.
Non sappiamo quando questa cartolina giunse nelle mani di Marisa. Così come non sappiamo se la cartolina risulta deteriorata per cause postume o coeve al trasporto della posta in quel periodo. Sta di fatto che abbiamo davanti un pezzo di Storia, quella con la “S” maiuscola.
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