
Avviso prima di iniziare: in questo sfizio vi sono diversi riferimenti a marchi commerciali. Non si tratta di pubblicità, non si promuove alcun prodotto o alcuna ditta: i nomi citati sono solo funzionali alla storia che racconteremo oggi.
Se io oggi volessi comprare un’automobile Opel, che faccio? Scrivo una lettera al Sig. Opel e gliela ordino? Certo che no. A parte che Adam Opel è morto e sepolto da oltre un secolo, oggi per comprare un’auto vado in una concessionaria, è ovvio.
Eppure c’è stato un tempo in cui per acquistare un prodotto semplicemente si scriveva una cartolina.
Una cartolina è infatti la protagonista dello sfizio di oggi. Diretta a Omegna, prov. di Novara (il mittente commette l’errore di collocarla in provincia di Savona), venne spedita da Roma il 22 luglio 1946 dal Sig. Nicola Vollero, titolare di un negozio di articoli di casalinghi ad angolo tra via Rattazzi e via Re Boris di Bulgaria, in zona Stazione Termini.
Precisiamo che a Roma via Re Boris di Bulgaria non la trovate più su Google Maps. La via intitolata al sovrano bulgaro venne soppressa (come tante) nel 1946, quando si cercò di passare lo straccio su quanto legava ancora al regime fascista. Oggi quel tratto di strada equivarrebbe a piazza Manfredo Fanti, e all’incrocio con via Rattazzi insiste un negozio di abbigliamento per bambini.
Sono momenti delicati, quelli, per il Paese. Il 2 giugno il popolo italiano sceglie con un referendum la Repubblica come forma dello Stato; il 25 giugno Vittorio Emanuele Orlando inaugura i lavori dell’Assemblea costituente; il 13 luglio Alcide De Gasperi vara il suo governo retto da una coalizione formata da DC, PCI, PSIUP e PRI; il 19 luglio a Parigi si apre la conferenza della pace.
Si cerca di ripartire.
Questo dunque il contesto entro cui il Sig. Nicola scrive la sua cartolina.
A chi?
Al Sig. Ingegner Emilio Lagostina, Fabbrica posaterie, Omegna.
Ma chi, Lagostina “quello delle pentole”?
Sì, proprio lui.
Ma che c’entrano le posate?
E adesso lo scopriamo.
L’azienda nasce a Omegna nel 1901 quando Carlo Lagostina e suo figlio Emilio acquistano una piccola fabbrica di posate in ferro stagnato.
Le posate prodotte in quel periodo, pesanti e ricche di ornamenti, erano infatti realizzate con una base in ferro e un sottile rivestimento in stagno per evitare la ruggine.
Lo stagno, però, si consumava facilmente, lasciando il ferro esposto all’ossidazione.
Sotto la guida del nipote Massimo Lagostina, nel 1933 l’azienda inizia a lavorare acciaio inossidabile, allora materiale nuovo e innovativo per la cucina, che presenta maggiore resistenza alla corrosione, una superiore igiene rispetto al ferro stagnato, una maggiore durata nel tempo, e un’estetica lucida ed elegante.
Lagostina è tra le prime in Italia e nel mondo a produrre pentole in acciaio di alta qualità.
Con l’idea che la qualità degli strumenti influisce sulla qualità del cibo, a partire dalla fine degli anni ’50 Lagostina abbandona completamente il ferro stagnato, viene sviluppato il famoso fondo termodiffusore Thermoplan, e soprattutto viene lanciata la pentola a pressione che rivoluziona la cucina casalinga e diventa un simbolo del marchio.
Negli anni ’60 lo spot pubblicitario “La Linea”, con l’originale e geniale personaggio (un omino che avanza lungo una linea apparentemente senza fine, della quale lui stesso è parte integrante) creato dal fumettista Osvaldo Cavandoli, entra nella memoria collettiva degli italiani grazie alla fortunata trasmissione televisiva Carosello.
Il resto è storia recente.
Quindi, è assolutamente normale che nel 1946 il Sig. Nicola scrivesse alla Fabbrica Posaterie Lagostina.
Leggiamo il testo della cartolina.
«Gent.mo Ing. Lagostina,
A Napoli ho saputo che avete anche posate di seconda scelta: se così fosse, servono un po’ di casse anche a me. Prego farmi conoscere il prezzo per poterne commissionare (a prezzo ridotto per concorrere sulla piazza). Intanto raccomando spedire subito l’ordinazione delle posate già fatta. Possibilmente, per far presto, a mezzo spedizioniere (1000 lire al ql.) perché già sprovvisto.
Distinti saluti, Vollero Nicola.»
La Lagostina, in quel momento, evidentemente produceva posaterie in grandissima quantità, tanto da riuscire a fornire posate di prima e di seconda scelta.
E un negozio, ubicato in zona centralissima, che vende articoli casalinghi, ovviamente, non poteva esserne sprovvisto.
Cosa avrebbe risposto “La Linea” a questa richiesta?
Con il suo carattere un po’ irascibile, sempre a riprendere il suo fumettista che non provvede a trovare una soluzione agli ostacoli che si presentano sulla linea, avrà inviato le casse di posate di seconda scelta al sig. Nicola?
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