LE VUOLE 450 PECORE?

LE VUOLE 450 PECORE?

La pastorizia in Sardegna è molto più di un’attività economica: è una colonna portante della storia, dell’identità e del paesaggio dell’isola. Affonda le sue radici nella civiltà nuragica (II millennio a.C.) e da allora non ha mai smesso di modellare la vita rurale sarda.

In Sardegna vi è la più alta concentrazione di ovini in Europa. Qui si allevano soprattutto “pecore sarde”, razza autoctona resistente e molto produttiva, e capre.
L’allevamento è estensivo: gli animali pascolano liberi su vaste aree di macchia mediterranea e pascoli naturali, il che influisce in modo decisivo sulla qualità del latte.

Dal latte di pecora nasce infatti il prodotto simbolo della regione, il “Pecorino Sardo” e soprattutto il celebre “Pecorino Romano DOP” la cui produzione, pur chiamandosi “romano”, per oltre il 90% avviene in Sardegna.

Uno degli aspetti più caratteristici di questo allevamento è la transumanza, lo spostamento stagionale delle greggi lungo una millenaria rete di sentieri pastorali, in estate verso le montagne più fresche (Gennargentu, Supramonte), e in inverno verso le pianure e le coste.

La pastorizia ha generato anche forti tensioni sociali: conflitti storici tra pastori e agricoltori, faide e banditismo in Barbagia e nel Nuorese, proteste per il prezzo del latte (come nel 2019, quando i pastori rovesciarono il latte sulle strade).

Questi episodi riflettono una economia fragile, dipendente dai mercati globali del formaggio, ma anche da altri fattori quali il cambiamento climatico o lo spopolamento rurale. Ma questa economia sta oggi anche rinascendo grazie a produzioni biologiche e DOP, l’uso di una filiera corta, e indirettamente grazie al turismo rurale legato agli agriturismi.

Inquadrato l’ambito e il contesto, veniamo al dunque, al documento postale di oggi, una cartolina postale di 5 centesimi spedita il 21 agosto 1910 da Decimomannu, un comune a una decina di km a nord ovest da Cagliari.
Destinatario della cartolina un marchese di Barumini.

Barumini, comune della Marmilla, nella Sardegna centro-meridionale, è immersa in un paesaggio di colline e prati tipici dell’entroterra sardo, dove la pastorizia è tradizione secolare e da sempre rappresenta una delle attività economiche principali per molte famiglie rurali.

Anche se Barumini è soprattutto conosciuta per il sito archeologico nuragico di Su Nuraxi, la vita rurale intorno al paese continua a intrecciarsi con la pastorizia, tanto da essere un polo attrattivo anche per l’intero comparto mediante l’organizzazione di esposizioni e rassegne di ovini di razza sarda, molto partecipate.

Non stupirà, allora, più di tanto il testo della cartolina, eccolo.

«Decimomannu 21/8 -10
Ill.mo Sig. Marchese Zappata, Barumini
Vengo a presentarle un affare che alla S. V. I. deve essere di convenienza.
Un proprietario di mia conoscenza desidera disfarsi del bestiame ovino in numero di circa 450 capi. Certo in queste sono comprese le giovani e le anziane, sia di un’età media; le lascerebbe a un prezzo assai discreto, a £ 18 o 19 il capo. Ora il bestiame nei principi di azienda è quello che fornisce magior lucro e ad Ella con i pascoli che tiene sarebbe assai conveniente trattare l’affare di occasione. Tanto che essendovi il caseificio in Barumini Ella avrebbe un lucro sulla vendita del latte. La razza è buonissima sono pecore fonnesi. Spero che l’Eccel.za Vostra vorrà darmi un riscontro a questa mia acciocché io possa verso questo proprietario assicurarlo; giacché questi desidera nei primi di Settembre togliere il bestiame dalla tenuta. Spero vorrà gradire questa mia proposta e riverendola mi creda dev.mo Frattini Pio.»

“Pecore fonnesi” lascerebbe intendere una specifica razza ovina originaria di Fonni (Nuoro), ma per quanto mi sia impegnato nella ricerca non ho trovato alcuna razza specifica “fonnese”. Una razza canina sì, ma non ovina.
Se eventualmente qualche lettore dovesse saperne di più, è il benvenuto.

E poi… 450 pecore!
Anche fossero 18 Lire a capo, parliamo di un investimento di 8.100 Lire! L’equivalente di circa 35/40.000 Euro odierne!
Beh, sì, forse il marchese destinatario della cartolina forse se lo poteva permettere…

“Zappata” o “Zapata” di Barumini era un’antica famiglia aristocratica spagnola che, sin dal XVI secolo, stabilì un proprio feudo in Sardegna comprensivo dei territori di Barumini, Las Plassas e Villanovafranca.

La testimonianza più tangibile dell’importanza di questo casato a Barumini è Casa Zapata, la maestosa residenza gentilizia (costruita tra fine XVI e inizi XVII secolo) che la famiglia eresse in posizione dominante sul borgo. L’edificio è oggi un polo museale che unisce archeologia (con resti nuragici scoperti sotto la casa), storia ed etnografia.

Tecnicamente non è nota la concessione formale di “marchesato” da parte della Corona (come nel caso dei titoli maggiori), ma nel linguaggio e nei documenti privati del tempo questo predicato fu comunemente adottato dalla famiglia per indicare il proprio grado e la propria importanza locale.

Tra i membri più noti della dinastia Zapata legati a Barumini possiamo citare sicuramente Don Antonio Zapata Brondo (fine XVII-1749) che dal 1713 iniziò ad utilizzare diffusamente il titolo di “marchese di Barumini e Villanovafranca”.

Ma soprattutto Don Lorenzo IV Zapata D’Aurelio (1874-1946), ultimo barone di Las Plassas, barone di Capoterra e Sarroch, detto marchese di Barumini e Villanovafranca, scrittore, genealogista e figura culturale nell’isola; la moglie, Marchesa Concetta Ingarao Zapata, è ricordata a Barumini anche per il dono di beni al comune e per il suo impegno sociale locale. La coppia non ebbe eredi, e la linea diretta della famiglia Zapata in Sardegna terminò con la morte di Don Lorenzo.

Appare quindi chiaro che il destinatario della nostra cartolina era proprio Don Lorenzo, ultimo esponente della famiglia Zapata.

Ultima nota in merito al bollo postale.
Come potete osservare, la cartolina postale non reca il bollo di partenza di Decimomannu, ma il bollo “AMB. GOLFO ARANCI – CAGLIARI (B)”.
Che c’entra Golfo Aranci?

La dicitura del bollo, “Ambulante Golfo Aranci – Cagliari”, indica che la nostra cartolina è stata impostata direttamente alla stazione ferrovia di Decimomannu che si trovava (e si trova) lungo la linea ferroviaria principale che collega Cagliari a Golfo Aranci.

E, nello specifico, è stata impostata direttamente nella cassetta postale presente lungo la fiancata di una speciale carrozza denominata appunto “ambulante postale”, un ufficio postale a tutti gli effetti allestito all’interno di una carrozza ferroviaria.
La corrispondenza impostata nell’ufficio ambulante veniva bollata dagli addetti utilizzando due bolli, il bollo A per la rotta da Cagliari a Golfo Aranci, e il bollo B per la rotta inversa.

La nostra cartolina, quindi, riportando il bollo B, venne impostata sul treno che da Golfo Aranci andava a Cagliari, ma dal momento che Barumini si trova a nord di Decimomannu la nostra cartolina è arrivata a Cagliari e da lì è ripartita con il treno successivo verso Golfo Aranci, “scendendo” a Sanluri per poi risalire sulla tratta Villacidro-Isili che ferma appunto a Barumini.

Con tutto ciò, la cartolina arrivò comunque a Barumini il 22 agosto, il giorno dopo la partenza.
E in una terra dove vive lo stereotipo dell’arretratezza delle linee di comunicazione, per l’epoca doveva essere una sorta di record.

Infine, le avrà acquistate le pecore il marchese Don Lorenzo?
Chi lo sa.
Certo è che proporre una trattativa di alcune equivalenti decine di migliaia di Euro affidandola a una cartolina significava avere profonda fiducia nel mezzo postale.

Riproduzione riservata.

I commenti sono chiusi.

©2018-2025 Sfizi.Di.Posta - Riproduzione riservata - Tutti i diritti riservati | Privacy | Copyright | WordPress Theme: Chilly