
Da qualche settimana a questa parte tiene banco su tutti i rotocalchi mass-mediatici la storia della “famiglia del bosco” di Palmoli, Chieti.
Vi tranquillizzo subito: non ho nessunissima intenzione di parlare di questo e/o di esprimere giudizi o fare considerazioni sulla questione.
Tuttavia, sul desiderio di vivere a contatto diretto con la natura non potevo non trovare un parallelismo nella vicenda che sto per raccontarvi e che, invece, affonda le sue radici a circa cent’anni fa.
Ci troviamo in Svizzera, nel Canton Ticino, e precisamente a Monte Monescia, poi ribattezzato in Monte Verità, nelle colline circostanti la città di Ascona.
Qui, nei primi del Novecento, i fratelli Gusto e Karl Gräser (dalla Transilvania), la pianista Ida Hofmann (dal Montenegro) e Henry Oedenkoven (da Anversa) fondarono la prima colonia di naturisti della storia.
Si trattava di una comunità ispirata a un modello di vita alternativo che contemplava il ritorno alla natura, la necessità di una dieta vegetariana, i bagni di sole, a volte il nudismo, e l’adesione alla filosofia teosofica, in contrapposizione al capitalismo da un lato e al comunismo dall’altro.
Una visione anarchica e utopica della vita: una sorta di figli dei fiori ante litteram!
Frequentatori di Monte Verità furono molti personaggi della cultura del tempo, tra cui Herman Hesse (che vi soggiornò a lungo e la cui esperienza trasferì nel suo romanzo intitolato, appunto, “Monte Verità”), Max Weber, Erich Maria Remarque, Karl Gustav Jung, Erich Mühsam, Filippo Franzoni.
Tra gli ospiti si registrano anche la ballerina Maja Lex e la coreografa Dorothèe Günther (moglie di Carl Orff, il celebre compositore tedesco dei “Carmina Burana”), entrambe amiche della baronessa Maria Myriam Blanc, scultrice e fotografa.
Nata a Roma nel 1911, giovanissima la Blanc venne invitata a visitare e frequentare Monte Verità. Un ricco album fotografico, con 78 foto in bianco e nero da lei scattate, e oggi conservato presso “Il museo del louvre Photographs” al Ghetto a Roma, testimonia la presenza della Blanc a Monte Verità e la sua frequentazione con le amiche.
Tuttavia, la baronessa Myriam era figlia dell’ambasciatore italiano in Turchia e senatore, il barone Alberto Blanc (1835-1904): non c’era e non poteva esservi spazio per queste “frivolezze”.
Il 25 aprile 1932 Myriam Blanc sposò il conte Ottaviano Vimercati Sanseverino, figlio del conte Roberto Vimercati Sanseverino (proprietario della Pietà Rondanini, la statua di Michelangelo Buonarroti) e della principessa Ottavia Maria Francesca Rospigliosi.
Testimone di nozze fu il principe ereditario italiano Umberto di Savoia (futuro re Umberto II); tra gli ospiti si registrò la presenza di Guglielmo Marconi.
Nozze sfarzose, dunque, celebrate nella cappella privata di Villa Taverna a Roma.
Stante questo contesto non stupisce il documento postale protagonista dello sfizio di oggi, una cartolina spedita il 6 dicembre 1940 dalla Casa Editrice Marzocco di Firenze e diretta, appunto, a Myriam Blanc a Roma.
Il testo: «Gentile Signora, l’Almanacco della Donna Italiana stamperà quest’anno una lista completa delle donne intellettuali o artiste, accompagnata da luogo di residenza, indirizzo, e brevi cenni sulle principali opere o attività. Vi saremmo grati se voleste aggiornarci, brevemente e con chiarezza, sul vostro “curriculum vitae”, evitandoci così spiacevoli omissioni. Occorre però che ci mandiate al più presto queste notizie. Vi ringraziamo, con saluti distinti.»
Cos’era l’Almanacco della Donna Italiana?
La pubblicazione viene fondata a Firenze nel 1920 su iniziativa dell’editore Bemporad e va in stampa fino al 1943. La direzione è affidata inizialmente a Silvia Bemporad, che la mantiene fino al 1936, per poi passare a Gabriella Aruch Scaravaglio fino al 1938. In seguito all’emanazione delle leggi razziali, nel 1938 la casa editrice dovette cambiare nome in Marzocco (la famiglia Bemporad era ebrea), e la guida della rivista viene assunta da Margherita Cattaneo.
Rivolto principalmente a un pubblico femminile borghese e a lettrici emancipate, l’almanacco dedica nella sua prima fase ampio spazio a temi politici e sociali, soprattutto legati alle ambizioni professionali e culturali delle donne, con rubriche dedicate ai movimenti femminili. Non mancano inoltre contributi di carattere artistico e letterario.
Nel biennio 1936-38, la nuova direzione apporta modifiche al formato, alla grafica e al layout, adattandoli al gusto e allo stile del periodo fascista. Pur allineandosi alle posizioni ufficiali del regime, la rivista conserva comunque una certa libertà per quanto riguarda le questioni letterarie e il dibattito sulla condizione femminile. Nell’ultima fase, la struttura editoriale diventa più snella: si riduce l’attenzione agli aspetti politici e aumenta invece lo spazio dedicato ai contenuti letterari e alle collaborazioni artistiche.
Ed è quindi citata Myriam Blanc sull’Almanacco?
Certo che sì.
Se andiamo a prendere l’edizione del 1941 (la si trova digitalizzata online), ovvero quella immediatamente susseguente alla richiesta riportata sulla nostra cartolina del dicembre 1940, a pag.350 leggeremo, nel capitolo dedicato alle scultrici:
«BLANC MYRIAM. – Roma, Via Po, 27. – Nata a Roma. Scultrice. Diplomata volontaria della Croce Rossa. Pubblicista. Opera principale : Atlante musicale (ed·. Sansoni). Ha esposto a Palazzo Doria nel 1936.»
Ultima nota riguarda l’indirizzo della Blanc.
La cartolina, come detto, è diretta a Roma, all’indirizzo riportato anche sull’Almanacco, ma a Roma la Blanc all’epoca già non c’era più. Qualcuno ben informato all’ufficio postale annotò l’indirizzo alternativo della Blanc a Viareggio, ma subito venne corretto con un indirizzo tedesco e quindi inoltrata in Germania, con tanto di bollo di censura in arrivo in territorio tedesco.
In Germania, quindi, sì, ma non in un posto qualunque: l’indirizzo riportato è 16 Kaulbachstraße, Güntherschule, München.
La Güntherschule di Monaco era una scuola di ginnastica, danza e musica fondata nel 1924 da Dorothee Günther e Carl Orff, che ha svolto un ruolo significativo nello sviluppo della pedagogia elementare della musica e del movimento ed è considerata la culla dell’Orff-Schulwerk. Era nota per il suo approccio innovativo, basato sulla combinazione di ritmo, movimento e musica. Dal 1927 vi insegnò danza Maja Lex.
Dopo la Seconda guerra mondiale, l’eredità della scuola è stata portata avanti in diverse forme e l’edificio originale in Kaulbachstraße 16 funge dal 1990 da centro per questa pedagogia. Oggi ospita l’Orff-Zentrum München.
Quindi, Dorothèe Günther e Maja Lex!
Le amiche dei tempi di Monte Verità!
E tutto torna.
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