
E anche quest’anno, piano piano, ci avviciniamo alle feste di Natale.
Le nostre menti si riempiono di pensieri e di cose da fare, apparentemente insormontabili: e devo fare i regali, e cosa preparo per il pranzo del 25, e devo fare l’albero che abbellirò la sera del 24 e smonterò il giorno prima di Pasqua, e dove vado in settimana bianca, e dove vado a trascorrere il cenone del 31, e cosa-dove-quando-perché.
E quando finisce tutto, che diciamo? Ecco, anche questo Natale lo abbiamo archiviato! Quasi a tirare un sospiro di sollievo! Quasi vittoriosi per aver sconfitto il nemico!
Certo, raccontato così sembra quasi di stare in guerra…
Ebbene, forse non ci rendiamo conto che in un tempo non tanto così lontano qualcuno il Natale lo trascorreva davvero esattamente così: in un campo per prigionieri di guerra.
È l’11 dicembre 1944. Ottantuno anni fa. Ottantuno, non ottocentouno.
Una lettera parte da Roma. Chi scrive è Maria il cui cognome riportato sulla missiva è lo stesso del destinatario.
È la sorella? No, è la moglie, è un’insegnante, e lo scopriremo leggendo la lettera.
È una lettera speciale, c’è scritto “Posta per prigionieri e internati civili di guerra”. Non c’è alcun francobollo, solo l’impronta di un timbro-datario di Roma Ferrovia dell’11.12.44 alle ore 12.
E questo è normale. Come già detto altre volte su Sfizi.Di.Posta, in base all’art.38 della Convenzione di Ginevra del 1929 i prigionieri di guerra avevano il diritto di inviare e ricevere corrispondenza gratuitamente.
Talmente grande era il volume della corrispondenza che viaggiava da e per i campi che le varie nazioni coinvolte predisposero apposite cartoline o pieghi, come questo.
Maria ha datato la sua lettera 9 dicembre: o Maria l’ha imbucata due giorni dopo (e non credo) o la lettera è partita due giorni dopo.
In quest’ultimo caso non ci sarebbe nulla di strano. Roma, dopo circa dieci terribili mesi di occupazione tedesca (rastrellamento del Ghetto, Quadraro, via Rasella e Fosse Ardeatine, via Tasso: sono solo alcuni eventi e scenari che solo nominarli viene la pelle d’oca) si stava riprendendo dallo choc, per cui il ritardo di partenza della lettera di due giorni sarebbe più che normale.
Il destinatario è appunto un prigioniero di guerra, Aldo, il marito di Maria.
Aldo, tenente d’artiglieria del Regio Esercito, venne fatto prigioniero dagli Alleati e concentrato nel campo 127, in Gran Bretagna.
Per la precisione, il campo 127 era ubicato in località Potter’s hill, in High Green, il sobborgo più settentrionale di Sheffield, città dello Yorkshire del Sud.
Questo campo, costruito all’inizio della guerra dal comune di Sheffield per collocare la popolazione locale in caso di bombardamenti aerei.
Costituito da 44 caserme contenenti cadauna 6 stanze, a loro volta ciascuna contenenti 9 letti, per un potenziale di oltre 2300 posti letto per altrettanti prigionieri.
Il campo era molto ben strutturato con infermeria (diretta peraltro da un tenente medico italiano), mensa, cappella religiosa, campo da football, biblioteca.
A quanto pare, secondo un rapporto della Croce Rossa Internazionale del novembre 1945 (che contò in quel momento 1145 prigionieri) nessuno ebbe mai a lamentarsi nemmeno del cibo e del vestiario.
Era un campo di lavoro esclusivamente per prigionieri italiani. I prigionieri lasciavano il campo alle 7 del mattino per ritornarvi alle 17. Erano anche pagati, da 9 a 10 scellini a settimana, ed era consentito loro inviare il denaro a casa. La stessa posta funzionava molto bene.
I settori lavorativi erano diversi, ma la maggior parte di loro erano impiegati per il Ministero degli approvvigionamenti, per il Ministero della Guerra e in agricoltura; poche decine di unità lavoravano nel settore del trasporto pubblico.
A questo punto non rimane altro da vedere se non cosa Maria scrisse ad Aldo. Leggiamo insieme.
«Roma 9.12. Caro Aldo, con molto molto piacere ho avuto ieri la tua affettuosa lettera di auguri per Natale, spero che in quel santo giorno tu possa aver ricevuto nostre notizie e perciò la conferma delle tue speranze. In questi giorni sono molto occupata, mamma è andata a Capranica per qualche giorno per i soliti rifornimenti e io fra le lezioni, la casa, il lavoro, le bambine non so dove mettermi le mani; ma fortunatamente riesco a far tutto e ne sono soddisfatta. Le bambine stanno bene, oggi sono in visita, è il compleanno di Glauco Bravin (uno dei miei allievi) e la signora ha dato una piccola festicciola, così sono andate con grande entusiasmo; domani poi abbiamo imbastito una piccola recita e Velia ha il ruolo principale delle bambine, non ti sto a dire come si sente grande. Alina reciterà una poesia vestita da grillo e anche lei non sta nella pelle. Come vedi prevengo i tuoi desideri, anche io ho piacere che le nostre bambine trascorrano un’infanzia serena, e mi sforzo acciocché non abbiano a risentire del doloroso momento che attraversiamo. Avevamo già pensato di metter su il presepe, Paolo Cuomo ci aiuterà a metterlo su e Velia sta già pensando di fare un bello sfondo. La sera della vigilia con grande solennità Alinuccia porterà il bambino nel presepio. Ti saremo molto vicine e pregheremo il Divino Maestro che conceda a tutte le creature la forza e la serenità che ci ha donato. Baci affettuosi e auguri insieme alle piccole. Tua Maria.»


Io ho anche difficoltà a commentare questa lettera…
Quindi, quando al prossimo Natale ne direte di cotte e di crude per non aver trovato un regalo adatto, o al pescivendolo per non avervi fornito le ostriche che desideravate, beh, pensate a questa lettera…
Pensate ad Aldo…
Pensate a Maria…
Ma soprattutto pensate alle piccole Velia e Alina che quell’anno avranno vissuto uno dei momenti più eccitanti che ci possono essere per delle bambine, la recita di Natale, e il loro papà non era tra il pubblico mentre quello degli altri bimbi sì, e questo perché il loro papà era prigioniero in un campo di lavoro a duemila km di distanza…
E pensate anche che in questo preciso momento ci sarà un Aldo, da qualche parte nel mondo, che come il suo omonimo di 81 anni prima è lontano dalla sua famiglia, e questo solo perché qualcuno più potente di lui ha deciso di invadere un paese vicino e di far arricchire i suoi amici fornitori di armi.
Pensateci, pensiamoci, prima di incazzarci per stupidaggini.
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