
Gestione multicanale. Vendita globale. Distribuzione internazionale. Digital store. E-commerce. Marketplace. E così via.
Oggi il commercio viaggia su questi canali e con queste piattaforme e procedure. Amazon ha insegnato, dettato le regole, e le abitudini dei popoli del mondo sono cambiate.
In meglio? In peggio? Non sta a me dirlo, né questo sfizio vuole affrontare temi di economia politica non essendo competente in materia.
Ma che le cose rispetto al passato siano cambiate è, credo, chiaro a tutti.
Facciamo un esempio: voglio comprare una bottiglia di vino. Che faccio?
Ho alcune possibilità: vado al supermercato e acquisto le bottiglie che la grande distribuzione mi fa trovare; vado in enoteca e acquisto vini anche pregiati e ricercati, con eventuali possibili consigli dell’esercente; vado in cantina e acquisto bottiglie di quella cantina o vino alla mescita; oppure acquisto online e trovo un po’ di tutto.
Tante possibilità, tanta offerta, tanta scelta. E un tempo?
Domanda retorica, direte voi. Ebbene, in parte forse sì, ma questo è anche il pretesto per presentarvi il documento postale di oggi, il bollettino di spedizione di un pacco da Lucera (Foggia) ad Amburgo (in Germania) la cui tariffa prestampata sul bollettino stesso (1.75 Lire) era valida per pacchi diretti in Germania, Belgio e Turchia.
Un tempo, una bottiglia di vino, semplicemente, si spediva per posta!
E’ il 19 dicembre 1888, siamo sotto Natale, e a mezzogiorno (“12 M” riportato nel bollo di Lucera) parte questo pacco in direzione di Chiasso dove passerà la dogana per proseguire il suo percorso verso Amburgo.
Il pacco è una scatola dal peso di 2550 grammi. Valore dichiarato: nessuno. Contenuto (in francese): «Échantillons de vin», ovvero «Campione di vino».
In alto, un’avvertenza: «au peril de l’expediteur», ovvero «a rischio e pericolo del mittente».
A Chiasso il pacco giunse il 23 dicembre, alle 3 di notte. Qui, appunto, fece dogana e proseguì il suo viaggio, per giungere ad Amburgo il 25 dicembre tra le 5 e le 6 di notte (“N.” sta per “Nacht“). La notte di Natale.
Ad Amburgo venne effettuato un primo tentativo di consegna il 26 dicembre e un secondo tentativo il 27 quando poi venne effettivamente ritirato. I due timbrini al verso attestano appunto i vari tentativi.
Per pochissimo il vino non è quindi arrivato per il pranzo di Natale, ma sicuramente sarà stato degustato almeno al cenone del 31.
E, comunque, tolti incarti, scatola, bottiglia di vetro e quant’altro, probabilmente un litro di vino di Lucera è arrivato su qualche tavola tedesca di Amburgo.
Che vino?
Ma sicuramente il Cacc’e Mmitte di Lucera!
Il Cacc’e Mmitte di Lucera è un vino rosso DOC prodotto nel Tavoliere delle Puglie, e precisamente nei comuni di Lucera, Biccari e Troia, tutti in provincia di Foggia.
Ha un colore rosso rubino più o meno carico, un odore caratteristico e intenso, un sapore asciutto, pieno, armonico con retrogusto caratteristico.
In prima battuta, il nome dialettale “Cacc’e Mmitte” (cioè “Togli e Metti”) potrebbe far pensare al gesto di versare il vino e subito berlo (“Cacc’e” – Togli) per riempire di nuovo il bicchiere (“Mmitte” – Metti).
In realtà, sembrerebbe (ma non è del tutto accertato) che il nome derivi da un’antica abitudine legata alla vinificazione. Un tempo, infatti, i contadini che non ne avevano una propria, affittavano le masserie dotate di palmenti (vasche dove si pigiava l’uva) per un giorno soltanto.
A fine giornata, chi aveva finito il lavoro “cacciava” il mosto (cioè lo toglieva dalle vasche), e subito dopo il nuovo affittuario “metteva” l’uva da pigiare.
Il Cacc’e Mmitte di Lucera è perfetto con salumi, primi piatti di carne e in particolare con le ricche pastasciutte pugliesi al ragù. È un vino che valorizza la cucina tradizionale della zona, fatta di sapori intensi e autentici.
Il disciplinare della DOC “Cacc’e Mmitte di Lucera” venne approvato con DPR 13.12.1975 (GU n.82 del 29.3.1976), modificato con DM 30.11.2011 (GU n.295 del 20.12.2011), DM 5.11.2013, e DM 7.3.2014, e tra le altre cose definisce esattamente la cosiddetta “Base ampelografica”, ovvero la sua composizione.
«Il vino a DOC “Cacc’e mmitte di Lucera” deve essere ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti composti dai seguenti vitigni nella percentuale appresso indicata: Uva di Troia (localmente detta Sumarello) dal 35 al 60%; Montepulciano, Sangiovese, Malvasia nera di Brindisi, da soli o congiuntamente dal 25 al 35%; Trebbiano toscano, Bombino bianco e Malvasia Bianca e/o Bianca Lunga, da soli o congiuntamente dal 15 al 30%.»
Inoltre, «Le uve destinate alla vinificazione devono assicurare un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 11,50% vol.», ma il Cacc’e Mmitte di Lucera si attesta generalmente sui 13.5% finali.
Come è quindi possibile che ad Amburgo, a circa 2000 km di distanza, si bevesse nel 1888 un vino così particolare e di così ristretta produzione?
È evidente che non può essere un caso, evidentemente il destinatario del vino conosceva già l’ottimo rosso di Lucera.
In effetti, se osserviamo attentamente il nominativo del destinatario leggiamo qualcosa del genere “Bloos & Guarisco”, e se il primo può essere un cognome tedesco il secondo è decisamente italiano, e quindi molto probabilmente già conoscitore del vino lucerino.
Comunque sia andata, con i nostri amici teutonici di 137 anni fa non ci resta che brindare, seppure a grandi distanze spazio-temporali.
Ma un prosit non si nega mai, nemmeno in queste condizioni!
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