I BACI PER STRADA PERDONO IL SAPORE

I BACI PER STRADA PERDONO IL SAPORE

25 luglio 1946. Ottant’anni fa circa. Una vita fa. Ma poi non così lontano…
Il secondo conflitto mondiale era terminato da un annetto, il popolo italiano aveva da pochissimo deciso per la Repubblica archiviando definitivamente il Re, ma in alcuni luoghi d’Italia ancora non si sapeva quale ghigliottina sarebbe stata abbassata da lì a breve.

Non importava a Roma, intenta a ripartire con tutti i suoi apparati amministrativi. E non importava a Locri, in provincia di Reggio Calabria, impegnata in ben più profondi problemi che l’hanno accompagnata per decenni, e forse tuttora.

Intanto, la lettera che parte da Roma per Locri il 25 luglio 1946 riceve sul francobollo un bell’annullo che, in gergo tecnico, si chiama “annullo meccanico a targhetta” perché oltre al classico annullo tondo vi era un tassello rettangolare per veicolare messaggi pubblicitari o di utilità sociale.

In questo caso si trattava di una pubblicità alla “Lotteria della Solidarietà Nazionale”.
Di cosa si trattava?

Trascurando esempi remotissimi (come la lotteria promossa dal banchiere milanese Cristoforo Taverna il 9 gennaio 1449 in piazza Sant’Ambrogio a Milano), la prima lotteria simile a quelle che conosciamo oggi venne organizzata nel 1898, la Grande Lotteria Nazionale in occasione dell’Esposizione Generale di Torino.

Il successo delle lotterie non conobbe mai stanchezza. Fu quindi normalissimo pensare a una lotteria per foraggiare il fondo per la ricostruzione previsto dal decreto legislativo Luogotenenziale 8 marzo 1945, n. 72, il cosiddetto “Fondo di Solidarietà Nazionale”.
Quale miglior modo per farlo se non con una lotteria?
Ecco fatto: Decreto Legislativo Luogotenenziale 7 giugno 1945, n. 353, Istituzione di una lotteria nazionale a favore del Fondo di Solidarietà Nazionale.

Quell’anno, il 1946, il biglietto della lotteria costava 50 Lire e venne abbinato alla corsa automobilistica del 1° Gran Premio di Torino. Nella grafica del biglietto campeggiavano al centro due mani che, circondate da cumuli di macerie, innalzano al cielo un edificio di nuova costruzione. Un mix di lavoro e di solidarietà che doveva essere di buon auspicio.

Non proprio di buoni auspici, invece, è intrisa la lettera contenuta nella busta.
Chi scrive è un innamoratissimo “Raff.”, presumo Raffaele, che tuttavia è un po’ polemico con la sua Pinuccia, che lui chiama “Paparella”.
Sembrerebbe infatti che Pinuccia gli abbia fatto un interrogatorio con la precedente missiva, e lui da indagato con la lampada accesa in faccia risponde a tono, punto a punto. Leggiamo.

«Paparella carissima,
Rispondo subito alla tua lettera anzi al tuo interrogatorio:
1° Ho ricevuto la cartolina di Reggio Cal.
2° Dopo pranzo dormo e quando mi alzo mi sento molto stanco quindi stavo meglio prima quando arrivo alle 15. Forse perché stavo con te.
3° Il labbro è completamente guarito ma sinceramente ti dico che avrei preferito averlo fradicio…
4° Non ho detto a mamma tua quel: “Finalmente ci siamo levati da torno quella gran seccatura” perché non ci sono andato, sai non volevo vedere nessuno dopo la tua partenza.
5° Ti penso sempre, anche quando dormo, nemmeno per un attimo in tutta la giornata distolgo il mio pensiero affettuoso da te.
6° Non ho ricevuto niente da Ginetta (piacere)
7° No, veramente le tue domande erano sei, ma questa per essere generoso la metto io. Ho ricevuto due lettere nello stesso giorno da Ciccio nelle quali mi pregava di andare a casa tua e di dire a tua madre se voleva partire con lui di tenersi pronta, che giorno 4 agosto sarebbe passato da Roma, ma purtroppo non mi è stato possibile comunicare con mamma tua, un giorno ho provato a telefonarle e mi ha risposto Spagnuolo e dopo aver insistito nel sapere le mie generalità finì col dirmi che sarebbe tornata la sera. Forse stava a Tivoli. Dopo questo scacco non ci ho provato più, ed ho risposto a Ciccio che avrei fatto del tutto di avvisarla prima del suo arrivo in modo di dare il tempo a mamma tua di preparare qualche scocciatura da portare a te, e se avrò fortuna di comunicare con l’Olandesina farò senz’altro. Non mi sono interessato tanto perché la partenza di mamma tua per il 4 agosto mi è sembrata un pochino prematura, non è vero?»

A questo punto della lettera succede qualcosa. Raffaele cambia registro, e nel cambiare registro cambia anche dimensioni del testo manoscritto, come a voler dare uno stacco anche visivo tra la prima e la seconda parte della lettera.
È lui stesso a riconoscersi una “scrittura stenografica” sino a quel momento, come se fosse stato più formale, come se avesse appunto risposto alle domande di un interrogatorio.
E allora adesso prosegue più rilassato, in una zona di confort a lui congeniale.

«Ma adesso è ora di finirla con le domande con le scocciature… ed anche con la mia scrittura stenografica come dice Ciccio.
Adesso parliamo un po’ di noi, non è vero amore mio?
TI dirò che sono contentissimo di sapere che non fai come Godino, e che ti diverti per quanto puoi, essendo lontana da me, così mi piace; voglio sentirti sempre contenta Paparella mia, e questo senza filosofia.
Quello che mi dispiace è di saperti lontana da me, di non averti vicino per dirti tanto, tanto, tanto…
Per farmi contento non devi fare altro che concedermi almeno 10 minuti ogni due giorni, mi bastano pure quattro righe in modo di avere l’illusione di sentire la tua voce; è così, quando leggo qualcosa di tuo mi sembra di sentirti tanto vicino a me e nello stesso tempo mi fa tanto contento.
Quel livido sotto il braccio sinistro se n’è andato? Fammelo sapere però dicendomi la verità non mi dire buscie capito? Fefì ti contraccambia i saluti ma ti prega di non sfottergli il suo codino. S’è vero che i baci per strada perdono il sapore te ne mando un’infinità in modo che in mezzo a tanti qualcuno ti giunga come io desidero.
Affettuosamente
Per sempre tuo
Raff.»

Dite quello che volete ma quella frase, «S’è vero che i baci per strada perdono il sapore te ne mando un’infinità in modo che in mezzo a tanti qualcuno ti giunga come io desidero», la trovo di un poetico pazzesco.
Perché un bacio è anche chimica, no? Ha un sapore tutto suo, inconfondibile, unico. E se noi in mezzo ci mettiamo lo spazio di una strada e il tempo per percorrerla, beh, in effetti quel sapore potrebbe svanire, o perlomeno attenuarsi.

Ok, io non vorrei aggiungere altro, e vorrei lasciarvi con questa suggestione che ci ha regalato Raffaele quasi ottant’anni fa.
Grazie, Raffaele.

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