PENSATE ITALIANAMENTE!

PENSATE ITALIANAMENTE!

Vincenzo Gioberti nel 1843, a Bruxelles, pubblicò “Del primato morale e civile degli italiani“, da molti considerato un testo chiave del Risorgimento italiano.

In quest’opera Gioberti sostiene che l’Italia possiede un primato morale e civile, derivante dalla sua storia, dalla sua cultura e, soprattutto, dalla sua fede cattolica. Pertanto, propone (in chiara chiave neoguelfa) una confederazione di stati italiani con il Papa come figura di riferimento e guida, piuttosto che una monarchia unitaria.

L’opera di Gioberti, sebbene criticata da alcuni intellettuali, ebbe un’enorme influenza sul Risorgimento, contribuendo a creare un forte sentimento nazionale e ad alimentare il dibattito sull’unità italiana.

Nel capitolo dedicato all’Italia quale principe nelle scienze filosofiche, Gioberti si lascia andare a impulsi patriottici e nazionalistici: «Italiani, che vi abbeverate alle sorgenti straniere, sappiate che voi siete esuli, benché viviate in Italia. Il vostro esilio non è necessitato, ma volontario; non è innocente, ma colpevole; poiché rinnegate spontaneamente il culto patrio, e adorate gli iddii forestieri.»

Ora… Di certo non gli si può dire che ha torto, e di certo questa sua considerazione è quanto mai attuale a distanza di 180 anni da allora. Soprattutto negli ultimi decenni, in contemporanea con la crescita del web, di Internet e dei telefonini come strumenti di connessione col mondo più che di comunicazione, l’uso di termini stranieri si è insinuato nel nostro vocabolario in modo così profondo che quasi non ci facciamo più caso.

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Ma cos’è? Italiano? Inglese? Itagliese?

Ed ecco che entra in scena il documento postale di oggi, una cartolina spedita nell’ottobre 1937 (luogo e giorno di spedizione non sono leggibili dal bollo postale, ma alla fine poco importano). Il francobollo utilizzato per l’affrancatura (mancante comunque di 10c per essere in tariffa) era uscito da poco, il 28 giugno 1937.

La cartolina è edita dall’ufficio propaganda della Vallecchi Editore di Firenze, riporta un titolo abbastanza evocativo, «PENSATE ITALIANAMENTE», la frase di Gioberti, e riporta la dicitura “Cartoline auto-sanzioniste pubblicate dalla nostra Casa dieci anni prima delle sanzioni“.
Che significa?

Occorre ricordare che quando l’Italia fascista attaccò l’Etiopia il 3 ottobre 1935 per dare il via alla Guerra d’Etiopia che si concluse il 5 maggio 1936 con la vittoria italiana, la Società delle Nazioni impose delle sanzioni economiche contro l’Italia che rimasero in vigore dal 18 novembre 1935 sino al 14 luglio 1936, senza peraltro rallentare o far cessare la guerra in corso.

Occorre anche ricordare che la Vallecchi Editore è una storica «casa editrice multiforme che cerca di identificarsi con il regime e le sue battaglie culturali per beneficiare dei sostegni statali e che nel contempo diviene luogo di espressione di nuove forze intellettuali» (Luca Brogioni, Le edizioni Vallecchi. Catalogo 1919-1947, Franco Angeli, 2008).

Non è quindi per nulla anomalo, anzi, che la casa editrice sostenesse il regime con queste cartoline propagandistiche, vantando peraltro di averle pubblicate ben dieci anni prima che le sanzioni fossero applicate all’Italia, quasi a voler evidenziare un’improbabile sfera di cristallo.

Va infatti detto anche che di cartoline del genere ne conosco almeno altre quattro, con messaggi propagandistici quali: «Senza libro non c’è né impero né patria», «Guai se i tuoi figli non troveranno in casa i buoni libri, andranno a cercarli fuori perché nel ragazzo è la sete di leggere e di sapere e troveranno i libri inutili ed i libri infami, quelli che rovinano la salute e sciupano il cuore; il danno sarà loro, ma il rammarico e la vergogna saranno tuoi», «Per l’eroe del denaro distillato da romanzieri novissimi e canonizzato dalla chiesa bancaria non c’è posto in Italia; da noi l’eroe è fatto d’ardore; da noi la superiorità si chiama anima», «Un contadino analfabeta può essere una persona intelligente; un cittadino che legga soltanto riviste pornografiche e cronaca nera no!»

Sin qua, la cartolina. Ma il testo? Chi scrive?
Il testo: «Materie. Latino, Storia, Inglese, Geografia, Ginnastica, Italiano, Religione, Matematica e Cultura militare.» Sul fronte della cartolina una firma, “Garelli“, e il destinatario tale Garelli Paolo, 3° Ginn. A – R. L. G. V. Alfieri, Torino.
Cerchiamo di capirci qualcosa…

Anzitutto, tutte quelle lettere altro non sono che l’acronimo di “Regio Ginnasio Liceo Vittorio Alfieri”, la prima denominazione che assunse questa scuola quando nel 1904 si staccò dal Liceo Classico Massimo d’Azeglio e divenne indipendente.
La sua sede era in via Giacosa; nel 1968 venne poi trasferito in corso Dante, dove si trova tuttora.
Negli anni, tra gli studenti dell’Alfieri si annoverano Piero Angela, Alessandro Baricco, Mike Bongiorno, Natalia Ginzburg, Carlo Levi.

Quindi, Paolo Garelli, destinatario della cartolina, molto probabilmente era uno studente e frequentava il 3° Ginnasio all’Alfieri.
Ma il mittente chi era? Quel Garelli firmato sul fronte della cartolina? Un fratello di Paolo?

E se così fosse, che significa quell’elenco di materie?
Forse il fratello di Paolo studiava altrove, magari in un’altra città, e comunicava a suo fratello quali fossero le sue materie di studio?

Non è dato sapere, ma questa storia è sicuramente uno spaccato di quegli anni e andava raccontata.

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