LA BANDA DI RUVO DI PUGLIA ALLE FÈSTE D’AÙSTE DI LUCERA DEL 1905

LA BANDA DI RUVO DI PUGLIA ALLE FÈSTE D’AÙSTE DI LUCERA DEL 1905

Il 14, 15 e 16 agosto a Lucera, provincia di Foggia, grandi festeggiamenti coinvolgono tutta la città.
Si tratta delle cosiddette Fèste d’aùste, Feste d’agosto, celebrazioni religiose (e non solo) della patrona della città e della Diocesi di Lucera-Troia, Santa Maria Patrona.

Per i cittadini di Lucera è un momento molto atteso, molto sentito e molto partecipato, tanto che numerose sono le manifestazioni e gli eventi collaterali che vengono organizzati nelle due settimane che precedono il Ferragosto.
Il 5 agosto (ma originariamente era il 6 agosto) inizia una solenne novena con l’allestimento in Cattedrale di un trono sopra il quale viene collocata la statua della Vergine.

Il 16 agosto è invece il giorno della grande processione per le vie cittadine.
Dal 1983, però, questa viene anticipata da due momenti, il 12 e il 13 agosto, ispirati ai fatti storici avvenuti nel ‘300: il “corteo storico” e il “torneo delle chiavi”.

La festa ha infatti origini lontane nel tempo, addirittura nell’agosto del 1300.
Sino ad allora, a Lucera esisteva un corposo insediamento musulmano voluto da Federico II che nel 1223 aveva lì ‘deportato’ (nel senso letterale del termine, anche se qualche storico usa termini più accomodanti come ‘trasferito’) un nucleo saraceno dalla Sicilia.

Nell’agosto del 1300, per ingraziarsi sempre più la Chiesa romana e per acquisire maggiori risorse (grano e moneta) necessarie per proseguire le lotte iniziate nel 1282 (i famosi vespri) con i siculo-aragonesi, Carlo II d’Angiò decise di eliminare quella colonia musulmana.

Le truppe angioine, a capo di Giovanni Pipino da Barletta, iniziarono l’assalto il 15 agosto, e dopo una decina di giorni di battaglia, il 24 agosto, ebbero la meglio sui Saraceni colti abbastanza di sorpresa dal momento che la resistenza fu tardiva e disorganizzata.
La letteratura non è concorde nel fissare un numero preciso dei Saraceni presenti a Lucera: c’è chi parla di 20.000, chi di 50.000 persone. Sta di fatto che non parliamo di un piccolo insediamento, ma di una comunità numerosa e strutturata.

Pipino dedicò quindi la vittoria a San Bartolomeo, finanziando la costruzione della chiesa e del convento a lui dedicati e che affidò ai Celestini (l’attuale Convitto).
In un documento del 24 agosto 1300, invece, Carlo II, vista la vittoria di Pipino, decise di mutare il nome della città in Civitas Sanctae Mariae, ovvero di dedicare la città a Santa Maria.

Le mura e le moschee furono (quasi tutte) abbattute e i saraceni uccisi, venduti come schiavi, espulsi, o costretti a convertirsi.
Le terre e la città, finalmente depurate dallo straniero micredente (e, spero, che qui si colga l’ironia…), poterono essere benedette e ripopolate da onesti Cristiani. Giunsero a Lucera, quindi, coloni dalla Calabria, Lucania, Irpinia, e altre zone della Puglia, tutti devoti a Re Carlo e a Santa Romana Chiesa.

Quattro anni dopo, nel 1304, Carlo II giunse a Lucera e, secondo la tradizione, donò simbolicamente le chiavi della città alla statua della Vergine che, difatti, è di fattura angioina. Quindi, istituì la festa in onore di Santa Maria Patrona, da celebrarsi ogni anno inizialmente soltanto il 15 agosto, poi allargandola ai giorni 14, 15 e 16 agosto.

Approfondimenti e ulteriori informazioni sulla storia di quegli anni e di quegli eventi, qui soltanto sintetizzata, possono essere reperiti in un volumetto un po’ datato ma pur sempre valido, “Origini del ferragosto lucerino“, di Giambattista Gifuni (Editore T. Pesce, Lucera, 1933), e ancor più in “Codice diplomatico dei Saraceni di Lucera” di Pietro Egidi (Stab. Tip. L. Pierro e figlio, Napoli, 1917) e “La colonia saracena di Lucera e la sua distruzione” di Pietro Egidi (Stab. Tip. L. Pierro e figlio, Napoli, 1912).

Ecco, dunque, il motivo per cui a Lucera si festeggia Santa Maria in quei giorni, ed ecco spiegate le vicende storiche che spiegano la solenne processione e animano le due rievocazioni del corteo storico e del trofeo delle chiavi.
Ovviamente, non vi è processione che non vi sia anche una banda musicale ad aprire il corteo. E di questo preciso aspetto riguarda il documento postale che mostro oggi.

Trattasi di una normale e banale cartolina postale spedita il 20 febbraio 1905 dal Sindaco di Ruvo di Puglia (Bari), all’epoca Domenico Cutugno, e indirizzata al Sindaco di Lucera, all’epoca Francesco Paolo Curato, dove arriva l’indomani quando viene anche protocollata.
Ecco il testo della cartolina:

«Riscontrando la nota di V.a S.a del 16 corrente mese N° 774, mi affretto informarla che questo Corpo Musicale accetta il servizio festivo costà nei giorni 14, 15 e 16 del venturo mese di agosto, alle stesse condizioni dell’anno scorso.
Gradirò un cenno di assicurazione.»

Ed ecco chi suonava alle Fèste d’aùste di Lucera nel 1905.

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