UNA DENUNCIA ANONIMA… E UNA PENNICHELLA!

UNA DENUNCIA ANONIMA… E UNA PENNICHELLA!

Lu pinnicuni si doveva fare!!
Sono impazzito?
No no.
Ma andiamo con ordine.

La delazione, ovvero la denuncia anonima alle autorità di un fatto riprovevole, non è certo una pratica recente. Addirittura Tacito, nei suoi Annales, parla di numerosi delatori nel Senato di Roma, e tra tutti un certo Cepione Crispino. Tuttavia, la delazione venne utilizzata per subdoli scopi politici, per screditare, e se ne fece un enorme abuso tanto che sotto gli imperatori Galba, Costantino e Teodosio fu severamente punita.
Ma senza andare a scomodare il Sacro Romano Impero, veniamo un po’ più verso i giorni nostri, e precisamente nel 1917, con il pezzo che presento oggi.

Si tratta di un’anonima busta indirizzata all’Ill.mo Signor Presidente della Deputazione Provinciale di Siracusa. Non si sa chi la spedisce. Si sa soltanto che venne spedita dall’ufficio postale n.1 di Noto, quello sito in Chianazzo.
“Chianazzo”, a Noto, è la città alta, quella ricostruita dopo il disastroso terremoto del 1693.
Ma quel che più interessa è il contenuto della missiva. Lo riporto integralmente.

«Da cittadino onesto mi permetto fare rilevare alla S. V. Ill.ma che non è giusto né coscienzioso rubare il denaro alla Provincia.
Pei lavori di riparazioni lungo la strada Noto-Palazzolo è stato nominato un assistente che non si trova mai sul posto, specialmente dopo le ore 12.
Vostra Signoria non deve fare altro che mandare una persona di fiducia nelle ore vespertine e si accorgerà che il mio dire risponde a verità.
Dev.mo
Un cittadino della Provincia di Siracusa.»

Hai capito l’assistente?
All’ora di pranzo non contavano più i lavori stradali, ma quelli della sua mascella!
Doveva tornarsene a casa per pranzare!
E poi?
Dopo il pranzo, poteva mica tornare al lavoro?!
Giammai!
Sacrilegio, sarebbe!
Lu pinnicuni si doveva fare!!
(N.B.: le frasi qui sopra vanno lette immaginando una temperatura esterna di 50 gradi all’ombra e, in sottofondo, il frinire delle cicale e il suono dello scacciapensieri, in Sicilia noto come noto come marranzànu, mariòlu o ngannalarrùni).

Pinnicuni“, in siciliano, vuol dire grande pennichella, e in base alle membra che occorre far riposare può variare da dieci minuti a circa due ore.
Giusto per informazione, il termine “pennichella” (o “pennica”) deriva dal verbo latino “pendiculare” che può essere letteralmente tradotto in “pendere”, “rimanere sospeso”. Questo termine, quindi, allude al tipico movimento oscillatorio e pendente del capo di chi sta per dormire su un divano, una poltrona o una sedia.

E così, pennichella dopo pennichella, venne sgamato e denunciato.
Baciamo le mani, assistente!!

Riproduzione riservata.

Sfizi.di.Posta

I commenti sono chiusi