IL TUFO DELLE PUGLIE…

IL TUFO DELLE PUGLIE…

Spedita il 9 novembre 1887 alle 2 di sera (come si vede dall’impronta del timbro sulla cartolina) da Lucera (FG), la cartolina che presento oggi altro non è che un ordinativo di materiale edile all’Illustre Signore D. Francesco Guerra in Manfredonia.

Stimatissimo D. Francesco
Mi farebbero di bisogno tufi pezzi n°220 di lunghezza centimetri 60, larghezza cent.25, grossezza cent.20. Più altri pezzi n°50 di lunghezza centim.60, larghezza 25, grossezza 25. Vorrei pagarvili sulla stazione di Manfredonia messi sul carro alla ragione di centesimi sessantacinque per ogni pezzo. Notate bene che la lunghezza e grossezza pattuiti è già diminuita. Quindi attendo vostro sollecito riscontro se volete o pure no. E nella ipotesi affermativa avrete la bontà di vedere colla vostra perspicacia se i suddetti pezzi possano formare un carico da dodici o due da otto. Con stima vi saluto e mi dico
L’Appaltatore Follieri Raffaele
Lucera 9 novembre 87

Il tufo, in geologia, è una roccia piroclastica, ovvero derivante dall’accumulo di materiale vulcanico di dimensioni comprese tra 2 e 30 mm eiettato da un vulcano che, per gravità, ricade e si sedimenta sulla superficie terrestre. Tali depositi appaiono spesso stratificati, come fossero delle rocce sedimentarie sensu strictu.

In Puglia, però, è usanza chiamare “tufo” anche rocce non necessariamente vulcaniche (la Puglia ne è pressoché priva), ma rocce sedimentarie che, del tufo vulcanico, hanno in comune la porosità e quindi la leggerezza. Si tratta del cosiddetto “tufo delle Puglie”, un calcare poroso, calcarenitico, di colore bianco-giallastro, e che più propriamente ha il nome di “Carparo”.
Questo tufo calcareo viene in particolare cavato nel leccese (con questo materiale sono state realizzate, giusto per fare qualche esempio, le facciate della Cattedrale di Gallipoli o della Chiesa di Alessano), ma come vediamo dal documento mostrato oggi anche nella parte settentrionale della Puglia si cavava lo stesso calcare.

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