
Con il Decreto Ministeriale n. 509 del 3 novembre 1999 (conosciuto come riforma Berlinguer) vennero istituite quelle che comunemente chiamiamo “lauree brevi”, ovvero corsi di laurea specialistici della durata triennale.
Del vecchio ordinamento andarono così in pensione le lauree quadriennali, mentre di lauree quinquennali o a sei anni, a ciclo unico, ne esistono ancora molte (giurisprudenza, medicina e chirurgia, farmacia, architettura, …).
Il proliferare di lauree a ciclo breve, triennali, ha fatto sì che il novero delle specializzazioni dottorali aumentasse a dismisura. Oggi abbiamo svariati professionisti spesso specializzati in determinati aspetti di materie più ampie.
E questo è senz’altro un bene dal momento che la specializzazione avviene già tra gli scranni universitari e non posteriormente nel mondo del lavoro, con la pratica.
Ma un tempo era così?
Ovviamente no. E non solo non era così, ma non esistevano nemmeno tante materie di laurea come le conosciamo oggi.
Oggi sappiamo che esiste il geologo, il biologo, il fisico, il chimico, etc. Un tempo, e mi riferisco ad esempio ai tempi dell’ordinamento universitario determinato dalla Riforma Gentile del 1923, materie come matematica, fisica, chimica, scienze naturali e biologia andavano tutte sotto un unico corso di laurea: “Scienze matematiche, fisiche e naturali”.
La stessa geologia venne istituita soltanto con il Regio Decreto n. 882 del 7 maggio 1936.
A quei tempi, quindi, esisteva soltanto una figura: il naturalista. Punto.
Tutta questa lunga premessa ovviamente era necessaria per introdurre il documento postale protagonista dello sfizio odierno, una cartolina inviata da Alessandro Malladra che dal Reale Osservatorio Vesuviano l’11 ottobre 1927 scrive a un collega di Catania, il professor Gaetano Ponte.
Alessandro Malladra (1865–1945) fu un importante vulcanologo italiano, noto soprattutto per il suo ruolo alla guida dell’Osservatorio Vesuviano, uno dei più antichi osservatori vulcanologici al mondo, situato sul Vesuvio, di cui ne fu direttore dal 1927 al 1935.
Malladra, sebbene abbia lavorato anche ai vulcani delle Eolie, dedicò gran parte della sua carriera allo studio dell’attività del Vesuvio, contribuendo alla raccolta sistematica di dati su eruzioni, terremoti e fenomeni vulcanici.
Migliorò i metodi di monitoraggio vulcanico in un periodo in cui la vulcanologia stava diventando più moderna e strumentale, pubblicò numerosi studi e relazioni tecniche, utili ancora oggi per la ricostruzione storica dell’attività del Vesuvio, e si occupò anche di divulgazione scientifica rendendo più accessibili al pubblico i fenomeni vulcanici.
D’altra parte, l’Osservatorio Vesuviano, fondato nel 1841 sul Vesuvio a 608m s.l.m., è la più antica istituzione scientifica dedicata allo studio dei vulcani. La sua costruzione fu voluta dal re Ferdinando II su proposta di studiosi come Teodoro Monticelli e affidata al fisico Macedonio Melloni, primo direttore.
Entrato in funzione nel 1848, l’Osservatorio divenne presto un importante centro di ricerca vulcanologica e meteorologica. Tra i direttori più rilevanti si distinguono Luigi Palmieri, che introdusse il primo sismografo elettromagnetico, e Giuseppe Mercalli, noto per la scala dell’intensità dei terremoti. Nel Novecento fu potenziato da Giuseppe Imbò, che predisse l’eruzione del 1944, e continuò a evolversi sotto vari direttori. Non è un caso che, appunto, l’Osservatorio si dotò di cartoline personalizzate, da utilizzare per la corrispondenza ufficiale, come nel nostro caso.
Il destinatario della cartolina, invece, è Gaetano Ponte (1876-1955).
Ponte si laureò in scienze naturali a Catania nel 1903 e si specializzò in mineralogia all’Università di Lipsia.
Nel 1911 ottenne la cattedra di mineralogia all’Università di Catania, dedicandosi alla vulcanologia e promuovendo la creazione di un istituto specifico.
Dopo vari tentativi falliti nell’Ottocento, fu soprattutto grazie alla sua iniziativa e all’eruzione del 1923 che si arrivò alla costruzione, con fondi stanziati dal Regio Decreto n. 1179 del 1933, dell’Osservatorio Etneo a quota 2941 m s.l.m. e alla fondazione del primo istituto universitario europeo di vulcanologia. Ponte ne fu direttore e avviò importanti attività di osservazione sull’Etna, contribuendo anche alla formazione di nuovi studiosi nel campo.
A questo punto appare abbastanza chiara la natura della corrispondenza. Leggiamone il contenuto.
«Vesuvio, 11 ott. 1927
Caro Collega, sono tornato ai primi di questo mese dal mio viaggio a Praga e Parigi, per la 3a Assemblea gen. dell’Unione Geodetica e Geofisica, e trovo tra la molta corrispondenza la Sua pregiata dell’8-IX e il manoscritto su l’Etna. Di questo la ringrazio vivamente; ma siccome il 1° num. del Boll. del 1927 è prossimo a uscire, e il 2° sarà interamente consacrato a Praga, così il suo lavoro resta per 1° n° del 1928. Ella ha tutto il tempo per aggiornarlo aggiungendovi le notizie del 1927 e rinviarmi per lo stesso n° la nota su l’attuale rilievo cratere Etna. Mi mandi anche il clichè, con fattura, che glielo rimborserò. Se capita quassù, non scappi al cratere come altra volta ma si faccia vedere. C’è il vino nuovo! Saluti, Alessandro»
Quindi, il motivo principale è la pubblicazione di un articolo di Gaetano Ponte sul Bollettino dell’Osservatorio Vesuviano, ma la cartolina è anche l’occasione per bacchettare (in modo sobrio, si intende) il collega che non si fece vedere, preferendo correre subito a visitare il cratere piuttosto che passare dall’Osservatorio. E per evitare che la cosa si possa ripetere in futuro, Malladra alletta Ponte con la scusa del vino buono.
Che poi, senz’altro il vino vesuviano è ottimo, ma non di meno è quello proveniente dai vigneti etnei: in entrambi i casi, i suoli vulcanici su cui crescono le vigne sono ricchi di minerali come potassio, fosforo e ferro, e tutto questo si trasmette al vino che si distingue infatti per la sua spiccata mineralità, freschezza e notevole longevità.
Corrispondenze come questa sono un formidabile strumento per immergersi nelle atmosfere di quei tempi, quando le scienze erano molto pioneristiche e assumevano quel carattere sperimentale quasi rivoluzionario.
Infine, aggiungo che questa, e alcune altre corrispondenze del genere, saranno le protagoniste domani, in diretta TV su Rai 3, nella nota trasmissione GEO. Parleremo quindi di natura, di animali, di parchi naturali, di istituti e scienziati, e di disastri naturali. Vi invito quindi a collegarvi domani, 14 aprile, intorno alle ore 16:30 su Rai 3.
Grazie!
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