BUONA PASQUA CON MILLE BACI

BUONA PASQUA CON MILLE BACI

È risorto il terzo giorno, secondo le Scritture.
San Paolo, nella prima lettera ai Corinzi, così descrive quel momento fondamentale per la religione cristiana che inaugura la speranza per una vita eterna: la Pasqua.

Il giorno dopo, cioè oggi, “pasquetta”, è una giornata tradizionalmente da trascorrere all’aria aperta, con la famiglia o con gli amici, ad arrostire carne sulla brace, o comunque a stare in allegria e spensieratezza.

Ma è così per tutti i bambini, le donne e gli uomini del mondo?
Assolutamente no.

Gaza, Iran, Ucraina, Sudan, Yemen, …: attualmente nel mondo sono attivi circa 56-59 conflitti armati, il numero più alto dalla Seconda guerra mondiale, coinvolgendo oltre 90 Paesi e causando oltre 233.000 vittime nel solo 2024.

Non so se ci rendiamo conto…

Con tutto il cuore e con tutti sé stessi si può quindi pensare alla vita eterna, ma di fronte a tutto questo, in totale onestà, la speranza davvero vacilla.

Allora si potrebbe dire…: vabbè, ma cosa vuoi, in passato non è mai accaduto tutto questo, è normale che si parta lancia in resta per rendersi conto dopo di aver causato un disastro.
Eh no!
Eh no!
Ma nemmeno per idea!
Gli esempi ci stanno eccome, il passato sta lì a cercare di insegnarci qualcosa. Ma noi preferiamo ignorare il passato, preferiamo far finta che sia così distante da noi che non ci sfiora nemmeno.
E non è così, invece!

Andiamo indietro a 109 anni e un giorno fa: il 5 aprile 1917.
In quel momento, sul fronte carsico l’Italia e l’Austria-Ungheria erano in stallo, con gli austroungarici rintanati dal 4 novembre 1916 (termine della IX battaglia dell’Isonzo) dietro le colline di Gorizia: monte San Marco, il Santa Caterina, monte Santo, e più a nord il Kuk, il Kobilek, il Vodice. I combattimenti sarebbero ripresi il 12 maggio 1917, con la fanteria della 2a Armata del Regio Esercito che sferra l’attacco (inizio della X battaglia dell’Isonzo).
L’indomani, il 6 aprile, gli Stati Uniti entrano nel conflitto a fianco della Triplice Intesa (Francia, Gran Bretagna e Russia), su altri fronti.

Quell’anno, nel 1917, Pasqua cadeva l’8 aprile, tre giorni dopo la data manoscritta nella cartolina oggetto dello sfizio di oggi.
La cartolina non è affrancata e non reca segni di posta. In questi casi, visto anche il contenuto, si presume (al 99%) che la cartolina sia viaggiata in busta, ovvero in accompagno a una lettera regolarmente imbustata e spedita per posta.
Il contenuto, appunto, fa comprendere tutto ciò.

Anzitutto il lato illustrato: una bimbetta, vestita ordinata di tutto punto, con una palla in mano, ad evocare il carattere gioioso e giocoso della bimba stessa.
La bimba si chiama Anna Maria, e lo comprendiamo leggendo il testo manoscritto dalla bimba stessa che, per aiutarsi, ha tracciato un doppio rigo a matita entro il quale (come le hanno evidentemente insegnato a scuola) deve scrivere le parole.

«Papà caro la tua Anna Maria con mille baci. Roma 5-4-17»
E a lato, con calligrafia evidentemente diversa, la mamma di Anna Maria appunta: «Anna Maria anni 6 peso Kg 24 alta m. 1.17»

E’ pertanto chiaro ed evidente che la cartolina è indirizzata ad un uomo, il papà di Anna Maria, che manca da un po’ da casa, tanto da suggerire alla mamma di Anna Maria di aggiungere alcuni dati in merito alle misure della bambina, così che l’uomo si possa rendere conto, oltre che dalla foto, di quanto la piccola stia crescendo.

E se manca da un po’ da casa, nel 1917, che altro potrebbe essere quell’uomo se non un soldato impiegato durante il conflitto?

E Anna Maria era ancora, almeno sino a quel momento, fortunata ad avere ancora con sé la mamma e un papà a cui scrivere. Consideriamo che, oggi, questa fortuna, tanti bimbi non ce l’hanno.
Oggi.
Nel 2026.
A distanza di 109 anni e un giorno da quella cartolina.
Ma vergogna!!

E allora, va bene tutto, va bene andare in chiesa, batterci il petto, pregare Gesù. Va bene tutto. Ma la risurrezione, quella vera, deve nascere in noi. Siamo noi che dobbiamo rinascere. Rinascere da tutto questo male, da questi pazzi che si alzano una mattina e bombardano a destra e a sinistra. Da questo dobbiamo rinascere! E prima di tutto dobbiamo farlo dentro noi stessi, dentro le nostre coscienze, dentro le nostre menti e i nostri cuori. Scriviamolo. Parliamone. Urliamolo. Va bene tutto. Ma siamo noi stessi la risurrezione, se solo lo vorremo.

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