DISTRUZIONE E ROVINA AL FRONTE RUSSO

DISTRUZIONE E ROVINA AL FRONTE RUSSO

Certo che come inizio non c’è male…
L’anno si è aperto con la morte di quaranta ragazzi in Svizzera che non stavano facendo altro che festeggiare il nuovo anno. Due giorni dopo, uno Stato aggredisce un altro Stato, spara bombe, ne cattura il leader, lo espatria… insomma fa come je pare (direbbero a Roma).
Oggi è 5, e in cinque giorni è successo già di tutto e di più: verrebbe da zittirsi subito e chiudere qui lo sfizio.

Ma anche no! Perché zittirsi, non pronunciarsi, non manifestare le proprie idee implica automaticamente dare spazio a chi la pensa diversamente senza dibattere con la dialettica. Chi scappa ha sempre torto.
Ma Sfizi.Di.Posta non si occupa di politica, gli assidui lettori lo sanno bene. Sfizi.Di.Posta cosa fa ogni lunedì mattina? Scrive di storie del passato, e spesso sono storie di guerra. E perché lo fa, per ideologia o apologia? No. Lo fa per portare quella testimonianza, per far parlare i protagonisti del passato attraverso le loro lettere o cartoline, coloro che la guerra l’hanno vissuta sulla propria pelle e non attraverso un social o un servizio al TG.

E così, anche oggi, soprattutto oggi, Sfizi.Di.Posta vi racconta una storia legata alla Seconda guerra mondiale.
Siamo a Pergine Valsugana, in provincia di Trento. Una cartolina postale viene spedita il 22 dicembre 1941. Chi scrive è Aristide, il destinatario è una famiglia di Roma.

Quello era un Natale di guerra.
Mentre migliaia di soldati italiani del Corpo di spedizione italiano in Russia (CSIR) sono impegnati nel gelido inverno sovietico a contrastare la controffensiva russa, nel mondo quelli di dicembre 1941 sono giorni cruciali: il 7 dicembre il Giappone attacca la base navale statunitense di Pearl Harbor, nelle Hawaii; l’8 dicembre gli USA dichiarano guerra al Giappone; l’11 dicembre Germania e Italia dichiarano guerra agli USA.

Ed essendo un Natale di guerra, la cartolina non può che riflettere quegli eventi, quelle ansie, quegli stati d’animo.
Leggiamone il testo.

«Amici carissimi, Buon Natale e miglior principio dell’anno venturo, con la gioia di riavere presto tra voi sano e salvo Memmo. Sapemmo di lui che era partito per la Russia da un amico di Sacile, quando il 71° Reggimento Fanteria fu passato in rassegna dal Segretario del Partito, Serena, ad Udine. Poi nessun altra notizia. Speriamo ed auguriamo che subito la Vittoria dell’Armi d’Italia abbia ragione sugli inglesi, americani e bolscevichi in modo che finisca la guerra, distruzione e rovina dell’umanità. Che Dio salvi e protegga il vostro Memmo. Alla Sig.a Leopolda, alla Velia, ed al Sig. Piero i nostri auguri e ricordi. Anita vi ricorda e saluta cordialmente augurandovi tanto tanto bene. Con cari ricordi e mille saluti, Vostro Aristide Maiorini»

Memmo (un diminutivo di Guglielmo o di Domenico), dunque, era un soldato del CSIR, e proprio nei giorni in cui questa cartolina si trovava in viaggio verso la sua destinazione le truppe del CSIR (e chissà, forse anche Memmo) erano impegnate in quella che passò alla storia come “Battaglia di Natale”.

La Battaglia di Natale si svolse dal 25 al 28 dicembre 1941 a Petropavlivka tra le truppe italiane del CSIR e l’Unione Sovietica. L’attacco sovietico, volto ad aprire la strada verso Stalino e a minacciare importanti snodi ferroviari, colpì soprattutto la 3ª Divisione Celere “Principe Amedeo Duca d’Aosta”, supportata poi dalle divisioni Torino e Pasubio.

Nonostante la forte inferiorità numerica e pesanti perdite, le unità italiane resistettero e, grazie a contrattacchi congiunti anche con reparti tedeschi, riconquistarono le posizioni perdute entro il 28 dicembre. La battaglia si concluse con una vittoria italiana, ottenuta al costo di 168 morti e 207 dispersi, infliggendo ai sovietici oltre 2.000 perdite, la cattura di 1.200 prigionieri e numeroso materiale bellico. Il successo fu favorito dalla efficace collaborazione tra fanteria e artiglieria.

Al di là di questo, per Aristide la guerra non è altro che distruzione e rovina dell’umanità. Lo avevano compreso già nel 1941, quando il peggio doveva ancora arrivare.
E oggi, tutto a un tratto, ce ne siamo dimenticati.
Oggi, tutto a un tratto, cerchiamo anche di giustificare che uno Stato attacchi un altro Stato della Terra.

L’articolo 11 della nostra Costituzione dice che «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».
Come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
È chiaro?

Cosa poteva dunque volere, Aristide, per sé, per Memmo, e per gli altri?
Pace.
Ed è questo l’augurio principale che Sfizi.Di.Posta vuole allargare al mondo intero.
Pace. Pace. Pace.

Riproduzione riservata.

I commenti sono chiusi.

©2018-2025 Sfizi.Di.Posta - Riproduzione riservata - Tutti i diritti riservati | Privacy | Copyright | WordPress Theme: Chilly