CHE FARE CON IL PELO DI VITELLO NEUTRALIZZATO?

CHE FARE CON IL PELO DI VITELLO NEUTRALIZZATO?

Quando parliamo di “Made in Italy” nella nostra testa si materializzano immediatamente “quattro A” (come vengono generalmente chiamate dai media): Abbigliamento, Agroalimentare, Arredamento e Automobili.
Inutile dire che ogni Paese ha i propri prodotti, ciascuno con le proprie peculiarità. Ma è indubbio che l’Italia se non sta al primo posto assoluto di certo sta ai primi posti al mondo per bellezza, storia, gusto, innovazione dei propri prodotti.

Uno dei settori dove l’Italia detta legge a livello mondiale è senz’altro quello del tessile e della moda: pelletteria, abbigliamento, sartoria, calzature, occhiali, orologeria, etc.
Il principale polo di sviluppo dell’industria tessile oggi in Italia è rappresentato dal distretto industriale di Prato, il più rilevante per numero di imprese e addetti, e strettamente interconnesso con il mercato globale (cinese, in particolare).

Tuttavia, storiche sono le concentrazioni industriali soprattutto nel nord del Paese: Biellese, Bresciano (Campione sul Garda degli Olcese), Bergamasco (villaggio operaio di Crespi d’Adda), Comasco, Alto Vicentino (la Nuova Schio e la Valdagno dei Marzotto).

Tra tutte quelle citate oggi ci soffermeremo in particolare su quelle piemontesi dal momento che il documento postale oggi sotto i riflettori è una cartolina commerciale spedita da Torino il 13 dicembre 1938 e diretta a Biella dove giunse il 16 successivo.

A Torino, nel 1896, le aziende conciarie Angelo Bocca e Giuseppe Durio si fondono dando vita alle CIR, Concerie Italiane Riunite, grande complesso industriale specializzato nella concia rapida delle pelli. Nel 1906 conta circa 600 dipendenti e adotta un ciclo produttivo verticale che trasforma le pelli grezze in prodotti finiti per calzaturifici, pelletterie e mobilifici.

Lo stabilimento principale sorge a Madonna di Campagna, affiancato da un’unità produttiva a Collegno. Nel primo dopoguerra l’azienda entra nel settore automobilistico, fornendo pelli per gli interni delle vetture. Dal 1935 sino al secondo conflitto mondiale avvia collaborazioni con le forze armate.

Nel secondo dopoguerra l’attività prosegue fino al 1976, quando la CIR viene rilevata dal gruppo De Benedetti e rinominata Compagnie Industriali Riunite. Lo stabilimento chiude definitivamente nel 1982. Oggi ospita la sede della Circoscrizione V.

Ed è proprio la Concerie Italiane Riunite il mittente della nostra cartolina commerciale.
Faccio notare che la cartolina non è affrancata con un normale francobollo da 30 centesimi (tariffa in quel momento in vigore), ma con una stampigliatura rossa che gli specialisti chiamano “affrancatura meccanica rossa”.

Questo tipo di affrancatura veniva (e ancora oggi qualcuno la usa) da enti e grosse ditte che spedivano grandi volumi di corrispondenza. Si prendeva in noleggio una macchina affrancatrice e ogni affrancatura veniva conteggiata dalla macchina in maniera automatica, univoca e crescente.

Il funzionamento era abbastanza semplice. All’interno della macchina veniva inserito un cartoncino di controllo, impostato su un importo massimo. Ogni affrancatura veniva scalata da questo importo. Quando l’importo impostato sul cartoncino di controllo arrivava a zero, la macchina si bloccava e si poteva così estrarre il cartoncino stesso da portare alle Poste per il pagamento.

I vantaggi erano (sono) molteplici: si evita di recarsi in continuazione all’ufficio postale; si può controllare in qualsiasi momento e in maniera puntuale la spesa postale aziendale; si evita l’acquisto di grosse quantità di francobolli, anticipando grosse somme di denaro; e si evitano i furti dei francobolli a volte effettuati dai dipendenti.

Un’affrancatura meccanica rossa è costituita da più elementi: un punzone di Stato (un rettangolo simil francobollo con lo Stato e il valore di affrancatura), obbligatoriamente a destra; al centro e a sinistra (indifferentemente) il datario (con località, data e a volte il numero della macchina), e una dicitura e/o un disegno (nome e/o marchio della ditta o dell’ente, utilizzabile anche a scopi pubblicitari); in basso si poteva utilizzare tutto lo spazio per i dati di contatto (indirizzo, telefono).
Insomma, era abbastanza personalizzabile, previo sempre controllo e approvazione da parte delle Poste.

Il destinatario è il sig. Aldo Giardino, di Biella, che evidentemente è specializzato nella produzione di lane da materasso.
Giardino (dovrebbe essere lui) lo troviamo quale alunno della Scuola professionale operaia “Alberto Garbaccio” di Mosso, fondata nel 1926 dall’imprenditore tessile e onorevole Leone Garbaccio, molto frequentata da biellesi.

Secondo un breve saggio di Lelia Zangrossi, Aldo Giardino si diplomò in questa scuola nel 1928. Questo quadra col fatto che dieci anni dopo, all’epoca della nostra cartolina, Giardino sia rientrato a Biella e abbia impiantato una fabbrica di lane di materasso.

Leggiamo infine il testo.
«In pronto riscontro preg. V/ del 14 corr. Vi comunichiamo di avervi inviato, in pacco a parte, un abbondante campione di pelo di vitello perfettamente lavato e neutralizzato. Nel caso lo stesso possa interessarvi, vogliate darcene comunicazione. Il prezzo si aggira sulle £.4 al Kilo. Distinti saluti.»

Sicuramente c’è qualche errore nelle date. All’epoca non era possibile rispondere alle comunicazioni commerciali con un mese di ritardo, oltretutto se il mittente scrive “in pronto riscontro”. Se, quindi, la cartolina è datata 13 dicembre, il “14 corr.” a quale mese si riferisce? Al 14 novembre? Impossibile. Al 14 dicembre? Rispondevano prima di ricevere la richiesta? Impossibile. Molto probabilmente è errato il 13 dicembre perché nel datario dell’affrancatura meccanica si legge 15 dicembre, e questo quadrerebbe con il “14 corr.” e con il “pronto riscontro”.

La CIR riferisce di questo “Pelo di vitello neutralizzato”. Ma cos’è?
Si tratta di una pelle di vitello che è stata sottoposta al processo di neutralizzazione in cui si eliminano le sostanze chimiche e i residui di sali utilizzati durante il trattamento precedente (la concia), rendendola pronta per le successive fasi di lavorazione, quali la tintura e l’inscatolamento. Questo processo permette di stabilizzare la pelle, impedendone la decomposizione e rendendola più flessibile e lavorabile.

Ma che se ne doveva fare un produttore di lane di materasso con del pelo di vitello stabilizzato? Di sicuro non materiale riempitivo di materassi, non mi risulta che sia mai stato utilizzato a tal scopo. Forse allora doveva sperimentare qualche nuovo prodotto? Chissà.

Sta di fatto che se riflettiamo sulla situazione in quel momento, nel 1938, con le leggi razziali da poco promulgate e venti di guerra che soffiavano in tutta Europa, che una piccola ditta biellese di lana di materasso potesse sperimentare un nuovo prodotto è davvero suggestivo…

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