L’ACCADEMIA PARTENOPEA DI SCIENZE OCCULTE

L’ACCADEMIA PARTENOPEA DI SCIENZE OCCULTE

Chi non ha mai sentito parlare almeno una volta nella vita della “smorfia napoletana”? L’interpretazione dei sogni (il nome “smorfia” deriverebbe appunto da Morfeo) affonda le sue radici nella cabalistica ebraica della Qabbalah. Ma altri intendono attribuirne le origini in età bizantina, nel II secolo dopo Cristo.

Qualunque sia l’origine, sta di fatto che alle pendici del Vesuvio essa fiorisce, si sviluppa, complice un popolo, quello napoletano, fantasioso, spumeggiante, esuberante, e al contempo tradizionalista e fatalista.

Non è quindi un caso se sul sito web del Gioco del Lotto è possibile interpretare il proprio sogno interrogando la smorfia moderna o la smorfia napoletana.
Come se quella napoletana fosse una cosa a parte. E, di fatto, lo è.

In questo contesto non stupisce quindi se a Napoli venne fondata l’Accademia Partenopea di Scienze Occulte, con sede in via G. Simonelli, in Piazza Carità, uno dei luoghi nevralgici e più popolari della città di Napoli, a ridosso dei Quartieri Spagnoli e all’inizio del Rione Carità.

Ne parlo grazie al documento postale di oggi, una busta (priva purtroppo di contenuto), intestata all’Accademia in questione, e spedita da Napoli il 31 luglio 1947.

Dall’intestazione della busta ricaviamo anche il nome del suo fondatore Achille D’Angelo, e il logo dell’Accademia: un serpente che circonda un sole entro cui balza un leone rampante e la dicitura “SECRETUM MEUM MIHI“, letteralmente “Il mio segreto è mio”.

Questa frase è riportata in Isaia, XXIV, 16, ed è spesso usata da San Filippo Neri (1515-1595), fondatore della Congregazione Romana dell’Oratorio, per esortare i confratelli a non mostrarsi consapevoli delle proprie virtù, dei doni di grazia ricevuti da Dio o a non rivelare l’ispirazione ricevuta da Dio (John H. Newman, “Apologia pro vita sua“. Vallecchi Editore, Firenze, 1970).

L’Accademia era inoltre editrice di una rivista dal titolo “Le Vie dell’Ignoto. Dedicato alle scienze occulte ed ai migliori cultori di esse”.
Ho riscontrato di questo periodico soltanto un numero, datato luglio-agosto 1947, e inventariato da Mundaneum (un archivio digitale della Fondazione Henri La Fontaine, in Belgio) al numero 326141.

Un’altra informazione interessante riguarda il destinatario della missiva, tale Prof. Arch. Luigi Bellotti che il mittente ha tra parentesi indicato come “Luigi da Venezia“.
Chi era costui?

Luigi Bellotti era un architetto, chimico, fisico, disegnatore, storico e pittore, nonché docente in psicologia e filosofia all’Università Voltaire di Francia. Ed era un medium, molto noto soprattutto nel Ventennio fascista tanto che i giornali dell’epoca spesso di lui riferivano.

Pubblicò “Per viaggiare in astrale e sviluppare la chiaroveggenza e le facoltà latenti” (Editore Opere spiritualistiche Leonardo da Vinci, 1927) e “Le messi splendide di un secolo. Preliminari ad un’opera completa di spiritualismo sperimentale” (Opera Domus Nostra di scienze lettere arti in Venezia, 1935).

Era specializzato in “psicografia”, quella tecnica che prevedeva la comparsa di fogli con varie scritture ritrovati a fine seduta entro scatole chiuse inizialmente vuote: fogli rimaterializzati dopo essere stati disgregati atomo per atomo dagli spiriti dell’aldilà (così lui sosteneva).

Nella scatola aveva ritrovato un canto giovanile di Bach (regalato poi a Mussolini), testi di Kant, Goethe, Flammarion, Hugo, Mazzini, Edison, e nel 1936 una firma autografa di Shakespeare che durante la seduta aveva rivelato al medium di essere in realtà un Italiano fuggito dall’inquisizione insieme a Giordano Bruno con cui, dopo peregrinazioni in tutta Europa, giunse in Inghilterra per assumere poi il nome di William Shakespeare.

Raccontato così, certo, fa sorridere, ma all’epoca tutto ciò aveva un forte impatto sulla gente comune. E non solo all’epoca.

Infatti, finché ci si ferma allo studio di un argomento, ben venga pure. Legittimamente si può ritenere interessante o insensato un determinato argomento, e studiarlo o meno, ma si rimane nell’ambito proprio personale, non si lede la sfera personale di nessun altro, non fa male a nessuno.

Quando però si fa leva sulle necessità o sulla disperazione delle persone per trarne profitto personale, mascherando questo fine ultimo con lo studio scientifico, allora cambia tutto.

Senza entrare nello specifico non essendo questa la sede dove svolgere un processo o mettere alla berlina qualcuno, in rete ho ritrovato una sentenza della III Sezione Penale datata 16 aprile 1953 che riguarda proprio il fondatore dell’Accademia Partenopea di Scienze Occulte il quale venne accusato e condannato per esercizio abusivo della professione medica.

Si legge: «L’attività del D’Angelo non era limitata a formulare diagnosi ed a consigliare le cure suddette, essendosi accertato che su ciascuno degli infermi ai quali prestava la propria opera egli compiva atti di “telecinesi”, costituiti da toccamenti a distanza, mediante i quali, secondo l’assunto dello stesso imputato, trasmetteva ai pazienti un fluido vitale di cui si ritiene dotato e che sarebbe idoneo a procurare la guarigione o almeno la miglioria del male.»

Sui cosiddetti “guaritori” si è tanto parlato, e forse non ancora abbastanza se c’è gente che, magari disperata, ancora oggi con questi ciarlatani ci casca.
Ed è per questa ragione che ho deciso di pubblicare questo ‘sfizio’, perché se da un lato sono cose di cui non vorremmo sentire parlare, dall’altro è invece bene che se ne parli, e pure tanto, perché al di là dell’art. 348 del Codice penale (sull’esercizio abusivo di una professione) sono cose che possono far male, tanto male.

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