ALLE DUE TORRI

ALLE DUE TORRI

Il 26 maggio 1864 parte una missiva da Faenza diretta a Bologna.
Sia Faenza che Bologna facevano parte della ‘Legazione delle Romagne’, uno dei distretti dello Stato Pontificio. Con il plebiscito dell’11-12 marzo 1860 tutta la zona venne quindi annessa al Regno di Sardegna, che diverrà Regno d’Italia l’anno dopo.

In quel periodo (dall’1.1.1863 al 31.12.1864) era in vigore quindi il primo tariffario del Regno d’Italia approvato con Legge 5 maggio 1862, n.604 e Regolamento relativo (Regio Decreto 21 settembre 1862, n.891).
E una lettera dal peso fino a 50 grammi andava affrancata (come appunto è affrancata) per 15 centesimi ogni 10 grammi; oltre, in più, altri 15 centesimi ogni 50 grammi.

Il mittente, sul frontespizio del piego, ha scritto “preme“, un’indicazione che si usava annotare per il portalettere affinché la consegna avvenisse rapidamente.
In effetti così probabilmente avvenne dato che il piego parte la sera da Faenza e l’indomani mattina, alle 6 (come si può leggere dal bollo al verso, “6 M”) è già a Bologna.

Tuttavia, si tratta solo di un’indicazione, di un auspicio, di una richiesta di cortesia e nulla di più dal momento che il servizio “Espresso” propriamente detto (e che possiamo paragonare al “preme” sette-ottocentesco) e che prevedeva una soprattassa rispetto alla tassa ordinaria venne istituito nel Regno d’Italia soltanto nel 1890.

Chi spedisce è una donna, tale Giuseppina, cosa non comune per l’epoca (a meno che si trattasse di reali o nobildonne, ma non è questo il caso).
All’interno, la calligrafia molto nervosa e l’Italiano quasi mai corretto rendono (almeno a me) impossibile la trascrizione completa del testo.

In sintesi, si tratta di una richiesta, nemmeno in termini tanto gentili, per un mancato pagamento a fronte di un lavoro che la signora Giuseppina deve aver fatto per il signor Filippo su delle stoffe.

Il debito del signor Filippo ammonta a 13 romani e 54 baj.
I ‘romani’ sono gli Scudi Romani, mentre i ‘baj’ sono i Bajocchi, ed erano la valuta corrente dello Stato Pontificio. 100 Bajocchi equivalevano a uno Scudo.

Come già detto, però, le Romagne non facevano più parte dello Stato Pontificio già dal 1860, e sebbene la monetazione Scudo-Bajocco fosse ancora in vigore a Roma (la Lira pontificia, di valore eguale alla Lira del Regno, venne adottata nel 1866), a Bologna e Faenza si parlava già in termini di Lire da qualche anno.
Evidentemente, nel popolo deve essere rimasto ancora per qualche anno qualche retaggio della vecchia monetazione.

Ma al lettore attento di Sfizi.Di.Posta non sarà sfuggito il particolare riportato sul frontespizio e che da anche il titolo a questo ‘sfizio’: “Alle due torri“.
Il destinatario era evidentemente persona conosciuta, e non era necessario indicare un indirizzo per il recapito, era sufficiente indicare “alle due torri“.

Del resto, a Bologna, “le due torri” sono soltanto e unicamente due: la torre degli Asinelli (98 metri) e la torre di Garisenda (48 metri), su piazza di Porta Ravegnana.
Entrambe pendenti, devono il proprio nome dalle famiglie a cui tradizionalmente se ne attribuisce la costruzione, fra il 1109 ed il 1119.

Al giorno d’oggi la torre degli Asinelli è l’unica visitabile: salendo i suoi 498 gradini, dal suo terrazzo si gode un magnifico panorama completo della città. La Garisenda, invece, non è al momento visitabile, ha una pendenza eccessiva (un angolo di 4 gradi).
Sembra, tuttavia, vox populi, che non si debba mai salire sulla torre degli Asinelli prima di laurearsi, altrimenti i tempi per il conseguimento si allungano a dismisura.

Bologna è la città delle torri. Con funzione sia militare che gentilizia di origine medievale quale simbolo di potere, Bologna in passato è arrivata a contare circa un centinaio di torri.

Oggi, per crolli naturali o demolizioni necessarie per preservare l’incolumità dei cittadini, se ne sono salvate solo 22, ma le due torri degli Asinelli e di Garisenda sono le più note, dai più riconosciute come simbolo della città.

Appare quindi scontato per un portalettere di Bologna sapere dove andare a recapitare la missiva diretta “alle due torri”, non era necessario indicare altro.
E Giuseppina lo sapeva bene.

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