LUCERA: UNA LITTERA MATRIMONIALIS DEL 1839

LUCERA: UNA LITTERA MATRIMONIALIS DEL 1839

Come i lettori affezionati di Sfizi.Di.Posta già sanno, gli ‘sfizi’ che vengono pubblicati ogni settimana traggono spunto da un documento postale, che sia una lettera, una cartolina o un qualsiasi documento viaggiato per posta.

Questo tranne in alcuni casi, alcune rare eccezioni. Oggi è una di quelle rare eccezioni, ed è anche un’eccezione che mi riguarda da vicino. Eh sì, perché tra un paio di settimane, il 31 maggio, io e Anna Maria sanciremo davanti a Dio quell’unione che già esiste civilmente da un anno.

Per far questo, come tutti i futuri sposi sanno, occorre presentare la richiesta di pubblicazioni, sia al Comune dove si svolgerà il matrimonio, che nella parrocchia di appartenenza.

Non solo. Se uno dei due sposi non appartiene ad una parrocchia della stessa città, occorrerà presentare le pubblicazioni anche nella parrocchia di appartenenza della sua città e, anche, nella parrocchia di appartenenza delle città dove si è vissuto per lunghi periodi.

In tal caso, occorrerà presentare anche il cosiddetto “Certificato di Stato Libero Ecclesiastico”, ovvero un’attestazione che lo sposo o la sposa non abbiano mai contratto matrimonio religioso e che può essere prodotto anche con un giuramento davanti al parroco e ad alcuni testimoni.

Un tempo non era tanto diverso da oggi, con la sola differenza che il giuramento andava fatto davanti al vescovo e non davanti al parroco.
Ed è quanto ci racconta il documento di oggi, datato 1839.

Si tratta di un foglio in carta pergamenata e filigranata, grande 21 per 33 centimetri (poco più di un foglio A4), in cui al centro in alto campeggia uno stemma araldico con l’arma della famiglia: due leoni controrampanti a una porta e tre stelle.
Lo stemma di famiglia è di Andrea Portanova, Vescovo di Lucera, Fiorentino e Turtibulense.

Le diocesi di Fiorentino e Tortiboli (oggi Tertiveri, frazione di Biccari), un tempo ricche e autonome, vennero insieme ad altre (Vulturara e Civitate) nel tempo via via aggregate a quella principale di Lucera: Fiorentino nel 1410 a seguito dell’abbandono della città di Castel Fiorentino a causa della sua insalubrità, e Tortiboli nel 1425.

Andrea Portanova era nato a Napoli nel 1759. Maestro di sacra teologia e canonico della Cattedrale di Napoli, venne eletto Vescovo il 6 aprile 1818 da Papa Pio VII. Svolse il suo incarico fino al 12 luglio 1840, anno della sua morte.

Di lui, Giambattista D’Amelj (vedi bibliografia) scrive: «Uomo di puri e semplici costumi». Molto devoto a Santa Filomena, ne introdusse e ne sostenne il culto a Lucera tanto da far erigere in Cattedrale un altare in onore della Santa, a sinistra dell’altare di Santa Maria Patrona, e di disporre la sepoltura di Don Alessandro di Troja di fronte allo stesso, dove si trova tuttora.

Oggi quell’altare non esiste più. Quella e altre tre posticce cappelle laterali erette in aggiunta all’architettura originaria trecentesca vennero smantellate con l’opera di restauro promossa da Ruggero Bonghi dal 1878 al 1892.

Don Alessandro di Troja, nato a Lucera il 29 ottobre 1801, venne consacrato sacerdote nel 1825 dal vescovo mons. Andrea Portanova, appunto. Dedicò tutta la sua vita alla preghiera, ai poveri e agli infermi talmente tanto da fiaccare il suo fisico e da ammalarsi, malattia che lo portò alla morte il 31 gennaio 1834.

Chiarita quindi l’intestazione del documento e della sua arma, che si ripete in basso a sinistra con raro bollo a secco, veniamo al testo, che è poi ciò che più ci interessa.
Questa la trascrizione latina completa.

«Universis, et singulis has praesentes Testimoniales Litteras inspecturis notum facimus, ac testamur, quod examinatis judicialiter duobus testibus, medio eorum juramento, plene constat, atque innotescit, etiam ex fidem Publicationum in hac Regali Cathedrali Basilica Lucerina emissarum, Tobiam Capobianco quondam Aloysii filium, natum die decima septima, et baptizatum decima octava mensis Novembris anni millesimi octingentesimi octavi, prout et a dicta die suae nativitatis, usque ad annum millesimum octingentesimum trigesimuum continue permansisse in hacmet Civitate Luceriae, ejus patria.
Et praedicto tempore in statu libero, ac soluto fuisse, et omni impedimento, ac vinculo Matrimoniali vacasse ad contrahendum libere, et licite Matrimonium a jure in reliquis non prohibitum. In quorum etc.(?) Datum Luceriae ex Episcopali Curia die XVI – mensis Januarii, Anni 1839 noni. Vincentius Maria Decanus de Grazia Capitolaris Vicarius Generalis.
Litere Testimoniales ut supra, pro matrimonio. Aloysius Maria Canonicus Cavalli Cancellarius.»

La sintassi latina presenta passaggi ostici e, probabilmente, termini propri della giurisprudenza ecclesiastica che rendono in diversi punti complicata, per non dire incomprensibile, la traduzione letteraria del testo.

Si è pertanto scelto di fornire qui di seguito una traduzione un po’ più libera, ma sicuramente più comprensibile. Alla fine quel che ci interessa è la comprensione del contenuto, non siamo ad una prova d’esame scritta di latino.
Ecco la traduzione.

«A chiunque e al mondo presentiamo queste Lettere Testimoniali attraverso cui rendiamo noto e testimoniamo, avendo esaminato giudizialmente la testimonianza sotto giuramento di due testimoni, pienamente d’accordo tra loro, anche al fine delle pubblicazioni da emettere in questa Regale Cattedrale Basilica Lucerina, che Tobia Capobianco, figlio di Aloisio, nato il giorno 17, e battezzato il 18 del mese di Novembre dell’anno 1808, come certificato nel giorno della sua nascita, fino all’anno 1830 visse in modo continuativo in questa città di Lucera, suo paese natale.
Nel suddetto tempo ha vissuto in stato libero, sciolto da ogni impedimento e libero da vincolo matrimoniale per contrarre liberamente e legalmente il matrimonio, non proibito tra le altre cose dal diritto. Concessione della Curia Episcopale di Lucera nel giorno 16 del mese di gennaio dell’anno 1839.
Vincenzo Maria Decano De Grazia del Vicario Capitolare Generale
La lettera testimoniale di cui sopra è a favore del matrimonio. Aloisio Maria Cavalli Canonico Cancelliere.»

Si tratta quindi di una Littera Matrimonialis, un nulla osta vescovile che acconsentiva al matrimonio non essendovi ostacoli di alcuna natura.
E, nello specifico, il nulla osta venne rilasciato a Tobia Capobianco (cognome tuttora molto diffuso nella città di Lucera) che ne aveva fatto richiesta.

Chi avrebbe sposato Tobia non è dato sapere. Ma del resto non siamo qui per farci i fatti altrui, quindi poco importa. Quel che importa è invece il documento che ci testimonia quanto in passato non fosse tanto dissimile da oggi.

Si ringraziano sentitamente per la comprensione del testo manoscritto in latino Walter Di Pierro e Maria Nanfitò.

Bibliografia consultata
• Giambattista D’Amelj, “Storia della Città di Lucera“. Arnaldo Forni Editore, Sala Bolognese, 1983. Ristampa anastatica dell’edizione del 1861 edita dalla Tipografia di Salvatore Scepi, Lucera.
• Giambattista Gifuni, “Lucera“. STEU, Urbino, 1937.
• Dionisio Morlacco, “Quei nomi di pietra“. Claudio Grenzi Editore, Foggia, 2012.
• Gennaro Preziuso, “Don Alessandro di Troja. Una luce che s’impone nel tempo”. Edit. in proprio, Lucera, 2000.
• Giuseppe Trincucci, “Lucera, storia e volti nel tempo“. Editrice Costantino Catapano, Lucera, 1981.

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