PASQUA DI GUERRA

PASQUA DI GUERRA

Pasqua di risurrezione?
Speriamo che lo sia davvero!
Al momento è una Pasqua di guerra.
E questo basta.

E lo fu anche nel 1943, 79 anni fa, quando un figlio scrive alla propria madre per gli auguri pasquali.
Si chiama Mario, è un sottotenente, e si trova impiegato in operazioni militari.

La cartolina utilizzata è di quelle in dotazione alle forze armate, con i simboli littori e uno dei tanti motti mussoliniani su di esse riportati per incitare le truppe al fronte: “L’avvenire è nostro, è nelle nostre mani sicure, poiché sarà il prodotto del nostro coraggio e della nostra inesauribile volontà di vita e di vittoria“!

Queste cartoline viaggiavano in franchigia, ovvero senza applicare francobolli, gratuitamente. Se si richiedevano servizi accessori (Raccomandata, Posta Aerea, etc) allora occorreva affrancare per il solo controvalore del servizio accessorio richiesto.

Il mittente scrive sulla cartolina “Caserma Macchi”, come se quello fosse il suo indirizzo. Ma la caserma Giovanni Macchi è una caserma della Guardia di Finanza ubicata a Predazzo, Trento.
Forse il mittente voleva indicare la sua provenienza, ma in quel momento non si trovava affatto a Predazzo.

Per dirlo ci viene in aiuto il bollo postale, “POSTA MILITARE 10”.
Gli uffici postali a seguito delle truppe erano tutti indicati con dei numeri, e questo per varie ragioni. Anzitutto, strategiche, per evitare di fornire al nemico (qualora la corrispondenza fosse caduta in mani ostili) l’ubicazione dei reparti; e poi per una questione meramente logistica, dal momento che le truppe erano spesso in movimento.

Dall’analisi dei documenti giunti a noi, però, è stato possibile ricostruire, per ogni ufficio di Posta Militare, l’ubicazione dello stesso, quindi il suo spostamento, quindi lo spostamento delle truppe.

Nello specifico, l’ufficio di Posta Militare n.10 era, al momento della spedizione della cartolina, alle dipendenze del Comando Superiore delle FF. AA. Slovenia-Dalmazia, una denominazione afferente al Comando 2a Armata.

E in particolare, al 24 aprile 1943, si trovava ubicato in via Giulio Cesare n.32 a Susak, la porzione slava di Fiume al di là del fiume Eneo.
Evidentemente con compiti di controllo del territorio dal momento che la campagna jugoslava del 1941 era già conclusa.

Non era evidentemente disponibile un bollo di reparto, e quindi venne apposto il generico “Ufficio Sprovvisto di Bollo – 2° ufficio”.

Ma, come accennato, quel che più ci interessa è il testo della cartolina. Eccolo:
«Carissima mamma,
non ho più ricevuto tua posta e sto in pensiero. Ho anche tanta pena perché del bambino non so mai nulla. Cosa ne è di lui? Hai chiesto a Zanella se lei ha continuato a consultarsi da lui? Domani mattina alle otto monterò di servizio per 24 ore consecutive. Così passerò la Pasqua. E allora ti telefonerò questa sera perché domani non mi sarà possibile. Oggi ho spedito a te una raccomandata con i documenti di Leonardo, ed anche la copia della domanda. Dimmi subito se questa va bene.
Baci Mario»

Quanta pena!
Del suo bambino, di suo figlio, «cosa ne è di lui»?
Strazia il cuore pensare che un padre, in guerra, non sappia che fine abbia fatto il proprio figlioletto.

Con quale stato d’animo avrebbe imbracciato un fucile?
Con quale stato d’animo avrebbe combattuto per la patria?
Con quale stato d’animo si sarebbe alzato ogni mattina dalla branda?

La Pasqua è la risurrezione dalla morte alla vita di Cristo.
Dal tardo latino resurrectio -onis, derivato da resurgere, «risorgere».
Cosa risorge dalle macerie di una guerra? O dal cuore di un padre che non conosce le sorti del proprio figlio?

Ci sarebbe tanto da dire, tanto da scrivere.
Oggi, guardando a Est e vedendo l’aridità del cuore di chi, nel 2022, ancora pensa di giocare con i soldatini a scapito di donne stuprate e bambini trucidati, beh, non vedo purtroppo alcuna risurrezione.

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