SIETE UNA COPPIA PROLIFICA?

SIETE UNA COPPIA PROLIFICA?

In tempi di pandemia ogni tanto esce fuori una notizia sullo scarso andamento demografico e sul basso tasso di natalità.
Oltre la crisi economica, anche il Covid-19 fa la sua parte: a fronte di tante persone in età adulta morte con o a causa della pandemia, il ‘rimpiazzo’ con nuovi nati non è avvenuto e non avviene.

E questo appare francamente molto comprensibile: la paura e l’incertezza sul futuro vincono sul desiderio di avere dei figli.
Ecco quindi che il dato del 2020 di 6,8 nuovi nati ogni 1000 abitanti appare ad alcuni molto preoccupante.

E’ del resto proprio di ieri, 26 dicembre 2021, all’Angelus, l’esternazione delle preoccupazioni di Papa Francesco: «Sembra che tanti abbiano perso l’illusione di andare avanti con figli, tante coppie preferiscono rimanere senza o con un solo figlio, è una tragedia. Facciamo tutto il possibile per riprendere una coscienza, per vincere questo inverno demografico che va contro le nostre famiglie, contro la nostra patria e contro il nostro futuro».

Contro la patria, addirittura!
Questo riferimento ci fa subito, però, tornare in mente altri tempi.
I confronti con il passato sono sicuramente impietosi, e spesso vengono tirati fuori invece a fini politici.
E’ infatti indubbio (i numeri parlano da soli) che un tempo questo problema non esistesse: 27,5 nuovi nati ogni mille abitanti nel 1927 (tanto per dirne una).

Ma è altrettanto indubbio che stiamo parlando di un secolo fa, in cui la società era profondamente diversa da quella attuale, in cui l’economia era profondamente diversa, in cui ogni cosa era profondamente diversa.

Eppure, anche allora, vi era una grande preoccupazione sul tasso di natalità.
Nel noto “Discorso dell’Ascensione” pronunciato alla Camera dei Deputati il 26 maggio 1927, Mussolini ebbe a dire:
«L’Italia, per contare qualcosa, deve affacciarsi sulla soglia della seconda metà di questo secolo con una popolazione non inferiore di 60 milioni di abitanti. Tutte le Nazioni e tutti gli imperi hanno sentito il morso della loro decadenza, quando hanno visto diminuire il numero delle nascite».

Come evidenzia Giuseppe De Bartolo, professore di Demografia al Dipartimento di Economia, Statistica e Finanza dell’Università della Calabria, il «Duce era dunque molto preoccupato della prospettiva che anche l’Italia, come il resto dell’Europa, potesse conoscere nel prossimo futuro un calo demografico, prospettiva che venne sentita e propagandata come una minaccia mortale per le aspirazioni imperialiste del nostro Paese».

L’imposta sul celibato, istituita con Regio Decreto-Legge 19 dicembre 1926 n. 2132 e dovuta (come riferisce l’Art.1) «dai celibi pel solo fatto del loro stato», non stava infatti dando i frutti sperati.

Per tutte queste ragioni, il 21 agosto 1937 venne emanato il Regio Decreto-Legge n.1542 “Provvedimenti per l’incremento demografico della Nazione” (Gazzetta Ufficiale n.215 del 15.9.1937) con il quale si stabilivano una serie di azioni atte a favorire la natalità: prestiti agevolati all’1%, detrazioni sulle tasse in funzione del numero di figli a carico, estensione dell’imposta sul celibato anche agli ufficiali e sottoufficiali delle Forze Armate, esenzione totale o parziale dalle tasse scolastiche e delle tasse sugli immobili in base al numero di figli, e così via.

Con queste premesse e queste norme in vigore affatto strano o anomalo appare il documento che mostro oggi.
Si tratta di un foglio prestampato ripiegato due volte su sé stesso, predisposto e inviato il 22 novembre 1937 dall’Opera Nazionale per la Protezione della Maternità ed Infanzia, Federazione provinciale di Cosenza, a tutti i Podestà della provincia.

Oggetto: 5° Giornata della Madre e del Fanciullo – Raduno delle coppie prolifiche.
Essendo prestampato, è immediatamente leggibile, per cui lascio a voi il ‘piacere’ di leggervelo in tranquillità.

Oggi vi sono le selezioni provinciali per Miss Italia. E allora c’erano quelle per la migliore coppia prolifica.
Normale, no?
Così come è normale che il “possibilmente” associato all’iscrizione del marito al Partito Nazionale Fascista diventi praticamente un obbligo nell’elenco dei documenti da presentare.

L’ONMI, Opera Nazionale per la Protezione della Maternità ed Infanzia, era una vera ‘macchina da guerra’.
In un video propagandistico del 19.12.1935 conservato all’Istituto Luce possiamo avere contezza di cosa fosse questa istituzione: 237 asili nido, 94 federazioni, 2764 consultori ostetrici, 3449 consultori pediatrici, 2 milioni e mezzo di assistenze all’anno, 1091 refettori materni, 994 dispensari di latte, 7300 comitati di patronato, 110 milioni di lire all’anno.

Una nota storico-postale.
All’epoca, 1937, per spedire una lettera per raccomandata occorrevano 50 centesimi per il porto ordinario e 1.25 Lire per il diritto di raccomandazione. Questo piego, invece, è affrancato per 70 centesimi. Questa affrancatura si spiega facilmente essendo questo uno stampato, e non una lettera, spedito aperto. In questo caso il porto ordinario per le stampe era 10 centesimi, mentre il diritto di raccomandazione per corrispondenza inviata aperta era di 60 centesimi, totale 70 centesimi.

Infine, una nota anche sull’annullo di partenza del plico, il “COSENZA N°1 (CORSO TELESIO)”.
Si tratta dell’ufficio postale ‘storico’ di Cosenza, ubicato al civico 22 del centralissimo Corso Telesio, dietro al Duomo.
Non sempre l’ufficio postale riportava, nel bollo, l’ubicazione. In alcuni casi, come in questo, era riportato anche l’indirizzo.

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