VUOI VENIRE AL MIO MATRIMONIO?

VUOI VENIRE AL MIO MATRIMONIO?

Matrimonio.
Per molte coppie, pur essendo l’evento più atteso di tutta la vita, è anche sinonimo di stress: la chiesa, la sala ricevimenti, l’animazione, la musica, il fotografo, il fioraio, le bomboniere, trucco e parrucco, …
Una serie infinita di cose da fare e da tenere sotto controllo.

Tra gli annessi e connessi c’è anche il biglietto di invito.
Oggi chi è bravo in computer grafica magari se lo fa in casa e poi se lo fa stampare in tipografia. Oppure, si va direttamente in tipografia, e lì inizi a sfogliare album e album di biglietti preconfezionati, solo da personalizzare con i testi.

Allora ci sarà da scegliere il bigliettino in base al colore della carta, al peso della carta, alla texture di sfondo, ai ghirigori tutti intorno, avremo i bigliettini seri, i bigliettini spiritosi, quelli di forme strane, quelli componibili che una cucina dell’Ikea è più semplice da assemblare.

E quindi la busta: il colore della carta, il peso della carta. E ricominciamo con tutta la tiritera di prima.

E infine, come la chiudi la busta? Ci dai una bella leccata come si faceva una volta, o abbiamo il preadesivo a strip? Ma non è troppo banale l’adesivo? Non sarebbe meglio un bel sigillo in ceralacca? Certo, ma ceralacca di che colore? Rosso fuoco? O rosso porpora? E il sigillo, come lo vuoi? In metallo o in gomma? Impugnatura in legno o in plastica? E il sigillo lo vuoi impresso mentre ascolto Bach o mentre mi gratto la testa?

Ma un tempo era anche così?
Direi proprio di no.
Il documento postale che voglio mostrarvi oggi ha poco più di cento anni e ha dimensioni simili a quelli di una carta di credito per capirci.
Regolarmente affrancata, questa bustina è stata spedita il 9 dicembre 1920 da Rodi Garganico (Foggia) per città.

All’interno, un cartoncino delle dimensioni di un bigliettino da visita in cui troviamo manoscritto:
«Leonardo De Felice
Invita la S. V. ad intervenire alla sua festa nuziale che avverrà il 12.12.20 alle ore 18
Rodi».

Tutto qua.
Semplicemente.
E, tra l’altro, inviato tre giorni prima dell’evento.
Vuoi venire? Vieni. Non vuoi venire? Amen.

Ultima nota: il destinatario.
Andrea Rovelli, a Rodi Garganico, non era a quel tempo un cittadino qualunque.
Era il Direttore dell’Ufficio postale, telegrafico e telefonico.
Ma era soprattutto il padre di Luigi Rovelli, tenente pilota della Regia Aeronautica, Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Classe 1915, conseguì il brevetto di pilota nel 1936. Nel 1940, già sottotenente, passò al 14° Stormo da bombardamento e un mese dopo partì per la Cirenaica, dove si distinse per le tante missioni portate a buon fine in particolar modo contro le unità navali inglesi in Africa settentrionale, fronte greco e Mediterraneo orientale.

Promosso tenente, nel 1941 chiese di essere trasferito alla 281° Squadriglia aerosiluranti con la quale partecipò alla prima battaglia della Sirte (sua è l’azione che portò al siluramento della corazzata HMS Queen Elizabeth, al largo di Alessandria d’Egitto).

La città egiziana gli fu fatale il 28 dicembre 1941 quando cadde in combattimento.
Con Regio Decreto del 24 luglio 1942 gli venne conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare, con questa motivazione:

«Intrepido, valoroso capo equipaggio di velivolo aerosilurante, già precedentemente distintosi in numerose e vittoriose azioni belliche, compiendo bombardamenti e ricognizioni offensive, attaccando convogli, silurando navi ed abbattendo un caccia che gli aveva gravemente colpito il velivolo, partecipava ad un ardito attacco contro un convoglio nemico, fortemente scortato da navi da guerra e protetto da velivoli da caccia, incurante della violenta rabbiosa reazione aerea e contraerea, solo dominato dalla decisa volontà di colpire, si scagliava, anima e arma contro le unità navali avversarie. Giunto a minima distanza dall’obiettivo la sua ala veniva infranta dal fuoco nemico e con essa precipitava in fiamme sul mare. Esempio magnifico di luminoso eroismo e di suprema dedizione alla Patria. Cielo del Mediterraneo, 14 dicembre 1940-28 dicembre 1941».

L’aeroporto militare di Amendola, lungo la SS 89 Garganica, 15 km a Nord di Foggia, è a lui intitolato. Per la sua ampiezza, è l’aeroporto militare più grande d’Italia.
Nel 1997, all’ingresso dell’aeroporto, venne inoltre inaugurato un monumento in ferro a lui dedicato, poi (nel 2012) spostato all’ingresso del Circolo Ufficiali.

L’aeroporto attualmente ospita il 32° Stormo, ma durante la Seconda guerra mondiale, una volta ‘caduto’ in mani alleate, ospitò la 15th Air Force statunitense.
Per chi volesse approfondire quel periodo, sul sito web Air Force History Index sono pubblicati, relativamente all’aeroporto di Amendola, decine di documenti desecretati.

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