HO I BRUFOLINI SULLE NATICHE!

HO I BRUFOLINI SULLE NATICHE!

Sfizi.Di.Posta è impazzita?
Ma che titolo è??
Beh, però mica è colpa di Sfizi.Di.Posta se Mario aveva i brufolini sulla “bassa schiena“!
Ma andiamo con ordine…

E’ il 22 maggio 1944, e una lettera per espresso parte da Pietra Ligure (Savona) per Genova, dove arriva il giorno dopo.
Sulla missiva viene applicato il talloncino delle lettere per espresso, con il numero d’arrivo, che però risulta strappato in più punti, e quindi quasi del tutto illeggibile.

L’affrancatura è corretta: 50 centesimi costava il porto ordinario, 1.25 Lire invece era la sovrattassa per l’espresso.
Prima di passare ad altro, una piccola parentesi proprio sull’affrancatura.

Come è facilmente visibile, sui francobolli raffiguranti Vittorio Emanuele III vi sono delle sovrastampe in rosso. Sul francobollo da 1.25 Lire un fascio littorio, su quello da 50 centesimi la dicitura “REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA”.

Vale infatti la pena ricordare che all’alba dell’8 settembre 1943 e sino alla fine della guerra l’Italia era sostanzialmente spaccata a metà: a Sud il Regno d’Italia e a Nord l’autoproclamata Repubblica Sociale Italiana (RSI) governata da Mussolini ma di fatto uno stato fantoccio della Germania nazista. La linea di demarcazione tra le due entità variava in funzione dell’avanzata degli Alleati da Sud.

La RSI nel giugno 1944 emise anche propri francobolli, ma fino ad allora sovrastampò rimanenti forniture delle emissioni circolanti nel Regno d’Italia prima con la scritta “G.N.R.” (Guardia Nazionale Repubblicana) e poi con la dicitura “REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA” o il fascio littorio o la combinazione di entrambi.
Sull’argomento sono stati scritti molti testi e saggi, cui naturalmente rimando per chi volesse approfondire.

Nel marzo 1944 la Liguria era, teoricamente e praticamente, facente parte della RSI, e pertanto corretto risulta l’utilizzo dei due francobolli presenti sulla missiva.
Ma veniamo adesso alla missiva. E’ facilmente leggibile, ma per non sbagliare riporto il testo.

«Bruna cara,
sono giunto. Febbre non ne ho. Mi fa male la schiena e la “bassa” schiena dove ho quei brufolini.
Oggi all’una andrò ancora dal Dottore della Mutua e può darsi che mi dia ancora qualche giorno di riposo.
Non vorrei però pregiudicarmi definitivamente il posto, fintantoché non ho un altro buco da infilarmi e quindi, ammenoché non mi senta malissimo verrò in giù sabato prossimo.
Ti penso e ti amo tanto. Mi sembra quasi un sogno essere stato tanti giorni con te. Sei stata tanto cara e tanto buona e ti ringrazio per le cure che hai avuto per me.
Il mio amore, per queste prove, è ancora aumentato. Abbiamo poi sentito tanta bella musica e ci siamo sentiti ancora una volta tanto, tanto vicini.
Ti amo, ti amo, ti amo.
Mi raccomando di essere prudente e di scappare subito in galleria, senza aspettare che sparino. Ora che hai visto con i tuoi occhi cosa vuol dire starsene in casa e sostare innanzi alle gallerie, spero ti rifugerai subito molto dentro e non uscirai che al suono del cessato.
Io sono qui un pesce fuor d’acqua e non mi ci abituerò mai.
Senza la mia Brunetta adorata non posso vivere e si avvicina sempre più il giorno che starò sempre al tuo fianco.
Tralascio di scrivere perché è quasi mezzogiorno e voglio impostare subito.
Ti abbraccio, ti bacio tanto, con infinito amore.
Aspetto tue notizie.
Cara Bruna ti amo tanto, tanto.
Tuo per sempre
Mario
P.S. Ti mando ancora tanti, tanti, tanti baci!»

Ora… A parte la battuta sui brufoletti, che ci sta, sul resto della missiva c’è ben poco da ridere.
Quel che più ho trovato agghiacciante è il passaggio repentino del testo da argomenti romantici e sentimentali, agli inviti a scappare dentro un rifugio per salvarsi la pelle; ricordi sulla bella musica ascoltata insieme, e la cruda realtà degli allarmi antiaerei che anticipano un bombardamento; “Ti amo, ti amo, ti amo“, e subito dopo “scappa subito in galleria senza aspettare che sparino“.
Accostamenti cui, forse, ci sia abitua con la guerra in casa, ma che letti adesso fanno davvero venire la pelle d’oca.

Ma che ci faceva Mario a Pietra Ligure? Era un militare?
Non proprio. La seconda parte di questa storia riguarda proprio l’impiego di Mario, del quale veniamo a conoscenza leggendo l’indirizzo del mittente riportato al verso: “Cantieri del Mediterraneo – Pietra Ligure“.

Nel 1919 vengono fondati i “Cantieri navali di Pietra Ligure” per opera dell’Ing. Arturo Pierrotet e con i capitali della società Larvarello.
I cantieri sono molto attivi durante il regime fascista: cambiano denominazione (“Cantiere federale”) e assumono particolare valore strategico per la costruzione di materiale bellico.

Dopo un lungo periodo di inattività, con la nuova denominazione “Cantieri del Mediterraneo” vengono acquisiti nel 1942 dalla famiglia Messina che ne riprende l’attività fino al 1960.

Se fate caso, infatti, la busta utilizzata dal mittente è di quelle intestate, commerciali, e riporta il nome del titolare della ditta che aveva acquisito i cantieri, Ignazio Messina, che il nostro Mario ha depennato avendo utilizzato la busta per motivi personali.

Ma chi era Ignazio Messina?
Chi ha voglia di approfondire può farlo attraverso il Dizionario Biografico della Treccani:
https://www.treccani.it/enciclopedia/ignazio-messina_(Dizionario-Biografico)/

Qui basti sapere che Ignazio Messina dedicò tutta la sua vita imprenditoriale alla marineria e alla cantieristica. Costituita la ditta “Ignazio Messina” nel 1929 a Genova, la sua attività si espanse su svariate rotte, prediligendo sempre quelle verso il Nord Africa.

Proprio su queste rotte la Ignazio Messina cercò di sbaragliare la concorrenza (Florio e Lloyd Triestino, in particolare), e lo fece con l’espediente di trasportare gratuitamente decine di migliaia di colli di posta sulla rotta Genova – Massaua.

Nel 1942, come detto, acquisisce i Cantieri del Mediterraneo di Pietra Ligure, con un’appendice a Lussinpiccolo, nell’Adriatico orientale.
Acquisizione che risultò vitale nella storia imprenditoriale di Ignazio Messina dal momento che tutta la flotta gli venne requisita durante la guerra, e affondata completamente. Messina, quindi, ripartì proprio dai suoi cantieri per ricostruire la flotta e ripartire nell’immediato dopoguerra.

Quante storie si sono intrecciate in una semplice e banalissima lettera…

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