UN GIORNO DI GIOIA!

UN GIORNO DI GIOIA!

La scena del nobile annoiato, isolato, con la pelle bianca come il marmo, che vive ricco ma infelice, lontano anni luce da ciò che succede al popolo, è una scena abbastanza ricorrente nel nostro immaginario collettivo.

E, per molti versi, ciò che immaginiamo non era tanto distante dalla realtà.
Lo ‘sfizio’ di oggi è datato 15 dicembre 1913.
E’ una semplice busta, priva purtroppo di contenuto.

Chi scrive non lo sappiamo, ma sappiamo chi riceve, il destinatario: la Nobil Donna Cecilia Berzoni dei Conti Casali, di Mantova.

La famiglia dei Casali ha origine nel XV secolo a Mantova quando il capostipite Filippo vi si trasferì da Milano acquistando beni e terreni. Negli anni e nei secoli la famiglia prosperò in territorio mantovano, fino a ricoprire anche cariche di rilievo per la città (tale Giuseppe fu Podestà di Mantova agli inizi del ‘700).

Nella seconda metà dell’800, dal Conte Filippo Casali e Lucilla Aporti nacquero cinque figli: Giuseppe, Lina, Silvio, Adelia, e appunto (nel 1865) la nostra Cecilia.
Quest’ultima sposò Giovanni Berzoni (1856-1924), e da lui ebbe tre figli, Biancamaria, Beatrice e Giancarlo. Morì il 23 dicembre 1954.

Tutte queste notizie le ho tratte dal sito web ancestry.com e dal testo di Vittorio Spreti “Enciclopedia storico-nobiliare italiana”, Milano, 1928-32.
Ma era così importante ricostruire l’albero genealogico della nostra Nobil Donna?

Non importantissimo, ma era sicuramente importante comprendere il contesto in cui la nostra Cecilia ricevette quella missiva.
Una missiva che deve averle fatto particolarmente piacere.
O forse ancora di più.

Se giriamo infatti la busta, al verso leggiamo scritto:
«Un giorno di gioia!»
Che notizie erano riportate nella missiva che ricevette la Nobil Donna?
Notizie così belle da renderla tanto felice da prendere la busta e annotare “Un giorno di gioia!”?
Quale stato d’animo la spinse a imprimere con l’inchiostro sulla carta quelle quattro parole, come a volerle fermare nel tempo?

Non lo sappiamo e non lo sapremo mai.
E in fin dei conti non è così importante.
Oggi, a distanza di oltre cento anni dalla ricezione di quella missiva, gioiamo per la Nobil Donna e per le notizie che ricevette.
Un giorno da ricordare.

Riproduzione riservata.

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