INVIAMI TUTTE LE INFORMAZIONI CON UN RECORDS JACKET!

INVIAMI TUTTE LE INFORMAZIONI CON UN RECORDS JACKET!

Quando pensi che sia stato scritto tutto (e sulla Seconda Guerra Mondiale la produzione libraria e giornalistica è sconfinata), ecco che spunta fuori un documento che non avevi mai visto prima e del quale non trovi nessuna informazione!

Sto parlando di questo “RECORDS JACKET“, un bustone di dimensioni 31 x 23 centimetri (per capirci, il classico bustone da schedario, in cartoncino rigido), e che aveva uno scopo preciso, come indicato sul frontespizio:
«THIS JACKET CONTAINS THE SERVICE RECORD AND ALLIED PAPERS OF THE INDIVIDUAL SHOWN ABOVE. WHENEVER THESE RECORDS ARE FORWARDED USE THIS JACKET»
Traduco per chi non mastica l’Inglese:
«Questa cartella contiene documenti di servizio e documenti correlati della persona sopra indicata.
Ogni qual volta questi documenti vengono inoltrati usate questa cartella.
»

Sempre sul frontespizio, più in basso, troviamo anche informazioni sull’inoltro postale.
Se il plico veniva smarrito, si invitava chi lo rinveniva a portarlo nel più vicino ufficio postale degli USA.
Al Postmaster (equivalente, in Italia, più o meno al direttore di un ufficio postale) sono fornite indicazioni di inoltrare il plico all’Adjutant General, Washington 25, D.C.
E, infine, che il plico, in quanto posta ufficiale, dovesse viaggiare “POSTAGE FREE“, senza francobolli.

Chi era l’Adjutant General?
E’ una figura militare prevista dall’ordinamento militare e amministrativo dell’esercito degli USA, istituita nel 1775, e tutt’oggi esistente.
Mentre in Italia non abbiamo una figura similare, negli USA l’Adjutant General è responsabile delle procedure relative ai premi e alle decorazioni, nonché delle operazioni di soccorso, e dell’amministrazione e della conservazione dei registri di tutto il personale dell’esercito.
All’epoca della spedizione di questo plico era Adjutant General il veterano della Prima guerra mondiale Edward Fuller Witsell (1891-1969).
E il quartier generale di questo dipartimento era a Washington D.C.

Ma chi ha spedito questo bustone?
La risposta è sempre sul frontespizio, in alto a destra, su un’etichetta:
«ITALIAN SERVICE DETACHMENT
Fort George G. Meade, Md.
Date of departure: OCT 13 1949»
(che è, appunto, la data di partenza del plico).

L’Italian Service Detachment era un distaccamento di servizio operante nel Fort George G. Meade, in Maryland, il campo americano per prigionieri di guerra italiani negli Stati Uniti.

Fort Meade, convertito in campo di prigionia durante la Seconda guerra mondiale, svolse molteplici attività tra cui anche quella di “Enemy Prisoner of War Bureau“, una sorta di attività semi-segreta atta a raccogliere qualsiasi informazione o documentazione relativa ai prigionieri di guerra catturati, in tutto il mondo, dagli Americani. In base alle fonti consultate, in questo enorme archivio erano conservati documenti dal primo soldato catturato durante l’incursione a Pearl Harbor, l’8 dicembre 1941, sino a tutto il 1945.

Inoltre, tutte le lettere e i pacchi indirizzati ai prigionieri di guerra tedeschi, italiani e giapponesi venivano convogliati qui, per gli opportuni controlli, prima di essere inoltrati ai vari campi di destinazione: diverse volte si arrivavano a contare sino a 150 sacchi di corrispondenza al giorno.

Inoltre, nel maggio del ’44 i prigionieri italiani presenti a Fort Meade vennero impiegati nella U.S. Army e inquadrati in tre compagnie note come Italian Service Companies con ruoli di quartiermastro, ovvero di distribuzione di beni, incluso il servizio postale.

E, infine, chi era la “persona sopra indicata” oggetto di questo “Records Jacket“?
Era un prigioniero di guerra italiano, il Sergente Germano Radossi, classe 1907, di Trieste.
All’interno del bustone, infatti, ritrovo tutta la documentazione a lui riferita, ben sette documenti.

Anzitutto, dei documenti relativi alla prigionia negli USA.
Un primo documento, datato 12 febbraio 1945, è una scheda medica relativa al ricovero per stomatiti aftose di origini sconosciute (“Stomatitis acute, Aphthous moderate, came undetermined“).
Il sergente venne ricoverato una seconda volta per tonsillite (“Tonsillitis“): stavolta il documento medico è datato 27 giugno 1945.

Un terzo documento, composto da 4 pagine unite in alto, è molto interessante perché elenca gli effetti personali del prigioniero, quando entrò nel campo (colonne a destra) e quando ha lasciato il campo (colonna a sinistra).

In ingresso, un cappello color kaki, mutande di cotone, un cappotto, calzini di cotone, magliette di cotone, canottiere di cotone, pantaloni, un coltello, una sacca con borraccia, stoviglie. Insomma, niente di straordinario.

In uscita, la sua dotazione personale era molto più ricca, sia in quantità che in qualità (oltre i calzini di cotone adesso troviamo anche quelli di lana; idem per le canottiere o i pantaloni).

L’1 settembre 1945 il sergente quindi venne rimpatriato.
Quel che successe dopo possiamo ricostruirlo dagli altri documenti contenuti nel plico, stavolta tutti italiani.

Anzitutto, un Atto di notorietà datato 13 novembre 1945 con il quale, davanti all’ufficiale del Comune di Trieste e a tre testimoni il Sergente dichiara di essere stato richiamato alle armi io 16 gennaio 1943, di essere stato fatto prigioniero in Sicilia dagli Americani il 24 luglio 1943, inviato quindi negli USA, e rientrato in Italia il 29 ottobre 1945.

Il 24 luglio 1943 gli Alleati (sbarcati tra il 9 e il 10 luglio) avevano ormai preso il controllo di quasi tutto il territorio della Sicilia, e in quei giorni (il 22 luglio) erano entrati senza ricevere resistenza a Palermo, accolti da una folla festante.

Il generale di divisione Giuseppe Molinero trattò la resa della città con il generale statunitense Geoffrey Keyes, della 2ª Divisione Corazzata americana.
Egli cercò senza successo di ottenere gli onori delle armi e di evitare la prigionia ai suoi soldati, ma il generale americano rifiutò e pretese una resa senza condizioni, cosa che avvenne.
E’ quindi possibile che il sergente Radossi appartenesse alle truppe di Molinero e che venne catturato in questa occasione.

Forte di questo Atto di notorietà, il sergente Radossi chiederà la residenza a Trieste, nella casa dei genitori, dove aveva vissuto da quando era nato. La richiesta venne accolta, prima con un Certificato di dimora temporanea datato 17 novembre 1945, poi con il Certificato di residenza datato 31 gennaio 1946, e infine con una comunicazione del Comune di Trieste del 5 febbraio 1946.

Naturalmente, questa è giusto una ricostruzione di quanto avvenne osservando i documenti. Personalmente, non conosco la storia personale del sergente o esattamente quanto avvenne.
Ma dovrebbe essere andata così.

Ovviamente, tengo a sottolineare che questo ‘sfizio’, come tutti gli altri sfizi che pubblico, altro non sono che un modo, il ‘mio modo’ (attraverso i documenti postali), di raccontare la storia, tramandare la memoria, e rendere onore e merito alle persone che hanno fatto parte del nostro passato e senza i quali, al di là di tutto, noi non saremmo quelli che siamo.

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