L’INFORMAZIONE IN LAGUNA

L’INFORMAZIONE IN LAGUNA

Siamo nel 1949. Serviranno ancora cinque anni perché la televisione porti l’informazione nelle case degli Italiani e diversi decenni per lo sviluppo di Internet, per cui fino ad allora la stampa era la fonte principale di informazione.

Il pezzo che presento oggi è stato spedito da Venezia il 4 ottobre 1949 ed è diretto a Este (notare l’assenza di indirizzo del destinatario: evidentemente, il mittente era certo che il destinatario era noto al postino).
Sul retro della busta campeggia la pubblicità di diversi organi di informazione locale: Il Gazzettino, Il Gazzettino del Lunedì, Ogni Sport, Gazzettino-Sera, Gazzetta di Venezia. In realtà, tutte testate che facevano capo a quella principale, Il Gazzettino.
Il Gazzettino è stato fondato il 20 marzo 1887 da Gianpietro Talamini. Tradizionalmente di orientamento conservatore, il quotidiano fu per molti decenni vicino alle posizioni della Democrazia Cristiana.

Al centro della busta si vede chiaramente la facciata di un edificio. E’ la sede storica del quotidiano, Ca’ Faccanon, nel cuore di Venezia, nelle Mercerie, in calle delle Acque. “Casa Faccanon”, che i Veneziani abbreviano appunto in “Ca’ Faccanon”, è un palazzo storico di Venezia che porta il nome della famiglia che ne fu proprietaria, i Faccanon (Antonio Faccanon lo acquistò a metà Ottocento).
Dal 1872 il palazzo fu sede degli uffici postali, fino al 1898 quando vi portò la sede il quotidiano. Il giornale vi rimase fino al 1977, quando si trasferì con redazione e tipografia in via Torino a Mestre.
Successivamente il palazzo passò più volte di proprietà, ospitando un istituto bancario, poi uffici dell’azienda di trasporto veneziano, ed infine nuovamente la sede di Poste Italiane nel 2010, quando queste dovettero lasciare la sede del Fondaco dei Tedeschi, ceduta ad un gruppo della famiglia Benetton che la trasformò in un emporio del lusso.

Ma le storie interessanti su questo pezzo non le troviamo sulla busta, ma nella lettera in essa contenuta. Eccone la trascrizione.

«Caro Bonomo,
Anzitutto, eccoti l’indirizzo di Giani Stuparich: Trieste, Via Trento 12.
In secondo luogo, grazie delle amichevoli parole, tanto più gradite in quanto mi vengono da una cara e onesta persona quale tu sei.
Confrontato all’attuale, il tempo in cui mi trattenni e … imbelli, fummo richiamati a indossare (piuttosto goffamente, ma allegramente) il grigio-verde, era un … ballar di carnevale. Eravamo imperiali e non lo sapevamo; ora siamo dei comuni natives d’una sorta di protettorato europeo, e lo sappiamo anche troppo. Comunque, non credere ch’io sia un nostalgico… Si fa così per dire.
Se mi avverrà di passar da Este, non mancherò di venirti a salutare; e lo farò con molto, molto piacere.
A rivederci, dunque, caro avvocato, e abbiti tutti i miei auguri di prosperità.
Bertolini.»

Sebbene nascosta dietro un “Si fa così per dire”, la critica nemmeno tanto velata all’Europa è sostanziosa e sostanziale, così come i richiami “imperiali” e “nostalgici” a un Fascismo da poco sconfitto sul campo.
Il Trattato di Londra del 5 maggio 1949 aveva portato alla nascita del Consiglio d’Europa, prima “prova generale” dell’Unione Europea. I sentimenti europeisti nati in tempi non sospetti a Ventotene stavano infine trovando la loro valvola di sfogo. E questo, evidentemente, non a tutti piaceva.

Chi scrive altro non è che Alberto Bertolini, nato a Padova nel 1901, una delle firme più autorevoli e prestigiose de “Il Gazzettino” di Venezia. Commediografo, drammaturgo e scrittore, Bertolini lavorò per anni per il quotidiano veneziano come critico teatrale, cinematografico e musicale, e infine anche come inviato speciale, quello che un tempo veniva chiamato “redattore viaggiante”.
«Era il sogno di noi giovinetti», racconta Giancarlo Bo, cronista del quotidiano lagunare. «altri tempi. Avidi di sentire, ascoltavamo Alberto Bertolini che, entusiasta, al ritorno dei suoi tanti viaggi in Estremo Oriente, parlava, parlava».
Alberto Bertolini morì nel 1963 a Venezia in un incidente stradale mentre era appunto inviato per un servizio.

Ultima nota: chi è il Giani Stuparich nominato da Bertolini?
Altri non è che Giovanni Domenico Stuparich, detto Giani (Trieste 1891 – Roma 1961), scrittore, medaglia d’oro al Valor Militare.
Durante il Ventennio rifiuta la tessera fascista e diserta ogni manifestazione. Fa parte del Comitato di Liberazione Nazionale, e nel 1944 viene internato nella Risiera di San Sabba.
Nel secondo dopoguerra si impegna politicamente in particolare sulla questione di Trieste e della Venezia Giulia, e ciò trapela sia dai suoi scritti (frequenta i salotti letterari insieme ai suoi amici Umberto Saba, Virgilio Giotti, Biagio Marin, Piero Calamandrei, Guglielmo Reiss Romoli) che dalla sua attività giornalistica (dal 1932 al 1955 a La Stampa, dal 1954 al 1960 a Il Tempo).

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