DALLA SICILIA, TORRONE GELATO E PASTA REALE!

DALLA SICILIA, TORRONE GELATO E PASTA REALE!

Quante raccomandate si spediscono al giorno? Può incuriosire il tagliandino di una raccomandata spedita da Palermo dall’ufficio n.15 di Piazza Verdi il 7 agosto 1946 e diretta a Napoli?
Normalmente no.
Ma la sorpresa viene girando il tagliando e leggendo quel che è scritto dietro.

«Campione senza valore raccomandato, peso Kg. 0.570, contenente torrone gelato e frutta di pasta reale»
Più di mezzo chilo di torrone gelato e pasta reale!

Il “torrone gelato” può far pensare al gelato, ma non c’entra nulla. E’ una sorta di torrone molto morbido, costituito da un impasto di essenze aromatizzate di diversi agrumi (limone, mandarino, cedro e arancia) e zucchero fondente a vari colori, a cui vengono aggiunti frutta candita a pezzi grossi, vaniglia in polvere e mandorle tostate e tritate; il tutto viene poi ricoperto da una camicia di cioccolato.
E’ un dolce tipico di Reggio Calabria, ma è molto diffuso anche nella provincia di Messina.
Per la ricetta completa vi suggerisco:
https://www.pellaro.net/torrone-gelato-ricetta-tipica-calabrese/

La “frutta di pasta reale”, che i più conoscono come “frutta Martorana”, è invece uno dei dolci tipici siciliani più noti al mondo anche se, per tradizione, è un dolce tipico del periodo dei defunti. Altro non sono che quei fruttini realizzati con “pasta reale”, ovvero pasta di mandorla, e poi colorati a imitare un frutto o un ortaggio.
Se volete sperimentarvi in cucina, ecco la ricetta:
https://blog.giallozafferano.it/cucinafacileconelena/frutta-martorana/

La frutta Martorana trae origine dalle monache del Monastero della Martorana (Palermo) fondato dalla nobildonna Eloisa Martorana nel 1194. Non è dato sapere con certezza, ma pare che le monache crearono questi fruttini per la prima volta intorno al ‘500, in occasione della visita al monastero di un’importante personalità (l’arcivescovo o l’imperatore Carlo V, non si sa con sicurezza), per sostituire con essi i frutti ormai raccolti dagli alberi del loro giardino, che era famoso per essere splendido e florido, e sbalordire l’illustre ospite.

Quindi, il mittente siciliano spedì al destinatario campano mezzo chilo di bontà!
Lo fece per festeggiare i risultati del referendum con il quale due mesi prima gli Italiani votarono per la Repubblica? Giammai, visti anche i risultati nel Sud (a Napoli il 78.9% della popolazione votò per la Monarchia, a Palermo il 61.0%).
Ci viene in aiuto la tariffa postale. Come detto, la raccomandata era in realtà un “campione senza valore”.

Questo particolare tipo di spedizione consentiva l’invio a tariffa ridotta di piccoli campioni di merce di scarso o nessun valore commerciale, che andavano inviati in contenitori o buste non sigillate per il controllo postale. Era necessario scrivere in modo chiaro sull’involucro (dalla parte indirizzo) “campione senza valore”, ed era prevista la possibilità dell’invio in raccomandazione, assicurazione, contrassegno e consegna espressa. Questa tariffa fu in vigore fino al 1975 (poi accorpati ai Pacchi Postali).
All’epoca della spedizione, la tariffa del Campione Senza Valore era di 3 Lire i primi 100gr, e di 2 Lire ogni 50gr in più. Quindi, 570gr corrispondeva a 23 Lire. Il mittente invece pagò 24 Lire, come è annotato. Forse arrotondarono. In più, il mittente pagò anche 10 Lire (stavolta la tariffa è corretta) per il diritto di raccomandazione.

Quindi, quel mezzo chilo di bontà siciliane altro non era che un assaggio, un test, che una pasticceria di Palermo evidentemente inviò a un suo cliente di Napoli.
Chissà se il destinatario avrà gradito…

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