ALLE SUE BRAME…

ALLE SUE BRAME…

Oggi, per andare da Gubbio a Serra San Quirico, si va a prendere la SS 76 che passa nei pressi di Fabriano. Un tempo si andava invece per monti: si passava da Scheggia, quindi si valicava l’Appennino, e passando da Sassoferrato si arrivava a Serra San Quirico.

Perché ha importanza tutto ciò? Per il pezzo che mostro oggi, una missiva datata 7 febbraio 1828.
La spedisce il magistrato di Gubbio ed è indirizzata al gonfaloniere, nonché priore, di Serra San Quirico. E come si vede facilmente dalle immagini, il piego porta l’impronta del timbro amministrativo in partenza “MAGISTRATURA DI GUBBIO” (al verso è impresso invece il bollo postale lineare corsivo GUBBIO) e quello postale di transito a SCHEGGIA.

Ma ciò che ci colpisce è il contenuto della missiva, o meglio del modo con cui è scritta.
«Ha prontamente avuto la bramata publicazione nei soliti luoghi di questa Città l’Avviso recatomi dal pregiato foglio di V. S. Ill.ma del dì 27 Gennaio p.p. relativo al Concorso a codesta vacante Podesteria.
Corrisposto in tal modo alle sue brame, passo a riprotestarle la mia più distinta stima.
Di V. S. Ill.ma».

Ok, occorreva affiggere un avviso pubblico. D’accordo. Ma con tutta questa bramosia, una risposta di una riga è diventata di sei!

Infine, una nota storico-postale.
All’epoca, sia Gubbio che Serra San Quirico appartenevano allo Stato Pontificio. A livello postale, Gubbio era una distribuzione di I classe appartenente alla Direzione di Scheggia che a sua volta apparteneva alla Delegazione di Urbino e Pesaro; Serra San Quirico, invece, apparteneva alla Delegazione di Macerata.
A quell’epoca le tariffe postali dipendevano non dalle distanze, ma dal numero di direzioni postali attraversate dal tragitto della missiva. In questo caso, Scheggia e Serra San Quirico erano due direzioni postali confinanti, e quindi la tariffa postale era la minima possibile, ovvero 2 bajocchi.
Ecco perché infatti, in un’epoca in cui ancora i francobolli non erano stati “inventati” (nello Stato Pontificio avverrà solo nel 1852), la tassa postale la pagava il destinatario, e per questo motivo venne appuntato sul fronte della missiva il numero 2, a significare appunto che il destinatario avrebbe dovuto pagare alla consegna 2 bajocchi.

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