LE RACCOMANDAZIONI AI TEMPI DEL BARONE DI DONNAFUGATA…

LE RACCOMANDAZIONI AI TEMPI DEL BARONE DI DONNAFUGATA…

In Sicilia, e più precisamente in territorio di Ragusa, esiste un’antica residenza nobiliare nota come “Castello di Donnafugata”.
Inclusa nel network delle Case della Memoria, sia la residenza che il caratteristico giardino sono visitabili: se vi trovate in zona, non mancate di farlo, non ve ne pentirete!

L’edificazione del “castello” risale al XIV secolo per mano dei Chiaramonte, conti di Modica. Dopo un gap temporale nel quale si hanno notizie frammentarie e incerte, nel 1648 la dimora venne acquistata dal barone Vincenzo Arezzo-La Rocca. Nel tempo il palazzo venne fortificato, ingrandito e ampliato, soprattutto nel tardo Ottocento ad opera del discendente barone Corrado Arezzo, nobile studioso nonché Senatore del Regno.
Il barone era un personaggio eclettico, amava circondarsi di ospiti al castello, e soprattutto amava stupirli. Molte delle curiosità che vennero realizzate nel giardino (non tutte giunte sino a noi) sono opera sua: i giochi d’acqua delle fontane, lo spaventevole monaco che appariva non appena si poggiava il piede sull’ultimo gradino di un tempietto, le finte stalattiti e stalagmiti installate in una finta grotta con tanto di finto cielo stellato, il labirinto di pietra. Burlesco a volte, irriverente altre, sicuramente originale.

Successivamente, nella prima metà del Novecento, la dimora giunse alla nipote Clementina che sposò il visconte Gaetano Combes de Lestrade.
Ed è proprio di questo periodo storico del castello la lettera che presento oggi.
Spedita in servizio Espresso da Donnafugata il 28 luglio 1918, all’interno presenta una lettera su carta intestata “Amministrazione della Casa Donnafugata-Lestrade”. Il testo è leggibile, e lascio quindi al lettore il piacere di farlo.

Ma… vi rendete conto che cos’è esattamente questa lettera? Niente di meno che una bella raccomandazione!
La Prima Guerra Mondiale stava volgendo al termine, e il mungitore Pietro Galota era evidentemente stato chiamato alle armi. Ma il Galota era una maestranza troppo importante per il castello, non poteva partire come soldato. E quindi il casato chiese e ottenne per il suo protetto l’esonero del quale, come è evidente da questa missiva, ne venne chiesto il prolungamento.

Ancora una nota, storico-postale stavolta. Come è possibile notare, la missiva che venne spedita da Donnafugata riporta il bollo “Donnafugata * Siracusa *” (all’epoca Ragusa non faceva ancora provincia). In merito alla presenza dell’ufficio postale a Donnafugata, penso valga la pena riportare un mio vecchio articolo, a firma congiunta con l’architetto Giuseppe Nuccio Iacono (coordinatore delle Case della Memoria in Sicilia, gestore del patrimonio storico-artistico del Comune di Ragusa) e pubblicato nel 2017 sulla rivista edita da Bolaffi “Il Collezionista”.

In Sicilia, nella seconda metà dell’Ottocento, uno dei problemi principali e di maggiore interesse economico era il trasporto dello zolfo estratto nell’entroterra verso le raffinerie della costa. A tal fine era stato approntato un massiccio piano di costruzione di linea ferrata.

I primi centri ad essere raggiunti dalla ferrovia furono infatti i comuni interessati dall’estrazione e lavorazione dello zolfo, quindi Canicattì, Caltanissetta, Licata. A valle di queste linee principali, vennero messe in cantiere altre ferrovie, cosiddette complementari. Una di queste era la Siracusa-Gela-Canicattì che, nel suo percorso ragusano, aveva in progetto le stazioni di Acate, Vittoria, Comiso, Genisi, Ragusa, Ragusa Inferiore, Modica, Scicli, Pozzallo e Ispica.

Ad un certo punto, però, venne inclusa anche una stazione a DONNAFUGATA dove, in quel momento (intorno al 1890) non vi era altro che campagna. E la villa del barone, ovviamente. Con Ordine di Servizio Generale n.10 del 14 giugno 1893 della Società Italiana per le strade ferrate della Sicilia si comunicava ufficialmente:
«Il giorno 18 corrente giugno verrà aperto all’Esercizio il nuovo tronco di linea Comiso – Modica, della lunghezza di chilometri 52,720.
Con tale apertura venendo ad essere messe in comunicazione diretta le due stazioni di Comiso e di Modica, già attivate al pubblico servizio, resta completata l’intera linea complementare Siracusa-Licata.
Detto tronco comprende le Stazioni di Donnafugata, Ragusa Superiore e Ragusa Inferiore tutte provviste di telegrafo, di secondo binario, di sagoma-limite e di piano caricatore.
Ragusa Inferiore è provvista inoltre di magazzino merci; Ragusa Superiore è provvista di magazzino merci, di ponte a bilico e di rifornitore. In quest’ultima stazione c’è pure la Rimessa locomotive provvista di piattaforma girevole per locomotive.»

Il barone c’era riuscito. Ma l’ordine di servizio riportato fornisce un’ulteriore importante informazione in quanto si cita l’esistenza del telegrafo. Fino ad allora i telegrammi arrivavano alla vicina stazione telegrafica di Santa Croce Camerina e venivano consegnati a Donnafugata dal portalettere di zona.

Il 25 luglio 1893, però, così come riportato nel Bollettino delle Regie Poste n.9 del 1893 a pag.499, venne istituito un Ufficio Telegrafico F(0.20). La notizia, in sé comune a tante altre dello stesso tipo, ebbe invece rilevanza persino sul n.177 della Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia del 28 luglio 1893, a significare appunto l’importanza che rivestiva e ricopriva quel fatto.

Ma il barone non trovava utile soltanto inviare e ricevere telegrammi. Il barone voleva inviare e ricevere anche corrispondenza! E, difatti, poco dopo, ed esattamente l’1 novembre 1893 (Bollettino delle Regie Poste n.11 del 1893, pag.596), venne istituita la Collettoria Postale di seconda classe “Donnafugata” con dipendenza Ragusa, in provincia di Siracusa. Val la pena ricordare che, all’epoca, il territorio apparteneva alla provincia di Siracusa dal momento che la provincia di Ragusa (cui oggi amministrativamente queste aree appartengono) venne istituita soltanto nel 1927.

Due anni più tardi, e precisamente il 16 ottobre 1895 (Bollettino delle Regie Poste n.25 del 1895, pag.884), la collettoria postale venne elevata alla prima classe, sempre con dipendenza Ragusa. Ormai, proprio dal 1893, le collettorie di prima e seconda classe erano state pressoché equiparate a livello di servizi postali erogati al pubblico, ma mantenevano una precisa distinzione in base alla mole di corrispondenza da gestire, e quindi all’importo della fidejussione da attivare (sorta di fondo-cassa). Se, quindi, Donnafugata venne elevata da seconda a prima classe significa che dal castello e per il castello le lettere viaggiavano, eccome.

La notizia è particolarmente significativa in quanto detta collettoria non è citata nel fondamentale lavoro sulle collettorie del Regno d’Italia di Gaggero e Mondolfo, nemmeno tra gli uffici non rintracciati. E senza dubbio era motivo di vanto e attrazione in quanto persino sulle cartoline del castello vennero riportati tre simboletti atti appunto a significare la presenza dell’ufficio postale, dell’ufficio telegrafico e della stazione ferroviaria: un’indicazione non comune per le cartoline dell’epoca!

Venendo meno l’utilità originaria per la quale erano stati istituiti, il servizio telegrafico fu dismesso nel 1931 e la collettoria postale soppressa nel 1933. Il bollo in uso nell’ultimo periodo era il classico doppio cerchio con lunette vuote e la dicitura “Donnafugata * Ragusa *“.

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