1976, TERREMOTO DEL FRIULI, 43 ANNI FA…

1976, TERREMOTO DEL FRIULI, 43 ANNI FA…

Alle 21:00:12 del 6 maggio 1976 un sisma di magnitudo 6.4 della scala Richter colpì il Friuli e i territori circostanti, con epicentro tra Gemona e Artegna, a nord di Udine.
Le particolari condizioni geologiche dell’area e dei suoli amplificarono di molto i danni: 77 comuni e 80.000 abitanti interessati, 965 morti e oltre 45.000 i senza tetto.
Tra l’11 e il 15 settembre successivi altre 4 scosse di magnitudo superiore a 5 interessarono la stessa area, amplificando ulteriormente le difficoltà.

La ricostruzione fu tuttavia molto rapida e organizzata, tanto da essere ancora oggi presa a modello. A due giorni dalla scossa principale il Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia aveva già stanziato 10 miliardi di lire. Una settimana dopo il governo Andreotti nominò Commissario straordinario Giuseppe Zamberletti a cui venne concessa carta bianca. In 10 anni tutto venne ricostruito.

Anche le Poste diedero il proprio contributo. Già a partire dal 7 maggio, e sino al 31 maggio compreso (con una tolleranza sino al 4 giugno), si potè spedire corrispondenza senza usare francobolli. Era sufficiente portare la corrispondenza da spedire nei tanti uffici mobili allestiti nelle zone. Le missive ricevevano uno speciale bollo “ZONA TERREMOTATA SPROVVISTA DI FRANCOBOLLI”, realizzato in varie fogge.

Aiuti e soccorsi arrivarono da ogni parte del mondo. Solo gli Stati Uniti d’America con il Programma AID-ANA stanziarono 53 milioni di dollari (pari a 118 miliardi di vecchie lire) e concessero l’uso della base aerea di Aviano. Sembra, tuttavia, che gli USA non si fidassero del Governo italiano, e che diedero questi soldi direttamente nelle mani dell’Associazione Nazionale degli Alpini.

Gli Alpini, infatti, erano in prima linea nella ricostruzione. Già una settimana dopo il sisma avviarono la cosiddetta “OperazioneFriuli1976”. Il presidente Bertagnolli prese contatto con i sindaci delle zone terremotate e mise a disposizione 15.000 volontari alpini. Si costituirono così 11 cantieri di lavoro, completamente autonomi e autosufficienti sotto tutti i profili. Ogni cantiere era coordinato da un geometra, un ingegnere e un contabile, e poteva contare su una forza di circa 100 uomini suddivisi in 20 squadre da mettere a disposizione dei proprietari delle case dichiarate sinistrate. Infine, in ogni cantiere, era presente una forza lavoro di 30 muratori, 8 carpentieri, un idraulico, un elettricista, un falegname e 59 manovali.
In 100 giorni di lavoro, a partire dal 14 giugno 1976, sono stati ripristinati 76 edifici pubblici, riparate 3.280 case, rifatti 63.000 mq di tetti, bonificate pareti rocciose e ricostruiti greti di fiumi. Un vero e proprio miracolo che ebbe risonanza in tutto il mondo.

Gli 11 cantieri di lavoro erano ubicati a Magnano in Riviera, Attimis, Buja, Gemona del Friuli, Villa Santina, Majano, Moggio Udinese, Osoppo, Cavazzo Carnico, Pinzano, Vedronza. E di uno di questi 11 cantieri è il pezzo che mostro oggi.
Si tratta di una cartolina spedita dal cantiere n.2 di Attimis in cui operarono le Sezioni degli Alpini di Belluno, Cadore, Feltre, Gorizia, Palmanova e Trieste. E chi spedisce è proprio uno dei 59 manovali del cantiere.

Onore a lui, onore agli Alpini, onore a tutte le persone di buona volontà che con un gesto qualsiasi prestano attimi della propria vita a chi ha più bisogno. “Il Friuli ringrazia e non dimentica“: con questa frase i Friulani hanno voluto ringraziare il mondo intero per gli aiuti ricevuti. E noi non dimentichiamo il Friuli, nemmeno oggi a 43 anni da quella immane tragedia.

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