HO IL BALLO DI SAN VITO E NON MI PASSA

HO IL BALLO DI SAN VITO E NON MI PASSA

Così cantava Vinicio Capossela nella sua “Il ballo di San Vito”:
Ho il ballo di San Vito e non mi passa
Questo è il male che mi porto da trent’anni addosso
Fermo non so stare in nessun posto

Capossela si riferiva alla taranta, ma il “ballo di San Vito” è uno specifico disturbo che si manifesta con rapidi movimenti a scatto scoordinati in particolare nel viso, nelle mani e nei piedi. Detto anche “Còrea di Sydenham”, è dovuto a un tipo di encefalite o ai postumi di un’infezione da streptococco.

E proprio del ballo di San Vito soffriva l’ignoto ammalato cui ci si riferisce in questa lettera. Oggi sappiamo che per il ballo di San Vito esistono efficaci rimedi, ma forse nel 1951 la scienza medica non aveva ancora trovato specifiche soluzioni se, come leggiamo, “tutte le cure suggerite da professori specialisti sono state inefficaci“.

Per la cronaca, infine, osservando anche la busta che contiene la lettera, sul francobollo troviamo un “annullo a targhetta”, ovvero un annullo costituito dal classico tondo più un rettangolo che veniva utilizzato per veicolare messaggi pubblicitari, in questo caso del 5° Gran Premio automobilistico di Bari. Era un circuito extra Formula 1 tenutosi il 2 settembre 1951, e quell’edizione fu vinta da Juan Manuel Fangio su Alfa Romeo 159.

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